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Fulvio Collovati in ESCLUSIVA: “Le società devono riacquisire potere. Lukaku all’Inter? Sono solo favole

Fulvio Collovati, Campione del Mondo con l’Italia a Spagna ’82, è intervenuto ai nostri microfoni: l’ex giocatore di Inter, Milan e Roma ci ha raccontato le sue impressioni riguardo la stagione incorso e i possibili intrighi di calciomercato

Fulvio Collovati, ex difensore della Nazionale italiana
Fulvio Collovati, ex difensore della Nazionale italiana

Una carriera lunga quasi 20 anni, passati principalmente con le maglie di Inter, Milan e Roma, ma soprattutto con quella della nazionale. Già la nazionale, quella con la quale ha collezionato ben 50 presenze e realizzato 3 gol. Per la maglia azzurra Fulvio Collovati ha fatto proprio tutto, lasciando addirittura il Milan, del quale era diventato capitano, per passare dall’altra parte del Naviglio. Un sacrificio necessario, richiesto da Enzo Bearzot, il Vecio che nell’estate del 1982 portò l’Italia sul tetto del mondo. Quest’oggi Fulvio Collovati è intervenuto ai nostri microfoni per raccontarci di quell’indimenticabile successo, ma anche dei momenti più complicati della sua carriera. Come lo scandalo del Totonero del 1980, nel quale non venne mai coinvolto, oppure la dura contestazione da parte dei tifosi del Milan nei suoi confronti. Da grande esperto di calcio e di comunicazione sportiva, attività alla quale si è dedicato dopo il ritiro, Collovati ci ha raccontato le sue impressioni riguardo la stagione attuale. Con particolare attenzione nei confronti del big match del prossimo turno, Milan-Roma, e del calciomercato.

Fulvio Collovati
Fulvio Collovati @imagephotoagency

Da Milan-Roma al calciomercato

Giovedì 6 gennaio si torna in campo, con la grande sfida tra due squadre nelle quali hai giocato, Milan e Roma. Che tipo di partita ti aspetti rispetto al match dell’Olimpico?

“Quando si riparte dopo una sosta, come in questo caso, ci sono sempre un sacco di punti interrogativi. La Roma è in ripresa, anche se tra le due vedo favorito il Milan, che in questo momento ha più motivazioni e deve tenere il passo dell’Inter“.

Parlando sempre di Milan, pensi che la difesa sia l’unico reparto nel quale bisogna intervenire? Cosa ne pensi dei nomi accostati? 

“Dopo l’infortunio di Kjaer il Milan ha bisogno di un centrale, sia Botman che Bremer sono due ottimi giocatori. In generale la società ha sempre dimostrato di aver fatto un ottimo lavoro, ma se fossi in loro non trascurerei il centrocampo, dato che Bennacer e Kessie non ci saranno per via della Coppa d’Africa. Secondo me dovrebbero pensare a un rinforzo anche in mezzo al campo”.

La Roma, invece, può cercare di recuperare alcuni dei “bocciati” di Mourinho o anche lei è meglio che si concentri sul mercato? Quale, secondo te, è il settore maggiormente in emergenza?

“Mi sembra che Mourinho sia stato molto chiaro e abbia fatto le sue scelte, gran parte di quei giocatori probabilmente avranno più spazio da un’altra parte. Quando un allenatore chiede rinforzi vuol dire che non fa affidamento sulle potenziali alternative. Credo che la Roma prima di tutto debba intervenire in difesa, dove ha già avuto tanti infortuni e spesso sono stati costretti ad adattare Cristante in quel ruolo”. 

Inter, un ex Juve come vice-Lukaku
Romelu Lukaku, attaccante dell’Inter

Inter ieri e oggi

Per concludere col calciomercato parliamo di un’altra tua ex squadra, l’Inter. Come giudichi le voci su un possibile ritorno di Lukaku durante la prossima estate?

Mi sembrano soltanto favole. Lukaku è stato ceduto per più di 100 milioni, non credo che possa tornare all’Inter per una cifra inferiore. I bilanci e i soldi sono importanti per tutte le società, non soltanto per quelle italiane. Non credo che Lukaku lascerà il Chelsea, a meno che non arrivi un’offerta adeguata. Non vedo perché dovrebbero svenderlo solo perché lui ha espresso la volontà di andarsene”.

