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Fabio Petruzzi in ESCLUSIVA: “Mourinho riporterà in alto la Roma. Flop Nazionale? Bisogna tornare coi piedi per terra”

Fabio Petruzzi, ex calciatore della Roma, si è addentrato, ai nostri microfoni, in un’approfondita analisi della squadra di José Mourinho, soffermandosi anche sul suo legame con la maglia giallorossa e sul flop della Nazionale di Roberto Mancini nei gironi di qualificazione a Qatar 2022

Fabio Petruzzi
Fabio Petruzzi

Fabio Petruzzi ha donato gran parte della sua carriera alla maglia della Roma. Passato sotto le sapienti mani di allenatori del calibro di Mazzone, Zeman e Capello l’ex difensore giallorosso si è guadagnato l’amore del popolo romanista e della Curva Sud, la stessa sotto la quale sognava di segnare da bambino. Ai nostri microfoni Petruzzi ha fatto il punto sulla nuova Roma di Josè Mourinho, senza tralasciare le tappe clou della sua carriera e la flessione della Nazionale azzurra, che dopo un Europeo da sogno rischia ora di infilarsi in un brutto incubo da cui potrebbe essere difficile scuotersi.


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Corsa a tre per lo scudetto

Ti sta piacendo questa Serie A? Lo trovi un campionato più equlibrato dei precedenti?

Sicuramente lo trovo più equlibrato degli anni precedenti. Ci sono più squadre in lotta per lo scudetto e diverse formazioni che si giocheranno l’accesso alla Champions League. Anche nelle zone di bassa classifica il livello si è innalzato: le piccole squadre oggi cercano di giocare a calcio e di essere più propositive“.

Saranno Milan e Napoli a giocarsi lo scudetto fino alla fine?

Credo che sarà una corsa a tre tra Milan, Napoli e Inter. I rossoneri hanno avuto una crescita generale straordinaria nelle ultime stagioni, hanno tante armi e tante soluzioni soprattutto in avanti: li vedo leggermente favoriti“.

Napoli-Milan
Napoli-Milan

Cosa ne pensi del lavoro di Spalletti al Napoli? ti aspettavi una squadra già così solida e competitiva?

Me lo aspettavo e avevo previsto che il Napoli sarebbe stata una squadra forte quest’anno. Spalletti è bravo e lo ha sempre dimostrato negli anni, è un allenatore che sa tanto di calcio e sta facendo benissimo a Napoli“.

Lo Special One riporterà la Roma in alto

Passando invece alla Roma, la squadra ha iniziato bene la stagione per poi perdersi nelle ultime uscite: vedi un José Mourinho in difficoltà? Ti aspettavi un impatto diverso da parte dell’allenatore portoghese?

Ci può stare qualche difficoltà, specialmente ora che i risultati non stanno arrivando, causando un po’ di malumore e delusione. Mourinho non può però essere messo in discussione: stiamo parlando di un top allenatore, uno che ha vinto tutto e la Roma se lo deve tenere stretto. In questo momento qualche critica ci sta, però va dato tempo al mister. Con lui la Roma tornerà a competere per traguardi importanti e anche a vincere. Ci vorrà del tempo ma con le indicazioni di Mourinho e delle sessioni di mercato oculate si potrà tornare ad essere competitivi“.

José Mourinho, allenatore della Roma @Image Sport
José Mourinho, allenatore della Roma @Image Sport

Quando si parla della Roma si fa riferimento spesso al fantomatico “Ambiente romano”: ti chiedo se questo fattore esiste realmente e se davvero è in grado di condizionare le prestazioni dei giocatori

Il fantomatico ‘ambiente romano’ di cui tanto si parla è un’invenzione. L’ambiente romano è straordinario, il migliore al mondo. Si parla costantemente di calcio, ma tutto questo avviene anche nelle altre città. A Roma ci sono tutti i presupposti per far bene, se un calciatore sente la pressione evidentemente non può giocare in una piazza del genere, tutto qui. Un giocatore che viene a Roma trova tutte le condizioni per lavorare al meglio, il tifo è calorosissimo, tutto il resto sono solo chiacchiere“.

Quali sono le lacune della squadra giallorossa e cosa ti aspetti dal mercato?

