Giuseppe Galderisi, ex calciatore di Juventus, Milan e Verona e allenatore di calcio
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Galderisi in ESCLUSIVA: “Mourinho bollito, mi vien da ridere. La Salernitana merita la Serie A. Allegri alla Juventus? Se ne dicono tante…”

Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni Giuseppe Galderisi, salernitano doc, ha elogiato la straordinaria stagione della Salernitana, ad un passo dalla Serie A, soffermandosi sulla super-sfida tra Juventus e Milan e commentando il ritorno in Italia di Josè Mourinho

Galderisi in ESCLUSIVA: “Juventus-Milan? Se Pirlo gioca come ad Udine…”

Da Di Michele-Di Vaio alla strana coppia d’attacco formata da Gondo e Gennaro Tutino, 21 anni dopo la Salernitana è ad un passo dal ritorno in Serie A. Una stagione trionfale quella disputata dalla squadra di Fabrizio Castori, autrice di una cavalcata inarrestabile e padrona del proprio destino. Indipendentemente da quale sarà l’esito finale del derby lombardo tra Monza e Brescia, ai granata basterà conquistare i tre punti contro la già retrocessa Pescara per volare sull’Olimpo.

In compagnia di Mister Giuseppe Galderisi, in esclusiva ai nostri microfoni, abbiamo commentato il clima, le emozioni, gli attimi, le sensazioni che sta vivendo la città di Salerno, una piazza che merita questo traguardo. Un traguardo storico che potrebbe essere impreziosito da un’eventuale salvezza del Benevento. Tre squadre in massima serie per la Regione Campania che entrerebbe di diritto nella storia della manifestazione.

Luka Bogdan, difensore della Salernitana in prestito dal Livorno
Luka Bogdan, difensore della Salernitana in prestito dal Livorno

Non solo Salernitana, Galderisi, avendo indossato entrambe le maglie nel corso della sua carriera calcistica, si è anche soffermato sulla super-sfida della 35ª giornata di Serie A che metterà di fronte Juventus e Milan, ha elogiato l’operato di Antonio Conte sulla panchina dell’Inter e ha anche espresso un giudizio sulla corsa Champions e sul ritorno in Italia di Josè Mourinho.

Mister Galderisi che aria si respira a Salerno: il traguardo è vicino?

“E’ uno spettacolo, c’è grande attesa, c’è una fiducia incredibile in quello che potrebbe succedere. La tifoseria, la gente ha abbastanza esperienza da questo punto di vista e la sta vivendo nel modo giusto. In questi giorni a Salerno sta girando la parola Zitttt, nel senso stiamo zitti che non si sa mai. La squadra però ha fatto molto bene e comunque andrà merita gli applausi. Due punti di vantaggio a questo punto non sono niente male, indipendentemente da chi si affronta le partite bisogna giocarle, a volte quelle più facili sono le più difficili. Però penso che Castori, che io stimo molto, un po’ di esperienza ce l’ha, un po’ tanta (ride ndr)”.

Viste le recenti e deludenti esperienze in Serie A di Benevento, Crotone, Carpi, qualora dovesse arrivare la promozione in Serie A, la Salernitana è una squadra all’altezza della massima serie?

“Assolutamente sì. Salerno è una piazza che merita questo traguardo per società, tifoseria. E’ una città che può pensare in grande con la giusta umiltà. Quando si sale in un campionato così complicato bisogna consolidare e non fare voli tanto per volare, ma consolidare bene quello che ti sei guadagnato con tanta sofferenza e tanta fatica. Logicamente come tutte le piazze calde c’è entusiasmo, c’è pressione, bisogna trovare il giusto equilibrio in tutto, ma io credo che basta poco per incendiare Salerno e bisogna farlo nel modo giusto, con le persone, con le parole giuste”.

Quanto pesa, per te che sei un salernitano doc, non aver mai potuto indossare la maglia della Salernitana nel corso della tua carriera?

Nasco da una famiglia che ha praticamente il granata addosso e da piccolo scavalcavo con i miei amici il Vestuti per andare a vedere la Salernitana, per andare a vedere Caremi, Tinaglia, Abbondanza, Capone, Vitulano, me li ricorda ancora adesso (ride ndr). Ho sempre avuto un occhio particolare per la Salernitana, ma non c’è mai stata occasione per vestire quella maglia. Lo ha allenata, è stata l’annata dove dopo tre partite ci fu l’esonero, ma era una squadra molto forte, fa parte del mio lavoro purtroppo. E’ soprattutto una questione di affetto nei confronti della mia famiglia”.

L’ultima volta della Salernitana in Serie A fu nel 1998-1999: Gattuso, Di Michele, Di Vaio, Vannucchi che ricordi hai di quella squadra?

Era la Salernitana di Delio Rossi. Tra l’altro quella stagione fu segnata dalla strage del treno proveniente da Piacenza, un incidente che a Salerno ricordiamo bene ancora oggi. Sul piano sportivo quella squadra non meritava la retrocessione, la salvezza sembrava ormai cosa fatta e invece l’ultima giornata fu decisiva. La Serie A è così, basti guardare il campionato attuale, squadre che tre mesi fa sembravano salve oggi si vedono costrette a lottare per non retrocedere, bisogna tenere i piedi piantati a terra, ci vuole qualità nel trovare i calciatori, bisogna saper gestire le situazioni, ci vogliono tante piccole cose, ma penso che Salerno meriti questa opportunità“.

