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Fabio Rossitto in ESCLUSIVA: “Il caso Insigne non aiuta il Napoli. Piatek? Ha il gol nel sangue”

L’ex centrocampista di Napoli e Fiorentina, Fabio Rossitto, è intervenuto ai nostri microfoni per parlare delle sue due ex squadre: insieme a lui abbiamo anche ricordato i grandi successi del passato e fatto il punto sugli obiettivi futuri

Fabio Rossitto ex allenatore del Cosenza
Fabio Rossitto ex allenatore del Cosenza

Fabio Rossitto, ex centrocampista di Udinese, Fiorentina e Napoli. Campione d’Europa con l’Italia Under 21 in quel di Francia ’94, è intervenuto ai nostri microfoniInsieme a lui abbiamo parlato del momento attuale delle sue ex squadre, dalla sfida di Coppa Italia agli obiettivi stagionali. Inoltre, dopo una breve anticipazione sulla sua prossima avventura da allenatore, Rossitto ci ha raccontato dei bei vecchi tempi. In particolare, quelli con la maglia dell’Udinese, squadra della sua città e del suo cuore, con la quale ha esordito e trovato il primo gol in Serie A. Dopodiché sono arrivate le stagioni in quel di Napoli e Firenze, proprio con i viola ha calcato i palcoscenici europei più importanti, insieme a un gruppo formato da veri e propri fenomeni. Una costante della carriera di Fabio Rossitto? Essere a stretto contatto con dei grandi allenatori, dai quali ha saputo prendere il più possibile, per poi sfruttare il tutto durante la sua lunga esperienza in panchina. Di quest’ultima, come da lui confermato, siamo certi di una cosa: è ancora ben lontana dal concludersi.

Napoli-Fiorentina @Image Sport
Napoli-Fiorentina @Image Sport

Colpo viola

Hai giocato sia nel Napoli che nella Fiorentina, come ti è sembrata la partita di ieri? Che idea ti sei fatto delle due squadre?

“È stata una sfida molto particolare, importante per entrambe, e che metteva di fronte due squadre che complessivamente giocano molto bene a calcio. Le espulsioni certamente hanno condizionato la gara, sono cambiati gli equilibri, e lì i viola sono stati più compatti e concreti. La Fiorentina ha fatto un gran risultato vincendo a Napoli“. 

Come giudichi i nuovi acquisti della Fiorentina? 

“Sono rimasto molto stupito da Piatek, è un giocatore particolare. Appena arrivò al Milan fece subito bene, poi non ho capito cosa sia successo ma si è un po’ spento. Comunque stiamo parlando di uno che ha il gol nel sangue. Alla prima occasione ha timbrato subito il cartellino, non è un caso. Firenze potrebbe essere la piazza giusta per lui”.

Pensi che Piatek e Vlahovic possano giocare insieme o uno rappresenta l’alternativa dell’altro?

“A mio avviso non sono compatibili, in particolare nel sistema attuale della Fiorentina. Visti i risultati non credo che Italiano cambi modo di giocare. Sono due finalizzatori che hanno bisogno di spazio, schierarli l’uno accanto all’altro intaserebbe l’aria. Credo comunque che Piatek sia stato preso per un motivo ben preciso, sostituire immediatamente Vlahovic oppure esserne l’alternativa sino a fine stagione”.

Insigne (Napoli)
Insigne (Napoli)

Fantasmi americani

Come ti è sembrato invece il Napoli? Le assenze si stanno facendo sentire?

“Credo che sia un po’ in difficolta, ed è normale viste le assenze. Tuttavia, conosco bene Spalletti e credo nel suo lavoro. È abituato a elevare il valore della rosa a disposizione, è il valore in più della squadra. Non è più la squadra di un mese fa, la Coppa d’Africa e gli infortuni le hanno fatto perdere tanta qualità, ma i principi e l’idea di gioco restano. 

Credi che il Napoli farà qualche altro accorgimento sul mercato?

Non credo che il Napoli senta ancora il bisogno di intervenire sul mercato, poi dipende tutto da quale sia il loro obiettivo principale. Al momento penso che, se il Napoli decidesse di fare un altro acquisto, sarebbe solo per prendere un giovane talentuoso. Non hanno più l’urgenza di dover sostituire dei giocatori che potrebbero rientrare tra quindici giorni. In questo momento, come tante altre società, devono pensare anche al bilancio”.

Quali sono, secondo te, gli obiettivi e i mezzi a disposizione della squadra?

