Fabrizio Biasin, giornalista sportivo di Libero
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Fabrizio Biasin in ESCLUSIVA: “Inter, scudetto meritato. Bravo Conte con Eriksen. Zhang? Mi auguro che…”

Il giornalista sportivo di Libero Fabrizio Biasin, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, ha analizzato lo straordinario momento di salute fisica e mentale dell’Inter, elogiandone la solidità e la compattezza. Da Eriksen-Skriniar a Lukaku, passando per l’identità nazionale della formazione nerazzurra, senza dimenticare le problematiche legate al Var e al tanto osannato bel gioco…

Fabrizio Biasin: “Scudetto? L’Inter gioca bene e merita…”

Manca poco, questione di tempo, di settimane, questione di aritmetica. L’Inter è ad un passo dal 19° titolo nazionale della sua storia, è vicina ad interrompere il dominio in Italia della Juventus. Conte ha reinterpretato la legge di conservazione della massa di Lavoisier, il tecnico salentino crea (l’Impero Juventus), il tecnico salentino distrugge l’egemonia bianconera. La formazione nerazzurra è stata protagonista di un percorso di crescita importante negli ultimi anni, un percorso di crescita e maturazione che avvicina meritatamente la truppa di Antonio Conte allo Scudetto.

Insieme a Fabrizio Biasin, giornalista sportivo di Libero, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni abbiamo ripercorso le fasi cruciali della stagione dell’Inter, soffermandoci sull’italianità della Beneamata, sul reinserimento nel progetto Conte di Skriniar ed Eriksen, sullo strapotere tattico e atletico di Romelu Lukaku, senza dimenticare i problemi attuali legati al Var e alla diatriba tra giochisti e risultatisti che continuano, purtroppo, ad alimentare le polemiche in questo meraviglioso sport.

Dal possibile addio di Conte allo scudetto: quanto e come è cambiata l’Inter dalla finale persa contro il Siviglia al successo dello scorso weekend contro il Cagliari?

“E’ cambiata tantissimo perchè dopo quella finale che paradossalmente avrebbe potuto portare soddisfazione all’Inter che tornava dopo 10 anni in una finale europea, si è toccato il fondo per il rapporto tra il tecnico e la società. Conte è stato poi confermato e nonostante i problemi societari, il gruppo si è compattato sia a livello societario, fra dirigenti, sia a livello di gruppo squadra e l’Inter ha tirato fuori il meglio. Il paradosso è che di fronte ad un problema così grave come quello che sta attraversando la proprietà dell’Inter, la società invece di sfaldarsi si è compattata e la squadra è diventata quella che stiamo vedendo”.

Esultanza Inter @Image Sport
Esultanza Inter @Image Sport

L’Inter è la squadra con la rosa più forte d’Italia o Conte ha il merito di aver costruito una corazzata: dove finiscono i meriti dell’allenatore e dove iniziano quelli dei giocatori?

Io credo che a livello di rosa Inter e Juventus si equivalgono, forse la Juventus ha qualcosina in più a livello di singoli, ma non a livello di squadra. L’Inter a livello di squadra è costruita meglio, la differenza la fa chi c’è in panchina, da una parte abbiamo uno dei tecnici più bravi in Italia e in Europa, dall’altra c’è un neo allenatore che per forza di cose doveva pagare lo “scotto” dell’esordio. La differenza però non è tanto nei due tecnici, quanto nel fatto che da una parte c’è una società che ha costruito una squadra, dall’altra una società che da un paio d’anni commette degli errori, compra anche ottimi giocatori ma non costruisce squadre. Rispetto a queste due squadre che secondo me sono nettamente le più forti della Serie A, senza nulla togliere al Milan che sta facendo un’impresa a stare al secondo posto, l’Inter ha fatto la differenza perchè ha trovato gli incastri giusti, mi immaginavo che l’Inter potesse vincere lo scudetto quest’anno, non mi immaginavo che potesse prendere queste distanze ad aprile”.

