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Fabrizio Miccoli finisce in carcere: ascesa e declino del fuoriclasse salentino

L’ex calciatore del Palermo Fabrizio Miccoli dovrà scontare 3 anni e 6 mesi di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso

Fabrizio Miccoli
Fabrizio Miccoli

Fabrizio Miccoli è stato condannato a scontare 3 anni e 6 mesi di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’ex fantasista salentino che in Italia ha vestito le maglie di Milan, Casarano, Ternana, Juventus, Perugia, Fiorentina, Palermo e Lecce di cui ultimamente spopolano numerosi video sui maggiori social network nei quale lo si vede palleggiare con palline da tennis, arance e tutto ciò che abbia una forma sferica; ma soprattutto, quel Fabrizio Miccoli facente parte della ristretta cerchia di calciatori capaci di segnare più di 100 reti in Serie A, trequartista o seconda punta, dribblomane e gran tiratore di calci piazzati che ha fatto – a modo suo – la storia del nostro campionato, regalando ricordi indelebili ai tifosi delle squadre per le quali ha giocato – e lasciando irrimediabilmente la sensazione che la sua carriera avrebbe potuto toccare anche picchi ben più alti. Proprio per via dell’aggravante mafiosa, per Miccoli non sono previste misure alternative alla detenzione in cella: ma come si è arrivati fin qui?


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Fabrizio Miccoli alla Juventus
Fabrizio Miccoli alla Juventus

Fabrizio Miccoli, gli inizi

Fabrizio Miccoli, nato a Nardò il 27 giugno 1979, cresce nel San Donato, prima di passare a soli 13 anni nelle giovanili del Milan. Tuttavia, la nostalgia di casa è forte e spinge il giovane Miccoli a tornare nel suo Salento, al Casarano: è con questa maglia che a soli 16 anni esordisce tra i professionisti, attirando l’interesse dei maggiori club italiani, uno sui tutti, la Ternana. Miccoli trascorre quattro stagioni in Umbria, tutte in Serie B, dove regala reti e colpi di classe: il “Pibe di Nardò” – così chiamato in onore del suo idolo d’infanzia Diego Armando Maradona – acquisisce così la giusta maturità per il calcio che conta e, a 24 anni, viene acquistato dalla Juventus, che lo gira immediatamente in prestito al Perugia.

Col Grifone arriva nono al suo debutto in Serie A, giungendo fino alle semifinali di Coppa Italia e laureandosi capocannoniere della competizione. Dopo tanta gavetta, Miccoli è dunque pronto al gran ritorno in bianconero, ma il rientro è complicato: diviene un rincalzo dei titolari Del Piero e Trezeguet e non riesce mai ad esplodere definitivamente. Viene così ceduto alla Fiorentina.

Fabrizio Miccoli
Fabrizio Miccoli

L’apice della carriera di Miccoli

A Firenze le cose vanno però diversamente: il “Romario del Salento” – altro suo noto soprannome – torna a fare gol, diventando il capocannoniere della Viola e contribuendone in maniera decisiva alla salvezza – guadagnandosi così la convocazione in Nazionale. La Juventus lo riscatta alle buste ma lo gira in prestito in Portogallo, al Benfica, nel quale Miccoli si mette in mostra anche nella massima competizione europea, la Champions League. Tuttavia, come agi albori della sua carriera, subentra di nuovo la nostalgia di casa: è proprio quest’ultima a spingerlo a tornare in Italia.

Miccoli si accasa quindi al Palermo e il resto è storia. In Sicilia non si impone subito però: dopo una prima stagione costellata da infortuni, è solo nella seconda che diventa capitano e leader tecnico dei rosanero. Tanti e bellissimi i suoi i gol che trascinano il Palermo in Europa League per due anni di fila: alla fine saranno sei le stagioni con indosso la maglia delle Aquile, scandite in 179 presenze e 81 reti totali.

Miccoli al Lecce
Miccoli al Lecce

Il crollo

Gli anni passano ma la carriera calcistica di Miccoli continua, anche in serie minori. Dopo l’addio al Palermo, si trasferisce finalmente nel suo amato Lecce, in Serie C: non riesce però a centrare la promozione in Serie B, perdendo ai playoff contro il Frosinone. Giunto all’età di 35 anni, Miccoli decide dunque di chiudere la sua carriera nel Birkirkara, squadra maltese di massima serie: una carriera che, oltre alle vicende calcistiche, viene purtroppo ricordata anche per qualche vicissitudine extra campo. Parliamo delle tristemente note intercettazioni, nelle quali lo si sente insultare Falcone nel corso di una telefonata con il figlio di un boss mafioso, fino alle ultime controversie giudiziarie. Prima l’avviso di garanzia dalla Procura di Palermo per tentata estorsione, concorso in tentata estorsione ed accesso abusivo a sistema informatico; poi l’accusa di estorsione aggravata e la condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione, diventata definitiva nella giornata di ieri.

Miccoli
La Falcone non perdona Fabrizio Miccoli

Chi è davvero Fabrizio Miccoli?

Dunque, chi è davvero Fabrizio Miccoli? Il fantasista che abbiamo potuto ammirare con la maglia del Palermo o l’uomo al telefono con il figlio di un boss mafioso? Probabilmente, personaggi come Miccoli sono impossibili da tratteggiare in maniera semplice, veloce, riducendo la loro narrativa a termini come “campione“, “fuoriclasse“: Miccoli è un personaggio molto più complesso, fatto di mille sfaccettature e lati d’ombra, proprio come quel Diego Maradona al quale lui – neanche troppo velatamente – si è sempre ispirato. Per questo motivo ci piace pensare al Miccoli che si diverte a paleggiare con qualsiasi cosa gli capiti a tiro, il lato sorridente e smaliziato di una figura controversa che, mai come adesso, dovrà irrimediabilmente scendere a patti con i suoi errori.