“Penso che il Napoli debba arrivare tra le prime quattro, soprattutto dopo la grande partenza fatta a inizio campionato. La Coppa Italia era uno degli obiettivi, ma ci sono ancora altre due competizioni e il Napoli ci sta pensando. L’unica situazione per la quale rimango scettico è quella di Insigne, è una situazione che non sta giovando all’ambiente. Da qui a giugno non sarà semplice da gestire”.  

Stadio Pier Luigi Penzo (Venezia)
Stadio Pier Luigi Penzo (Venezia)

Piccole realtà

Hai giocato per un po’ di tempo a Venezia, come giudichi l’ottimo avvio della squadra? Il fattore logistico può aver inciso?

È un’atmosfera surreale. Probabilmente, si deve andare dall’altra parte del mondo per trovare un altro campo nel quale si arriva in barca e non in pullman, e questo rende tutto magnifico. Conosco bene Collauto, Poggi e Zanetti, il quale ha dimostrato di essere un grande allenatore, ma in generale è una società formata da persone molto competenti. A Venezia hanno acquistato tanti ragazzi giovani provenienti dall’estero e hanno le idee chiare riguardo la strategia di mercato da intraprendere. Ma soprattutto, c’è grande feeling tra allenatore e società. Quando fai calcio in un certo modo, come stanno facendo anche altre squadre, difficilmente fallisci”.

Sei stato e sei tutt’oggi allenatore, cosa ne pensi delle figure di allenatori emergenti come appunto Zanetti, ma anche Dionisi e Andreazzoli? È un bel messaggio per il calcio italiano?

“Assolutamente si. Sono molto contento soprattutto di Andreazzoli che, pur non essendo più giovanissimo, si sta affacciando da poco a questi livelli. Conosco personalmente Aurelio perché l’ho incontrato a Udine, da vice di Spalletti, lo considero un maestro in grado di insegnare calcio. Tutti questi allenatori stanno portando una ventata di aria fresca al calcio italiano, perché fanno giocare bene le loro squadre. Sono tutte società che hanno impresso bene in testa il loro metodo di lavoro, e che hanno preso allenatori funzionali dando loro l’input vincente. Quando un tecnico riesce a esprimersi bene in una realtà così piccola, come capitato a Sassuolo, Empoli e Venezia, vuol dire che dietro c’è una società che confida nel progetto. Pronta a difendere i propri allenatori anche nei momenti difficili”.

Fabio Rossitto ex allenatore del Pordenone
Fabio Rossitto ex allenatore del Pordenone

Lontano da casa

Nel 2004 ti sei trasferito ad Anversa, per giocare nel Germinal Beerschot. Che tipo di esperienza è stata?

“Fantastica, andare all’estero ti da sempre tanto. Se ci ripenso ho ancora un po’ di malinconia perché sono stato veramente bene, lo rifarei ancora. A livello culturale ti permette di ampliare i tuoi orizzonti, se uno ha la possibilità di fare l’esperienza fuori deve sfruttarla. Esperienze di questo tipo possono darti tanata conoscenza, per me questo è sempre stato molto importante”.

Come allenatore, prenderesti in considerazione un’esperienza lontano dall’Italia?

“Assolutamente, la sto già prendendo in considerazione. Potrebbe essere un’esperienza molto bella, nonostante sia molto lontano da qui. Il calcio è bello dappertutto, ci sono diversi posti nel mondo ai quali noi non diamo la giusta considerazione, ma a livello di entusiasmo possono darti tanto. In questo lavoro bisogna saper essere anche un po’ avventurieri“.

Fabio Rossitto ex giocatore del Napoli
Fabio Rossitto ex giocatore del Napoli

Notti europee

Hai esordito in Champions League con la maglia della Fiorentina, nel 1999 contro l’AIK Solna. Dopodiché, sempre in quell’anno, hai giocato titolare a Wembley contro l’Arsenal e all’Old Trafford contro il Manchester United. Che ricordo hai di quei momenti?

“Ovviamente ho dei ricordi pazzeschi, sono grato di aver realizzato tutto questo. Ancora oggi solo a ripensare alla musichetta della Champions League mi vengono i brividi, devo tanto al calcio. La cosa più bella è che ho vissuto questi momenti in una grande squadra, essere stato protagonista a Wembley con la maglia della Fiorentina non ha prezzo, mi ritengo davvero molto fortunato. 

Durante tutta quella competizione, c’è uno stadio o ambiente in particolare che ti ha impressionato più di altri?

“Sarebbe facile dire Wembley e Old Trafford, soprattutto a Manchester dove il tifo è impressionante. Tuttavia, mi ha colpito parecchio anche quando siamo andati a giocare in casa del Valencia, al Mestalla. In quella partita c’erano una confusione e un tifo clamorosi”.