Vedo poco equlibrio di squadra in questo momento. La Roma è fortissima nel reparto offensivo ma in difesa, l’infortunio di Smalling, ha tolto molto alla squadra. Mancini e Ibanez sono due ottimi giocatori, ma ogni tanto peccano di’inesperienza: ci può stare vista anche la loro giovane età. Il vero problema è a centrocampo, dove manca un leader, un giocatore che dia equilibrio e detti le geometrie“.

Quando arriveranno i giocatori richiesti da Mourinho, che per una serie di circostanze non sono potuti arrivare quest’estate, assisteremo sicuramente a una Roma magari meno propensa alla fase offensiva ma certamente più equilibarata. Mancano almeno due pedine fondamentali per iniziare a vedere la vera creatura dell’allenatore portoghese“.

Tiago Pinto ha puntato forte su Abraham, profilo interessante ma che al momento sta faticando: in virtù della cessione di un attaccante come Dzeko avresti puntato su un altro tipo soluzione?

Abraham mi sta piacendo e secondo me è un attaccante di cui sentiremo parlare per i prossimi 15/20 anni. Diventerà uno dei top mondiali. Lo vedo molto simile come crescita e come storia clacistica ad Osimhen. L’anno scorso l’attaccante del Napoli ha avuto qualche problemino di adattamento, non conosceva le difese italiane ed è stato vittima di qualche infortunio di troppo: sono le stesse problematiche che stanno colpendo Abraham al suo primo anno in Italia. Ma è solo questione di tempo prima che il centravanti inglese riveli tutto il suo potenziale“.

Abraham (Roma) @Image Sport
Abraham (Roma) @Image Sport

Chi ti ha sorpreso particolarmente nella squadra capitolina? Chi invece ti ha deluso?

La crescita di Pellegrini mi ha davvero sorpreso. La Roma, ad oggi, non può fare a meno del suo capitano in campo. Ormai è diventato il leader e il trascinatore della squadra e questa dipende tanto da lui.  Mi ha molto deluso, invece, Mkhitaryan. Lo scorso anno l’armeno è stato un valore aggiunto, quello che ha fatto maggiormente la differenza. Quest’anno non sta riuscendo minimamente a ripetere le prestazioni dello scorso anno e questo sta pesando molto nell’economia del gioco della squadra“.

Su Zaniolo? Sta pagando il doppio infortunio dell’anno scorso o sta giocando leggermente fuori posizione?

Zaniolo ha avuto due infortuni molto duri che l’hanno tenuto lontano dai campi per quasi due anni. Chi si aspettava un Zaniolo da subito in forma e devastante sbagliava, perché naturalmente ci vuole del tempo per tornare al 100% della forma. Sta pagando un po’ troppo il suo essere istintivo e la sua voglia di strafare che lo portano ad essere poco lucido in determinate situazioni. É ancora giovane e deve limare alcuni dettagli per poter diventare un giocatore completo“.

Una carriera nel segno di Carletto Mazzone

Hai donato gran parte della tua carriera alla Roma: quali sono i momenti che ricordi con più piacere della tua avventura in giallorosso?

Ho vissuto tantissime belle emozioni, dall’esordio all’Olimpico al derby vinto per 3-0 con Mazzone in panchina. Ogni partita con la maglia della Roma mi ha riservato un’emozione diversa. Sono cresciuto sognando di festeggiare una vittoria sotto la Curva Sud, insieme alla mia gente. É stato un orgoglio enorme poter raggiungere questi risultati con la squadra del mio cuore“.

Tra il 1994 e il 1999 sei diventato uno dei punti fermi della squadra, cos’ è cambiato con l’arrivo di Capello in panchina?

Non nego che con Capello qualche problemino ci sia stato, ma fa parte del gioco. Io rientravo da un infortunio al crociato subito nell’ultimo anno di Zeman e questo non mi ha aiutato. Certamente non ho avuto un gran rapporto con Capello ma non smetterò mai di ringraziarlo perché ha fatto vincere lo scudetto alla Roma“.

Col passaggio al Brescia hai legato ancor di più il tuo nome a quello di Mazzone: cosa ha rappresentato per te il mister?

Mazzone è stato il mio tutto: è stato il mio mentore e il mio secondo padre. Il mister è stato un allenatore straordinario, molto sottovalutato dal calcio italiano. Ho avuto la fortuna di essere allenato da tanti bravi allenatori ma posso garantire che Carlo Mazzone è stato tra i primi cinque tecnici italiani. Era incredibile sotto tutti i punti di vista e non è un caso che calciatori come Totti, Guardiola e Baggio ne parlino tuttora in maniera straordinaria“.

