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“Fragile”, dal tetto del mondo ai gravi infortuni: la storia di Marco van Basten

Un incredibile viaggio nella carriera di Marco van Basten, uno dei più grandi centravanti della storia, nel suo libero edito da Mondadori

van Basten, ex attaccante del Milan
van Basten, ex attaccante del Milan

San Siro, Milano, 18 agosto 1995, “la morte del cigno”. Ogni tifoso del Milan e appassionato di questo sport non potrà mai dimenticare quella data, il giorno in cui van Basten disse addio al calcio. E proprio l’olandese, uno dei centravanti più forti della storia, ha deciso di raccontarsi in un’autobiografia senza veli e senza filtri: “Fragile”. Un titolo che racchiude il Marco calciatore, dilaniato dal dolore provocato dalla caviglia maledetta, più volte operata e mai guarita. Un titolo che però racchiude anche il Marco uomo, nato ad ottobre come Maradona e cresciuto in una famiglia difficile, con un padre che viveva solo dei successi calcistici del figlio e una madre trascurata da tutti e ammalatasi troppo presto. Infine un fratello e una sorella delusi dal mancato affetto ricevuto dal padre, e fuggiti via lontani, a migliaia di chilometri dalla loro casa natale di Utrecht. E’ da qui che parte la storia del piccolo principe olandese, per tutti Van Basten, uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio mondiale.

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Dalla gioventù al gradino più alto d’Europa

Il primo capitolo di “Fragile” si apre con un evento choc, che segnerà per sempre la vita di van Basten. Il giovane Marco, infatti, dovrà fare i conti con la perdita di Jopie, il suo più grande amico d’infanzia. I rimorsi lo accompagneranno per il resto della sua vita, chiedendosi se quel tragico incidente sul ghiaccio di Lage Weide potesse essere evitato. Ma la vita prosegue, e dopo aver giocato per alcune squadre di Utrecht, Van Basten compie il grande salto nel 1981, passando all’Ajax del mitico Johan Cruijff. Saranno 3 anni intensi e ricchi di soddisfazioni, che porteranno il centravanti dei lancieri a vincere per ben 3 volte la classifica marcatori dell’attuale Eredivisie, e decidere con 1 gol la finale di Coppa delle Coppe contro il Lokomotiv Mosca. Mentre si metteva in mostra al pubblico europeo vincendo il suo primo titolo continentale, Van Basten aveva già firmato un pre-contratto con il Milan di Berlusconi. Dopo l’esplosione con il club di Amsterdam, era tempo di nuove sfide per il ragazzo di Utrecht, che giungerà nella capitale italiana con lo spettro di una caviglia malconcia, a causa di un contrasto in Groningen-Ajax, che si rivelerà poi fatale per il prosieguo della sua carriera. Il capitolo si conclude con l’unica gioia con la maglia orange, quando nel 1988 Van Basten si laureò campione d’Europa con l’Olanda, dopo aver battuto l’Unione Sovietica 2-0 in finale, con eurogol proprio del centravanti rossonero.

La storia d’amore con il Milan e la maledetta caviglia

Nel secondo e terzo capitolo dell’autobiografia, possiamo ammirare probabilmente la parte più bella e allo stesso tempo triste della carriera di Marco van Basten. Giunto al Milan già con dei problemi alla caviglia destra operata in Olanda, finì per rimanere fuori oltre 6 mesi alla sua prima stagione con il Diavolo, rientrando giusto in tempo per essere decisivo nella vittoria dello scudetto contro il Napoli. Da lì in poi in terra europea fu un susseguirsi di vittorie per il Milan, grazie al supporto degli olandesi Gullit-Van Basten-Rijkaard, che riuscirono a conquistare prima con Sacchi e poi con Capello ben 3 Champions League.

Marco Van Basten ex calciatore del Milan
Marco Van Basten ex calciatore del Milan

Il rapporto con il mister Arrigo era alquanto particolare, fatto di tanti silenzi. Il maestro di Certaldo veniva descritto come un ossessionato di tattica, ma van Basten considerava il 4-4-2 Sacchiano fin troppo scolastico, e la tattica del pressing non poteva bastare per giustificare la scelta di rinunciare ad un terzo attaccante. Approccio troppo conservativo per uno cresciuto con gli insegnamenti di Crujiff e con il 4-3-3 imposto dalla scuola olandese dell’Ajax. Questo portò ad una vera e propria rottura con il tecnico rossonero, che di fatto obbligò il presidentissimo del Milan, Silvio Berlusconi, a scegliere tra i 2.

 

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Scelta che ricadde proprio su van Basten a discapito di Sacchi, e l’arrivo di mister Capello sulla panchina milanese “si rivelò un altro colpo di genio” della società. Dopo aver ricevuto il terzo Pallone d’Oro, impresa riuscita in precedenza soltanto a Johan Cruijff e Michel Platini, van Basten decise di recarsi a St. Moritz per farsi operare alla caviglia nel 21 dicembre 1992. Fu l’inizio del calvario che lo portò, dopo la finale di Champions League persa contro il Marsiglia, a smettere di fatto con il calcio giocato. Seguirono altre operazioni, prima del ritiro ufficiale del 18 agosto del 1995.