Vieri e Del Piero - Francia '98
Vieri-Del Piero – Italia-Norvegia 1-0 a Francia ’98

Trionfo azzurro

Con la nazionale, nel 1994, hai vinto l’Europeo Under 21 in Francia. Che ricordo hai di quell’esperienza in azzurro?

È stata un’esperienza fantastica, abbiamo affrontato squadre veramente forti, la finale contro il Portogallo fu impressionante. Mi ricordo che venne decisa al golden goal, il che era abbastanza strano, perché dopo aver segnato non capivamo bene se avessimo vinto oppure no. Due anni dopo ho avuto la possibilità di ritornare in nazionale con Sacchi, ma purtroppo non andò ugualmente bene. Sbagliammo la partita contro la Repubblica Ceca e, probabilmente, peccammo un po’ di presunzione. Nel 96′ siamo stati anche un po’ sfortunati, dato che avevamo tutte le carte in regola per arrivare in finale”.

Restando sull’impresa del ’94, quella squadra aveva un grande allenatore, Cesare Maldini, ma anche tanti futuri campioni: Cannavaro, Inzaghi, Vieri ecc. Ti saresti mai aspettato, in quel momento, che potessero andare così lontano?

“Di Cesare Maldini in particolare ho un grandissimo ricordo, era una grande persona, ero molto affezionato a lui. Un uomo di altri tempi, molto simile a Trapattoni. Oltre alle conoscenze tecniche era un allenatore dotato di un grande spessore umano. Per quanto riguarda i giocatori che hai citato, si vedeva già che erano fatti di un’altra pasta. Inzaghi aveva una fame di gol pazzesca, Cannavaro e Vieri erano straordinari. Poi ovviamente nessuno poteva sapere con certezza dove sarebbero arrivati, ma quella nazionale aveva tanto talento”.

Fabio Rossitto ex giocatore della Fiorentina
Fabio Rossitto ex giocatore della Fiorentina

Il ritorno a Udine e non solo

Parlando di Serie A e in particolare del tuo primo gol, Udinese-Inter 1992, che tra l’altro fu tanto bello quanto decisivo. Cosa hai pensato non appena la palla è entrata in porta?

È stato uno shock incredibile, ho cominciato a girare per il campo senza sapere dove andare. Sapevo di aver fatto gol, ma non mi rendevo bene conto, sembrava che mi avessero fatto un’iniezione di adrenalina. Sono stato fortunato, perché ho fatto pochi gol ma tutti importanti. L’emozione di quel momento la ricordo ancora oggi“.

Nel 2002 sei ritornato a Udine, insieme a Spalletti. Che tipo di esperienza è stata?

Sono sempre stato grato all’Udinese, in particolare per avermi dato ancora una volta la possibilità di ritornare ad alti livelli, con la maglia della mia città. Ho sempre avuto un legame molto forte, sia con la squadra che con la mia terra, sono molto felice di aver chiuso un ciclo lì. Il fatto di essere ritornato a Udine, anche da allenatore, mi rende veramente orgoglioso”.

Alberto Zaccheroni, ex allenatore di Milan, Juventus e Giappone
Alberto Zaccheroni, ex allenatore di Milan, Juventus e Giappone

Maestri di alto livello

A Firenze hai incontrato Roberto Mancini, alla sua primissima esperienza da allenatore. Ti aveva convinto sin da subito?

“Assolutamente, si capiva che fosse un predestinato. Nella prima riunione prepartita era molto emozionato, ma già da lì ci rendevamo conto che sarebbe diventato un grande allenatore. Oltre ad avere un gran carisma era anche una persona per bene, questo l’avevamo percepito tutti. Ha realizzato quello che tutti si aspettavano sin dal primo giorno”.

Oltre a Spalletti, Mancini, Trapattoni e Cesare Maldini, hai lavorato insieme ad altri grandi allenatori. C’è uno in particolare che ti ha lasciato qualcosa in più, da sfruttare sia nella tua carriera da giocatore che in quella da allenatore?

“Sono tutti dei grandissimi allenatori, ed è per questo che a modo loro mi hanno lasciato tutti qualcosa. Se penso a chi mi ha cambiato la carriera, dandomi la svolta in campo, mi viene in mente Zaccheroni. Mi ha permesso di fare quel cambio di marcia decisivo, mettendomi nel ruolo che mi rispecchiava maggiormente. Ma in generale è stato un mix di tanti grandi uomini, dai quali ho cercato di carpire il più possibile. Nel complesso mi ritengo molto fortunato per aver avuto la possibilità di lavorare con allenatori di quel calibro”.