La mia avventura con mister Mazzone non era iniziata nel migliore dei modi ma è andata sempre in migliorando fino ad evolversi in un rapporto speciale. Ho una stima infinita del mister e anche lui mi ha sempre dimostrato la sua chiamandomi con sè ovunque andasse e fidandosi di me e delle mie prestazioni“.

Carlo Mazzone
Carlo Mazzone, premiato per la Hall of Fame 2020

Totti e Baggio: gli ultimi numeri 10

Hai avuto il piacere di giocare con il primo Totti e l’ultimo Baggio: sono i più forti numeri 10 italiani di sempre? Hai visto delle similitudini in loro?

Tante similitudini. Sono stati due grandissimi, due fuoriclasse e due giocatori immensi. Sono tra i primi tre numeri 10 italiani di sempre. Ho avuto la fortuna di giocarci insieme e la sfortuna di giocarci contro perciò posso dire di conoscerli bene. Sono stati due talenti immensi ma con caratteristiche differenti: Baggio è stato più estroso, più funambolo, insomma il tipico numero 10. Totti è stato più universale, probabilmente leggermente più completo. Francesco poteva ricoprire tutti i ruoli davanti e l’ha ampiamente dimostrato nel corso della sua carriera. La sua stagione più bella gliel’ho vista fare da esterno sinistro con Zeman“.

Fabio Petruzzi e Francesco Totti
Fabio Petruzzi e Francesco Totti

Hai condiviso il campo anche con Guardiola: era un predestinato già da allora?

Ci sono giocatori che in campo sono, di fatto, già allenatori e Guardiola era uno di questi. É sempre stato un ragazzo straordinario ed è diventato uno dei migliori allenatori al mondo. Lo stesso percorso mi auguro lo possa intraprendere anche Daniele De Rossi, anche lui in campo sapeva leggere le partite in maniera straordinaria dimostrando un’intelligenza tattica fuori dal comune“.

L’Italia fuori dai Mondiali: tragedia calcistica da scongiurare

Dalla conquista dell’Europeo al flop delle qualificazioni ai Mondiali: cosa si è rotto nella Nazionale di Mancini?

C’è stato un pizzico di rilassamento, soprattutto mentale, che ci può anche stare. Avere vinto l’Europeo in quel modo è stato qualcosa di incredibile e quindi subito dopo è subentrato un po’ di appagamento. Un campanello d’allarme si era accesso già dalla partita contro la Bulgaria in cui la squadra è apparsa scarica, soprattutto psicologicamente. Forse da lì si sarebbe dovuta prendere qualche contomisura per tenere alto il livello di concentrazione della squadra. A marzo, con una forma migliore e il recupero degli infortunati, la Nazionale avrà grosse possibilità di centrare l’obbiettivo, anche perché l’Italia fuori per la seconda volta consecutiva dal Mondiale sarebbe un tragedia calcicistica“.

Roberto Mancini, commissario tecnico dell'Italia
Roberto Mancini, commissario tecnico dell’Italia @imagephotoagency

Credi che il ct abbia sbagliato a puntare troppo fermamente sul blocco che ha vinto gli europei, togliendo spazio a qualche giocatore più in forma come per esempio Pellegrini?

“Posso capire che il ct abbia voluto premiare i giocatori che l’hanno portato al trionfo quest’estate. Certo magari qualche errore è stato commesso,si poteva fare qualche rotazione in più, ma ci sono tutte le possibilità di andare al Mondiale e di fare bene. É importante tornare coi piedi per terra“.

Uno sguardo al futuro

Come prosegue la tua avventura nel mondo del pallone?

Al momento faccio l’allenatore nei dilettanti, come è giusto che sia, in quanto credo che la gavetta sia necessaria. Mi piacerebbe allenare anche in categorie superiori, non lo nego, ma nel frattempo mi occupo della crescita individuale di giovani calciatori e per me è un piacere potere vederli crescere sotto l’aspetto della tecnica individuale. É importante per i giovani non sentirsi mai arrivati e capire che si può sempre migliorare, ogni giorno, tramite l’allenamento costante“.