18 agosto 1995 la morte del cigno: “D’un tratto lo sento, chiarissimo, prendo coscienza. Sotto gli occhi degli ottantamila, sono testimone del mio addio. Marco van Basten, il calciatore, non esiste più. State guardando uno che non è più. State applaudendo un fantasma. Corro e batto le mani, ma già non ci sono più. Oggi sono morto come calciatore. Sono qui, ospite al mio funerale”. E’ così che racconta l’addio anticipato uno dei mostri sacri del Pantheon del calcio, nella copertina di “Fragile”. Marco non metterà più piede in campo e da li in poi dovrà iniziare una nuova vita da zero, che lo metterà nuovamente a dura prova.

La crisi finanziaria e il ruolo d’allenatore

Dopo lo struggente addio di San Siro al calcio giocato, Marco van Basten venne travolto da uno scandalo finanziario, che lo vedeva coinvolto in un contenzioso con il fisco italiano, legato per lo più ai diritti d’immagine. In questo capitolo, l’olandese si lascia andare a tutte le sue paure e i timori per il futuro dei suoi figli e della moglie Liesbeth, sconvolta dalla vicenda. In contemporanea ai problemi tributari, che poi risolverà a distanza di anni, l’ex numero 9 del Milan stava tornando finalmente ad una vita normale, dopo l’ultima operazione alla caviglia con cui gli era stato immobilizzato l’arto. Il dolore fisico era sparito del tutto, sebbene la ferita dell’addio prematuro al calcio giocato bruciava ancora. Ma da lì a poco le porte si sarebbero riaperte, e il cigno di Utrecht sarebbe ritornato in scena sotto altre vesti: quelle da allenatore.

Prima alla guida dello Jong Ajax, poi sulla scottante panchina della Nazionale olandese, con cui raccoglierà un ottavo di finale al Mondiale tedesco del 2006, un quarto di finale agli europei del 2008. Nonostante un cammino onesto, Marco non riuscirà a lasciare il segno come tecnico, e dopo aver fallito con il suo Ajax la qualificazione alla Champions League dirà basta. Dopo altre brevi parentesi, e tanti problemi fisici e mentali causati dallo stress del ruolo da coach, diventerà prima vice allenatore dell’AZ Alkmaar e della nazionale orange, e poi cambierà nuovamente, diventando prima collaboratore e poi ambasciatore Uefa, ruolo che ricopre tutt’oggi.

Marco van Basten, con la maglia dell'Olanda
Marco van Basten, con la maglia dell’Olanda

Il rapporto con Cruijff

Johan Cruijff è sempre stato per Marco van Basten un vero e proprio padre putativo, idolo indiscusso non solo in campo. Troppo forte il legame tra le due stelle olandesi, tant’è che per il leggendario 14 dell’Ajax, Marco era l’eletto, l’unico in grado di poter raccogliere il suo testimone. A distanza di anni però, prima che il compianto Johan ci lasciasse in quel nerissimo 24 marzo 2016, i rapporti tra i due si erano incrinati. Il tutto risale al lontano 2011, periodo in cui Marco Van Basten era stato vicino a diventare ds dell’Ajax. L’intoppo avvenne quando Cruijff, inizialmente d’accordo sul ruolo dell’ex bomber, cambiò improvvisamente idea. L’accordo di fatto saltò, e dopo essere stato cacciato fuori di casa da Danny Cruijff, moglie di Johan, il rapporto si raffreddò notevolmente. Il 2 settembre 2019 però la svolta: dopo 3 anni ormai dalla scomparsa della leggenda del calcio, Danny e van Basten riuscirono a riappacificarsi in occasione di un evento di beneficenza. Le parole della moglie, ormai vedova di Johan, lasciarono pochi dubbi: “Mio marito aveva 2 pupilli, tu e Pep. Quindi per favore comportiamoci tra noi in modo normale”. E così fu, e immaginiamo che Cruijff, il Profeta del gol, abbia apprezzato sicuramente da lassù.

Van Basten-Cruijff
Van Basten-Cruijff

Il principio e la fine del “Principe d’Orange”

L’ultimo capitolo del libro, quello delle conclusioni finali, può essere considerato una sorta di diario delle memorie di un campione. Marco van Basten infatti, solo alla fine apre il suo scrigno dei sentimenti, e come un fiume in piena si racconta a cuore aperto, affidandosi a ciò che scriveva nei periodi più brutti, quelli in cui il dolore lancinante causato dalla caviglia malmessa non gli dava tregua. E allora ecco che dalla soffitta di casa, emergono gli appunti delle operazioni o delle terapie di qualsiasi tipo. Dall’agopuntura ai medium, passando per la fisioterapia e l’ipnoterapia. Anche da questo possiamo capire il carattere ostinato del Principe d’Orange, che non avrebbe mai accettato la resa. Al tempo stesso, ci torna in mente il titolo di questo viaggio: “Fragile”. Fragile come la caviglia dell’elegante centravanti olandese, fragile come i rapporti familiari che dall’infanzia hanno segnato la sua vita e fragile come il confine tra la vita e la morte del suo caro amico Jopie. Ed è in questi spezzoni finali che van Basten si pone le domande più profonde, come chiedersi il perché Dio non gli abbia mai detto il motivo di tale sofferenza, il perché non gli abbia mai inviato una “lettera di spiegazioni”. Ma ormai è andata, “Marco è felice, e lo è per davvero, e in fondo chiedersi il perché è ormai inutile”.