sabato, 4 Luglio 2020 - 23:11
Football Wonderkids Football Wonderkids: Jakub Drozd, non solo l'ennesimo figlio d'arte

DIRETTORE RESPONSABILE MAURO PACETTI

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Football Wonderkids: Jakub Drozd, non solo l’ennesimo figlio d’arte

L'ennesimo figlio d'arte? Scordatevi etichette e facili catalogazioni: Jakub Drozd, nonostante gli ottimi geni ereditati dal padre, ha dimostrato di essere molto di più. Con le sue magie nel centrocampo del Banik Ostrava, il baby fenomeno è pronto ad insidiare il duopolio Hlozek-Karabec per il titolo di migliore wonderkid della Repubblica Ceca

Forza psicologica, grande temperamento e convinzione nei propri mezzi. Per sfondare ai massimi livelli, tanto nel calcio come nella vita, spesso il solo talento non basta. Quanti sono i wonderkid che, per un motivo o per un altro, non sono riusciti a rispettare le attese? La lista è lunga e di anno in anno non smette di arricchirsi di nuovi nomi. Le pretese del carrozzone del pallone moderno sono altissime e in molti si fermano proprio sul più bello. Magari di fronte al traguardo, quando manca solamente l’ultimo sprint. Quello all’apparenza più semplice, ma in realtà il più difficile. Chiamati a dimostrare tutto fin dalla tenera età, i giovani calciatori sono spesso schiacciati dalle aspettative di pubblico e critica, senza dimenticare società e famiglie ad appesantire il già gravoso carico sul groppone di questi campioncini.

Già, le famiglie. Perché se è vero che in condizioni che definiremmo normali è dura, per i cosiddetti figli d’arte la missione diventa degna del migliore Ethan Hunt. Portare il nome di un grande ex del settore dove speri di sfondare, statisticamente, è più una maledizione che una benedizione. Fin dai nastri di partenza, infatti, gli occhi di tutti ti sono già puntati addosso. Per non parlare poi di cosa succede dopo lo sparo che decreta l’inizio della corsa, dove spesso la morsa delle pressioni diventa insostenibile. Sfidando il proprio passato, per provare a costruirsi un presente credibile e un futuro radioso, anche il nuovo diamante classe 2003 della Repubblica Ceca Jakub Drozd sta cercando di ritagliarsi il proprio spazio. Obiettivo numero uno: dimostrare di non essere solamente il figlio del grande Peter, a suo tempo campione del Banik Ostrava. Imporsi come qualcosa di diverso, forse addirittura qualcosa di più grande.

Jakub Drozd: il Banik Ostrava è un affare di famiglia

Quando papà Peter sollevava la coppa per la vittoria del campionato ceco con la maglia del Banik Ostrava, il piccolo Jakub aveva meno di un anno. Da quel lontano 2003/2004 sono cambiate molte cose. Il figliol prodigo, dalle giovanili del FC Hlucin, decide di seguire le orme del padre, accasandosi nel club che aveva reso celebre l’uomo oltre dieci anni prima. Le parti si invertono: ora è il papà che fa il tifo per il figlio. Siamo nel 2017 e l’avventura slesiana di Cuba, come lo chiamano in famiglia, può avere in inizio. Guai, comunque, a dire al giovane calciatore che in campo ricorda il genitore. “Siamo diversi – precisa Jakub a Idnes.cz Lui era mancino, io invece sono destro. Siamo differenti. Lui era molto più duro, mentre io sono più tecnico“. Peter era un un difensore roccioso. Di quelli che intervengono senza mezze misure, il classico baluardo della retroguardia. Il figlio, al contrario, è un centrocampista moderno ed elegante, che sa unire classe e forza fisica in un singolo corpo. Due giocatori, dunque, del tutto imparagonabili.

La difesa – ammette il giovane – è una delle mie più grandi debolezze. Ora è ancora più difficile perché tutto in prima squadra è il doppio più veloce rispetto alle giovanili“. Dopo alcuni anni di apprendistato nell’academy del Banik, Jakub ha infatti avuto l’occasione di esordire con la maglia dei grandi. Senza sfigurare, ogni giornata che passa, Drozd dimostra con maggiore costanza i motivi della sua precocità. Talento e qualità, che viaggiano parallelamente alla sua serietà. Caratteristica, quest’ultima, che è un vero marchio di fabbrica della famiglia. “Sia padre che figlio sono molto silenziosi, quasi non li noti nello spogliatoio” sottolinea a Sport.cz Jan Lastuvka, che ha avuto l’occasione di giocare con entrambi i calciatori di casa Drozd. “Jakub non è solo un grande talento. È anche un ragazzo dai grandi valori” aggiunge Radek Sloncik, ds delle giovanili del club di Ostrava. Chapeau.

Jakub Drozd: scheda e caratteristiche tecniche

Al di là degli inevitabili ma poco appropriati paragoni con i suoi avi, Jakub ha saputo crearsi uno spazio che sia solo suo. Uno stile riconoscibile e una stima che, in patria, hanno di fatto spento la fiamma dei paralleli tra il ragazzo e il padre. In Repubblica Ceca è in corso una sorta di battaglia tra i due Adam dello Sparta Praga – Adam Hlozek e Adam Karabec – per aggiudicarsi la palma di migliore wonderkid del campionato, ma i due devono guardarsi le spalle dal terzo incomodo. “Anche il Banik Ostrava ha il suo gioiello” titolano i quotidiani sportivi del paese e, udite udite, quel diadema è proprio il giovanissimo Drozd. Come direbbero oltremanica, Cuba è l’archetipo del centrocampista box-to-box. Mezzala dell’ottima qualità palla al piede, fantasia, tempi d’inserimento e grandi geometrie, il tutto viene abbinato a fisico, corsa e spirito di abnegazione. Più decisivo in fase offensiva che in quella difensiva, Jakub può ancora migliorare dal punto di vista dell’efficacia in situazione di ripiegamento e, soprattutto, per quanto riguarda il posizionamento.

I suoi assi nella manica non finiscono però di certo qui. Eccelle nei calci piazzati e, grazie al suo vigore e alla sua esplosività, sa come pungere anche sui ribaltamenti di fronte. Ma tra un allenamento con il club e una partita con la Nazionale Under 17, Drozd si occupa con rigore anche alla formazione scolastica. “Sta facendo del suo meglio nel calcio, ma mi assicuro che faccia anche la scuola – racconta Peter Drozd ad Idnez.czGli ho spiegato che la carriera calcistica non dura per sempre“. Un consiglio che il centrocampista sembrerebbe aver recepito forte e chiaro. Un occhio alla possibile avventura universitaria, l’altro rivolto all’amato pallone. Sul cuore lo stemma del Banik Ostrava, il club che era di suo padre e che ora è di diritto anche suo. Presto per dire dove arriverà con gli scarpini indosso. Ma ha già dimostrato di essere ben più di un semplice figlio d’arte, superando tutti gli stereotipi del caso. E scusate se è poco.

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