Come ti spieghi il quasi trionfo in Italia e il terzo fallimento consecutivo in Europa. Pensi che se l’Inter avesse affrontato con questo spirito la Champions, avrebbe potuto ambire ad un posto tra le prime otto d’Europa?

“Non penso che sia una questione di spirito, penso che sia qualcosa di assetto. L’Inter ad inizio stagione ha provato a fare qualcosa di molto poco contiano, un tentativo di fare un calcio diverso, più offensivo, più spostato in attacco. Nel momento in cui Conte ha scelto di fare un passo indietro, di tornare alla sua idea di calcio, in quel momento, che poi è combaciato anche con la capacità di trovare un assetto definitivo, e quindi undici titolari, l’Inter è diventata la squadra solida che è in questo momento. Questa è una squadra che può arrivare tra le prime otto d’Europa, quella di prima era un po’ disordinata, i titolari non si conoscevano tra di loro, c’era il tentativo di costruire un calcio forse un po’ troppo ambizioso rispetto a quella che è l’idea di calcio di Antonio Conte molto più solida e pratica“.

A proposito di Champions League, Psg-Bayern si candida come una delle partite più belle dell’anno: cosa manca all’Italia per essere al top in Europa, è questione di filosofia o di mentalità?

E’ questione di giocatori, manca un Mbappè, un Neymar, un Kimmich, un Alaba. Non è soltanto un problema di atteggiamento, puoi metterci tutto l’atteggiamento che vuoi, possiamo parlare di filosofia, ma devi avere i giocatori che la mettono in pratica. Da questo punto di vista dice molto bene Pep Guardiola: “Io posso fare tutto il calcio fantasioso che voglio, ma la differenza la fanno i miliardi che mi danno i proprietari per comprare i giocatori. Per giocare quel determinato tipo di calcio non manca il cervello dei tecnici, mancano le risorse per comprare quei fenomeni”.

Se il Bayern avesse avuto Lewandowski, avremmo assistito ad un esito differente?

“Beh, Lewandowski tendenzialmente uno-due gol tra andata e ritorno li avrebbe fatti, chi lo ha sostituito non ha fatto malissimo, però è di un pianeta inferiore. Lewandowski, se quest’anno fosse stato assegnato il Pallone d’Oro, lo avrebbe vinto a mani basse. Con un Lewandowski in più, probabilmente il Psg avrebbe avuto vita più complicata. E’ l’anno dei se, se, se, tutte le squadre hanno avuto i loro bei problemi a livello di gestione dei campioni per tutti i motivi che ben conosciamo e quindi il discorso lascia un po’ il tempo che trova. Il Psg alla fine ha guadagnato meritatamente la semifinale”.

Uno degli elementi chiave di questa Inter è l’italianità. La crescita di Sensi, Barella, Bastoni è merito principalmente di Conte o il progetto della Nazionale di Mancini ha favorito il processo di inserimento di questi giovani?

Secondo me il principale merito è di Marotta, ne ho parlato spesso con lui che mi ha confermato di voler dare un’impronta italiana alla squadra. Si tratta però non di una scelta estetica, bensì legata alla costruzione di un gruppo di lavoro. Il fatto di avere un’impronta nazionale, infatti, può aiutare tutto il gruppo, anche gli stranieri che arrivano, favorendone l’integrazione. Ovviamente gli italiani devono essere forti perchè se prendi calciatori italiani che valgono poco allora ha pochissimo senso; invece l’Inter ha puntato su Sensi, che si è visto poco ma sappiamo quanto può valere, Barella, pagato 40 e passa milioni e ora è uno dei centrocampisti più forti in Italia, Bastoni, quando fu acquistato si parlava di plusvalenze fittizie e magheggi di mercato, adesso è uno dei difensori più forti in Italia, D’Ambrosio è lì da una vita. Penso che sia soprattutto merito loro, si sono ritrovati in un gruppo che gli ha permesso di crescere, con un Antonio Conte che quando si fissa, ti fa crescere anche a calci. Sono stati anche fortunati a trovare un allenatore che li faccia lavorare”.