Com’è avvenuto il tuo passaggio dal Milan all’Inter? In estate c’è stato un episodio simile con Calhanoglu, c’è qualcosa di diverso rispetto al tuo caso?

“Come nel caso di Calhanoglu anch’io sono andato all’Inter per mia volontà, ma va detto che prima le società avevano molto più potere, una volta che veniva trovato l’accordo difficilmente potevi opporti. Dopodiché ci tengo a precisare che lasciai il Milan per non perdere la nazionale cosa che, giocando in Serie B, sarebbe stata inevitabile. Oggi mi sembra che i giocatori si spostino principalmente in base ai propri interessi economici, e Calhanoglu non è l’unico. Credo che le società debbano riprendere in mano il potere che avevano una volta“. 

Collovati-Milan
Fulvio Collovati al Milan

Momenti duri del periodo rossonero

Nel tuo ultimo anno al Milan, quello della retrocessione sul campo, sei stato protagonista di uno spiacevole episodio con i tifosi rossoneri. Come lo hai gestito? C’è un limite nel rapporto tifosi-giocatori che non dev’essere superato?

“Durante quel frangente fu ampiamente superato. La critica ci sta, specialmente nel mio caso visto che ero il capitano, anche se la disfatta era di tutto l’ambiente. La critica va accettata, in particolare quando le cose vanno male, ma i gesti violenti sono un’altra cosa che non c’entrano nulla col calcio“.

Parlando invece della prima retrocessione, quella dovuta al calcioscommesse, che ricordo hai di quel periodo? 

“Io ero molto giovane, avevo poco più di 20 anni, e ovviamente non ne ho un bel ricordo. Sia io che Baresi, ma anche il resto dei più giovani, non fummo coinvolti. Nonostante questo, fu un’esperienza frustrante, perché arrivare tra le prime tre e poi vederti retrocesso per un episodio come quello non è facile. Al giorno d’oggi vedo società che vengono contestate perché sono al quinto o sesto posto in classifica, noi invece da quel momento in poi lottavamo per non retrocedere. Preferisco ricordare momenti più belli della mia carriera“.

Collovati-Italia
Fulvio Collovati con la maglia dell’Italia @imagephotoagency

Italia Mundial

A proposito di momenti belli parliamo di una delle più grandi imprese della tua carriera, Spagna ’82. Come avete fatto a passare da una situazione di grande difficoltà, nella quale eravate dopo le prime tre partite, alla vittoria finale?

“Non è facile spiegarlo a parole. Abbiamo sofferto nel primo girone, anche se magari non abbiamo giocato così male come la stampa voleva far credere. Le critiche attuali sono niente in confronto a quello che abbiamo subito durante quel periodo, c’era molta prevenzione nei nostri confronti. Secondo me, la partita della svolta fu quella contro l’Argentina di Maradona, se non avessimo vinto quella non avremmo mai raggiunto la finale. Da quella vittoria abbiamo avuto la forza di affrontare il Brasile a viso aperto, senza paura del risultato, dato che saremmo usciti anche col pareggio. In quel momento è scattato qualcosa”.

Che ricordo hai di due personaggi chiave di quel Mondiale, Enzo Bearzot e Paolo Rossi?

“Paolo per tutti noi era un fratello, nelle prime tre partite non si reggeva in piedi. Dall’Argentina in poi cambiò tutto, anche perché ha sempre avuto la fiducia di Bearzot e anche la nostra. La sua rinascita coincise con la nostra, il suo sorriso era contagioso. Bearzot invece in quel Mondiale è stato come un padre, ci ha sempre difesi, dal primo all’ultimo giorno. Durante quel Mondiale ha fatto le sue scelte, ha convocato giocatori nei quali credeva fortemente“.

Parlando dell’Italia di oggi, secondo te quante possibilità ci sono di andare al Mondiale e di vincerlo?

“Stiamo parlando di una squadra molto giovane che, in maniera inaspettata, ha vinto l’Europeo. Ripetersi è sempre complicato, al momento non vedo squadre nettamente superiori, ma tante che si stanno rivoluzionando. Credo che l’Italia se la giocherà come sempre, anche se dovrà battere il Portogallo. Poi il fatto che una tra Italia e Portogallo non andrà al Mondiale dovrebbe far riflettere. La formula andrebbe cambiata“.