Stadio Olimpico di Roma

Europei 2021 col pubblico: la fine dell’incubo è vicina

Il governo italiano ha dato la disponibilità alla richiesta della FIGC riguardo alla presenza del pubblico nelle partite degli Europei in programma allo Stadio Olimpico. Un primo spiraglio di luce dopo una lunghissima notte

Ritorno alla normalità

Il 6 aprile 2021 potrebbe segnare un momento importante per il futuro del calcio in Italia: il governo infatti ha dato l’assenso alla richiesta della FIGC riguardo alla presenza del pubblico nelle quattro partite del campionato europeo che si disputeranno allo Stadio Olimpico di Roma: quelle della fase a gironi dell’Italia contro Turchia, Svizzera e Galles (rispettivamente dell’11, 16 e 20 giugno) e un quarto di finale programmato il 3 luglio.

Come specificato dal ministro della Salute Speranza toccherà al CTS stabilire il numero degli spettatori (la UEFA ha richiesto una presenza minima del 25% della capienza dell’impianto) e le modalità di accesso allo stadio. In attesa di ulteriori sviluppi il presidente della FIGC Gabriele Gravina non ha nascosto la sua soddisfazione per questo primo passo verso il ritorno alla normalità. Una normalità che manca ormai da oltre 1 anno e di cui il calcio, ma non solo, ha un’enorme nostalgia.

Gabriele Gravina, presidente della FIGC
Gabriele Gravina, presidente della FIGC

Il pubblico è parte integrante dello spettacolo

Un incubo iniziato il 4 marzo 2020: data in cui si è disputata SpeziaPescara, partita valida per la 27a giornata del campionato di Serie B e vinta dalla squadra di Italiano per 2-0 grazie a un autorete di Scognamiglio e a una rete di Gyasi di fronte all’esultanza del pubblico di casa. Una scena di ordinaria gioia, che eravamo abituati a vedere tutti i giorni, su tutti i campi ma che da quel giorno appartiene alla storia. Questa partita, infatti, disputatasi allo Stadio Picco di fronte a 5231 spettatori, è stata l’ultima gara giocata a porte completamente aperte prima della decisione del governo di sospendere tutte le attività sportive in seguito alla diffusione del Covid-19 in Italia. Il calcio è poi regolarmente ripartito ma senza una delle sue componenti fondamentali: il pubblico.

Una partita di calcio senza spettatori è uno spettacolo asettico: nessuna coreografia, nessun coro, nessun applauso, nessun mugugno di disapprovazione di fronte a decisioni arbitrali avverse o a comportamenti poco corretti degli attori in campo, nessun coro di scherno nei confronti degli avversari oltre a quella cornice desolatamente vuota che avvolge gli attori in campo e che anche esteticamente mette tristezza. Che ne sarebbe stato dell’urlo di Marco Tardelli in seguito al gol del 2-0 nella finale dei Mondiali di Spagna 1982 o di altre esultanze stravaganti a cui abbiamo assistito nel corso degli anni se non ci fosse stato il pubblico? Tutti aspetti che sono parte integrante dello spettacolo, nel bene e nel male, e di cui il calcio non può fare a meno oltre all’effetto pratico dell’annullamento o comunque di una minore incidenza nei risultati del fattore campo.

Tifosi dell'Inter all'esterno di San Siro @Imagesport
Tifosi dell’Inter all’esterno di San Siro @Imagesport

Spalti vuoti: le casse dei club piangono

Ma l’assenza del pubblico non ha avuto conseguenze soltanto sotto l’aspetto romantico del calcio: da oltre 1 anno i club non possono contare sugli introiti del botteghino e sugli incassi ad esso correlati, in particolare quelli relativi al merchandising. Oltre a un minore impatto delle sponsorizzazioni. Secondo un’inchiesta de La Stampa si passerebbe dagli 80 milioni di mancate entrate della Juventus ai 3 dello Spezia passando per i 60 dell’Inter e i circa 40 di Milan e Roma. Cifre che col passare del tempo sono destinate a diventare sempre più importanti e che non possono essere compensate da quelle derivate dai diritti televisivi, soprattutto nel caso dei piccoli club presso i quali hanno un’incidenza minore. Un altro motivo per cui è necessario un veloce ritorno alla normalità. Con la speranza di non tornare più indietro.

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