Bastoni, Sensi, Barella, giocatori dell'Inter e della Nazionale italiana
Bastoni, Sensi, Barella, giocatori dell’Inter e della Nazionale italiana

A proposito di Nazionale, l’ultima sosta ha fatto bene a Stefano Sensi che contro il Cagliari è tornato a giocare da titolare. Come potrà l’ex Sassuolo inserirsi nello scacchiere di Conte che ha finalmente trovato la quadra in mezzo al campo con Brozovic ed Eriksen?

“Sensi era partito come un titolare nell’Inter di Conte. Quando fu acquistato tutti a dire che avrebbe fatto panchina e invece Conte lo mette subito in campo e devo dire che forse quella è l’Inter di Conte che gioca il calcio migliore. Sensi poi è uscito dal gruppo non per colpa di Conte, ma per problemi di carattere fisico. Se Sensi ritrova la condizione fisica e mentale al 100% penso che Conte non veda l’ora di metterlo in campo, perchè l’Inter migliore è proprio quella con Sensi in campo. Quella attuale però a me piace tanto perchè è veramente solida, ma quella là dalla trequarti in su faceva vedere le cose più belle”.

Eriksen, Skriniar, Brozovic, Lautaro, Perisic, da separati in casa e possibili partenti a parte integrante del progetto Conte: mancanze di offerte o la leadership del tecnico ha fatto la differenza?

“Molte volte noi ci fissiamo sul mercato e invece poi le risorse ce le hai già in casa. L’Inter praticamente non fa mercato da un anno, è arrivato Kolarov e non l’abbiamo mai visto, Vidal ha giocato poco e non benissimo, l’unico che ha fatto il suo dovere è Darmian. L’Inter era già forte doveva solo trovare la quadra. Darmian è uno di quei giocatori sui quali la gestione tecnica incide parecchio? Non è una prima scelta, ma è uno di quelli sul quale Conte sapeva di poter fare affidamento perchè ha un certo tipo di attitudine e lo abbiamo visto poi. Nel momento in cui l’Inter non ha potuto nè comprare, nè vendere, altri giocatori sono diventati fondamentali perchè Conte ha scelto, bravissimo lui, di fare un pass indietro rispetto ad alcuni suoi dogmi. Ha scelto di dare una possibilità a Eriksen, un giocatore diverso da Vidal, ha capito che doveva stare in campo. Ha insistito su Perisic che doveva diventare un esterno a tutta fascia, e in effetti lo è diventato; Skriniar sembrava fuori dal progetto, nella difesa a tre non dava garanzie, Conte ha insistito e ha trasformato questo giocatore in un difensore perfetto per la difesa a tre. Il merito di tutto questo è soprattutto dell’allenatore, ma anche dei giocatori perchè alle volte quando le cose non vanno si fa presto ad andare a giocare da un’altra parte, invece in questo caso hanno lavorato e quando poi insisti e c’è la qualità gli incastri si trovano.

Skriniar, Eriksen, Brozovic e Perisic, giocatori dell'Inter
Skriniar, Eriksen, Brozovic e Perisic, giocatori dell’Inter

Chi ti ha sorpreso di più?

“Direi Skriniar perchè esattamente un anno fa era fuori dall’Inter. Giocare a tre o a quattro in difesa sono sostanzialmente due cose completamente diverse, chi gioca bene a quattro non è assolutamente detto che riesca a fare una difesa a tre e infatti Skriniar ha avuto tanti problemi all’inizio. Riuscire ad effettuare una crescita, un progresso del genere significa che siamo di fronte alla massima rappresentazione del professionista nel mondo del calcio”.

E poi c’è Romelu Lukaku che non fa più notizia, ha cancellato Mauro Icardi a suon di gol, assist e prestazioni: sarebbe stato utile un giocatore come l’argentino in questa Inter?

Lukaku è fuori concorso, sta facendo delle cose senza senso, inimmaginabili, è diventato decisivo a tutti i livelli. Non tanto per i gol, ma per quello che riesce a fare per i compagni. Inizialmente io ero scettico sul fatto di dover spendere così tanti soldi per un giocatore che arrivava da una stagione complicata, mi è sembrata una forzatura, in realtà Conte ha vinto la sua scommessa e l’ha vinta anche ampiamente. Icardi è un altro tipo di calciatore, è un giocatore diverso. Oggi c’è la tendenza a dire che Icardi non vale niente. Non sono paragonabili: Icardi è il terminale offensivo di una squadra che gioca per lui, Lukaku è un giocatore a 360° capace di giocare a tutti i livelli. Sono due assetti diversi, ci sono squadre costruite per avere quell’attaccante lì e squadre come l’attuale Inter costruite per avere un attaccante come Lukaku, anzi due attaccanti, Lukaku e Lautaro Martinez”.

Conte
Lukaku, attaccante dell’Inter

Quale giocatore rappresenta di più la nuova Inter e perchè? (non puoi dire Lukaku)

Non posso dire Lukaku? (ride ndr) Allora considerando l’ultimo triennio-quadriennio dico Brozovic che con tutte le sue contraddizioni è stato il punto di riferimento della squadra, perchè Brozovic è stato il giocatore che ha fatto più cose, è quello che ha toccato più palloni, alle volte è stato criticato. Sì può definirlo un leader silenzioso? Un po’ sì perchè insomma è sempre stato decisivo e cruciale, dai suoi piedi sono passati la gran parte dei pallone e devo dire che da quando Conte ha scelto di inserire Eriksen, quindi da pochi mesi, Brozovic si è un po’ liberato di alcune responsabilità perchè dall’altra parte c’è un giocatore che fa viaggiare il pallone a velocità supersonica. Ti dico Brozovic per il quadriennio che va da Spalletti in avanti, Eriksen nell’ultimo periodo perchè ha trasformato il centrocampo dell’Inter forse in quello più forte d’Italia in assoluto”.

Io ti avrei detto Barella perchè al di là delle qualità tecniche indiscutibili, la grinta e la determinazione che mette in campo, incarnano quelle che sono le caratteristiche del proprio allenatore e di conseguenza di tutta l’Inter

Con Barella sfondi una porta aperta, perchè io lo seguivo quando aveva diciotto anni e giocava nel Como in prestito semestrale, con una squadra già retrocessa. Lui arriva a gennaio, c’è questo ragazzo di diciotto anni con attorno dieci scappati di casa e già lì potevi vedere chi fosse Barella. Quel giorno lì anche parlando con questo e quell’altro (ride ndr) dicevo prendete Barella perchè si vedeva che era un giocatore dalla classe superiore e infatti sono stato felicissimo quando l’Inter se l’è portato a casa perchè era proprio il prototipo del giocatore che volevo”.

Nicolò Barella, centrocampista dell'Inter @Image Sport
Nicolò Barella, centrocampista dell’Inter @Image Sport

Meglio spendere tutti quei soldi per un giocatore italiano (riferito a Barella) piuttosto che andare sempre a pescare all’estero?

Italiano o straniero cambia poco, l’importante che siano forti e giovani perchè se tu spendi tanti soldi per un giovane tendenzialmente non li butti via, invece se li spendi per un trentenne puoi sempre incappare in una fregatura perchè poi non li recuperi più. Ecco ad esempio, se io avessi duemila lire andrei a prendere Vlahovic, E’ fortissimo, ha un futuro roseo, andava preso già lo scorso anno, vediamo quest’anno dove andrà”.

Steven Zhang, Presidente dell'Inter @Image Sport
Steven Zhang, Presidente dell’Inter @Image Sport

La presentazione del nuovo logo, in un momento difficile a livello economico e finanziario, può essere intesa come una manovra della dirigenza cinese nei confronti dei tifosi per continuare a credere nel progetto?

“Credo che l’idea del nuovo logo sia partita l’anno scorso, è stata studiata, elaborata e portata avanti nell’ottica di una società che vuole stare al passo con i tempi. Poi può piacere o no il nuovo logo, l’idea di cambiare, di modernizzare serve a mantenere l’Inter a livello dei club “moderni”, definiamoli così. La proprietà se può, se vorrà farlo, resterà in sella ma questo è un grande punto interrogativo, è difficile fare informazione su questa cosa, nessuno ha notizie, tutti hanno indiscrezioni più o meno credibili, ma nessuno può sapere come andranno queste cose da qui alla fine di questa stagione. Io spero che rimanga in sella la famiglia Zhang perchè nonostante i limiti di una gestione complicata e di una comunicazione difficile, perchè nessuno sa cosa avviene in Cina, questa famiglia ha portato l’Inter dal 7° posto al 1° in Italia e non è poco”.

Giochisti o risultatisti, bel gioco o contropiede: la diatriba delle ultime settimane è un po’ come la favola della volpe e dell’uva, ha ragione Conte a dire che per l’estetista c’è sempre tempo?

L’Inter gioca bene, quelli che dicono che l’Inter non gioca bene o vogliono rompere le scatole per creare traffico o non capiscono di calcio, in questo momento l’Inter gioca bene, la partita domenica, io ero a San Siro, lo ha evidenziato. Se contro il Cagliari in porta c’eravamo io e te (ride ndr) non cambiava assolutamente niente perchè l’Inter ha una solidità in questo momento incredibile, è difficile farle gol, è difficile superarla. Poi c’è il tiki taka che è un’altra cosa, ma il calcio dell’Inter è la rappresentazione perfetta di quello che chiede l’allenatore, quando i giocatori fanno esattamente quello che chiede l’allenatore significa che quella squadra sta giocando bene. Se invece i giocatori fanno quello che vogliono loro, magari sono anche belli da vedere in qualche occasione ma non funzionano. Questa è una squadra che funziona molto bene“.

Fabio Paratici (Juventus)
Fabio Paratici (Juventus) @Image Sport

Fallimento Juventus, colpa di Pirlo o di Ronaldo, da che parte ti schieri?

Prima di parlare di fallimento aspetterei la fine della stagione. Se la Juventus dovesse uscire dalle prime quattro posizioni allora sì sarebbe un fallimento, ma se per sbaglio la Juventus si qualifica alla Champions, ha vinto una Supercoppa, trionfa anche in Coppa Italia io non parlerei di fallimento. E’ anche normale che dopo nove anni una squadra non vinca uno scudetto, se non ti qualifichi per la Champions è fallimento, altrimenti io non starei lì a drammatizzare se per un anno non si vince uno scudetto. Pirlo ha delle responsabilità, sei l’allenatore della Juventus devi fare un calcio diverso e sensato e invece la Juve quest’anno è andata su e giù sull’altalena a livello tattico; Ronaldo ha fatto tantissimi gol però è poco uomo squadra. Il problema numero uno è la dirigenza che da un paio d’anni a questa parte compra giocatori, ma si dimentica di costruire la squadra. Questa è una squadra con tanti giocatori potenzialmente molto forti, ma ha dei buchi qua e là a livello strutturale, la Juventus ha un centrocampo normale e invece solitamente era abituata ad un centrocampo stratosferico. Paratici e Nedved hanno le principali responsabilità“.

L’esonero di Allegri, l’arrivo di Sarri, la scelta di affidarsi a Pirlo: al giorno d’oggi è davvero così importante vincere, giocando bene? La Juventus ha sbagliato mandando via Allegri?

La Juventus ha peccato di arroganza. Non voglio più vincere, voglio farlo facendo brillare anche gli occhi ai tifosi. In realtà in quel momento è iniziata la discesa, quella squadra era un rullo compressore bisognava dar retta ad Allegri e rinnovarla, andando avanti con quel tipo di gestione. Invece ci si è illusi che bastava cambiare allenatore per trasformare la squadra nel nuovo Ajax, Barcellona. La Juventus gioca in un modo da 100 anni, mette sempre davanti il pragmatismo, l’idea di spostare il pragmatismo nel nome della bellezza del calcio è stato un errore“.

Var (Video Assistance Referee)
Var (Video Assistance Referee)

Uno degli argomenti più caldi dell’attuale stagione, soprattutto nelle ultime settimane, è l’utilizzo del Var. Nel weekend ha fatto discutere il rosso di Ibrahimovic, la scorsa settimana non sono stati concessi ben 4 rigori nei recuperi Inter-Sassuolo e Juventus-Napoli. Cosa c’è dietro agli errori del Var, mancanza di comunicazione, scetticismo o il direttore di gara vede annullare il proprio potere decisionale dal monitor?

“Da una parte c’è la tendenza della famiglia arbitrale di voler mantenere l’autonomia ai danni della tecnologia. Anche in questo caso siamo davanti ad un peccato d’arroganza, ci siamo noi, non vogliamo essere messi da parte. Dall’altra secondo me c’è un allenatore strutturale. Io non capisco perchè ancora non si ragioni sulle squadre arbitrali. Non io arbitro che parlo con il Varista di turno, ma io arbitro che giro in Italia con il mio Varista, i miei guardalinee, noi gruppo sappiamo come ragionare in un determinato tipo di situazioni. Invece ogni volta l’arbitro non sa chi c’è al Var, a seconda di chi c’è non sa se può o meno alzare la voce e questo crea molta confusione. Questa però è una mia idea personale, secondo me in tanti casi il Varista deve avere l’ultima parola perchè ha davanti le immagini e può permettersi di dire all’arbitro hai sbagliato, cambia decisione“.

Capitolo stadio, domenica sei tornato a San Siro, che emozioni suscita assistere ad una partita di calcio in un silenzio assordante?

Le prime due volte che ho assistito ad una partita a porte chiuse ero anche incuriosito ed emozionato perchè senti le voci, ti accorgi di cose che quando c’è il pubblico non vedi o non senti. L’atteggiamento dei giocatori, come ragionano tra di loro, gli allenatori… Ormai adesso sono alla ventesima, trentesima partita a porte chiuse e comincia a diventare pesante, è brutto vedere il calcio senza pubblico, senza tifosi perchè il calcio nasce per dare un’emozione alla gente. Qui invece sembra tutto troppo artificiale, deve tornare il pubblico altrimenti il calcio scompare. Temo e vedo che già le nuove generazioni si stiano un po’ staccando dal calcio perchè il calcio è anche andare con i tuoi amici allo stadio, bere una birretta, fare quattro chiacchiere. Così si rischia di far scappar via la gente”.

San Siro, stadio di Inter e Milan
San Siro, stadio di Inter e Milan

E’ ora di aprire gli stadi, anche in vista dell’Europeo, è giusto che gli impianti sportivi restino chiusi fino al termine della stagione?

E’ giusto se si fa la stessa cosa per il mondo dello spettacolo, se si dà la possibilità agli artisti di cantare nei concerti, nei teatri, cinema. Il calcio deve riaprire, il mondo dello spettacolo in generale deve riaprire. Ovviamente in ambito di sicurezza, anche se non sappiamo come andranno le cose a livello di contagi però la mia idea è che bisognerebbe dare un minimo di parvenza, di normalità al calcio e a tutti gli altri”.

Domanda difficilissima: chi vince lo scudetto?

“L’Inter (ride ndr). Vince l’Inter perchè se l’è meritato, perchè è stata la più continua, perchè è dal punto di vista fisico e dell’applicazione del gioco ha dimostrato di essere la squadra più meritevole”.

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