Marco Di Vaio, ai tempi della Salernitana (stagione 1998-1999)
Marco Di Vaio, ai tempi della Salernitana (stagione 1998-1999)

Se il Benevento dovesse centrare la salvezza, la promozione per la Salernitana sarebbe un traguardo storico per la Regione Campania che, per la prima volta nella storia, avrebbe tre squadre in massima serie

Sarebbe una gran cosa. Il Benevento ha un presidente che ha passione, potenzialità ed è un peccato che stia soffrendo così, mancano ancora quattro partite alla fine del campionato, sono partite difficili, ma ormai sono difficili per tutti. Devono crederci perchè hanno delle potenzialità per restare dove sono. Il problema è che il campo alle volte ti mette di fronte agli imprevisti, fino a qualche giornata fa avevano sette-otto punti di vantaggio, ora devono dare il massimo per tirarsi fuori. Conosco la piazza, l’ho allenata, merita di restare in Serie A, lo merita il presidente per l’impegno profuso in questi anni. Sarebbe uno spettacolo per la Campania avere tre squadre in Serie A“.

Capitolo Serie C: il Padova, club con il quale hai vissuto la miglior esperienza della tua carriera, meritava qualcosa di più? Nonostante la squadra di Mandorlini sia la principale favorita per la promozione, potrebbe influire psicologicamente nella testa dei calciatori?

Padova sta soffrendo, io vivo lì e conosco bene la situazione e lo stato d’animo della città. C’è stata molta tensione nelle ultime partite, il Padova aveva un vantaggio importante, ha un allenatore in gamba che io stimo moltissimo, una squadra attrezzata per la categoria e una società solida. Purtroppo nel calcio capitano delle cose che bisogna saper digerire e mettere da parte, mi riferisco all’episodio della schiacciata di Trieste, quando perse 1-0 per un gol con la mano. Adesso devono essere tutti bravi a resettare, è il momento di compattarsi, di ritrovare i meccanismi, energie fisiche perchè è una squadra forte, ha dei giocatori di categoria superiore in tutti i reparti. Se ritrova l’energia e anche un pizzico di serenità che deve venire dall’amarezza che hai vissuto, senza rimpiangersi troppo e senza guardarsi indietro, penso che squadre più forti del Padova non ce ne siano. In queste situazioni la figura dell’allenatore è determinante, Mandorlini è bravo, anche se ha vissuto male questo periodo”.

Domenica sera Juventus e Milan si affrontano in uno scontro decisivo per la lotta Champions. Chi ci arriva meglio e chi vedi favorita?

Se guardiamo la Juventus degli ultimi ’80 minuti ad Udine la risposta è già data. Il Milan nell’ultima giornata ha battuto il Benevento e non era facile, gioca sempre la sua partita e nell’ultimo periodo ha raccolto meno rispetto a quanto seminato. La squadra entra bene in campo, ha sempre un suo spirito, una sua iniziativa. A Torino affronterà un’avversaria che ha ribaltato una partita in 8′ minuti e l’abbraccio finale ti fa capire quanta rabbia c’era e quanta possibilità si può creare attraverso un episodio. Il gol di Ronaldo ha cambiato tutto. Sarà una partita molto aperta, molto difficile per entrambe, il Milan dovrà tenere alta l’intensità, la Juventus dovrà trovare quella continuità, quella convinzione, quell’unità di intenti che possono far la differenza”.

Hai indossato entrambe le maglie nel corso della tua carriera, a livello di mentalità, di idee che differenza hai trovato tra le due piazze?

Io sono cresciuto nella Juventus, avevo 13 anni, conosco perfettamente lo spirito che ama la società bianconera. Sono cresciuto con maestri di vita, non solo di calcio sia nello spogliatoio che come allenatori. Boniperti per me è stato un padre, una persona che mi ha trasmesso molto, Gianni Agnelli quando veniva mi coccolava, mi coccolavano tutti. Capisco perfettamente che nella Juventus non esistono mezze misure, devi dare il massimo, c’è solo un obiettivo, devi vincere e credo che negli ultimi anni, ad eccezione delle due delusioni in finale di Champions League, dove non è mai facile arrivare, la Juventus si è tolta tante soddisfazioni e continuerà a farlo. Il Milan l’ho vissuto il primo anno di Berlusconi, un Milan destinato a fare cose memorabili come è successo. Hanno due culture simili, entrambe vogliono vincere e devono cercare di qualificarsi in Champions League, il problema è capire chi non ci andrà, anche se è la bellezza di questo campionato”.

Giuseppe Galderisi ai tempi della Juventus
Giuseppe Galderisi ai tempi della Juventus

Se proprio dovessi scegliere: cosa ricordi con piacere della doppia esperienza con Milan e Juventus?

Con la Juventus ci sono tanti momenti importanti, l’esordio a Perugia, i sei gol segnati quando Bettega e Rossi erano squalificati. Se proprio dovessi scegliere, anche se forse si tratta di un ricordo negativo, ma mi è rimasto molto impresso perchè quella squadra lì meritava molto di più e aveva una base di uomini di spessore, Zoff, Furino, Tardelli, Cabrini, Bettega, gente che mi ha insegnato molto. Non dimenticherò mai le lacrime del presidente, quelle dei miei compagni quando perdemmo quella finale (1-0 contro l’Amburgo), eravamo una grande squadra, Boniek, Platini, Rossi, fu una serataccia. Tra i tanti momenti belli con la maglia della Juventus aggiungo questo perchè per me è stata una bella esperienza, mi ha aiutato a crescere, mi ha fatto capire tante cose. Il 1° anno col Milan con Liedholm fu un anno difficile, il periodo più bello è stato gennaio-febbraio quando riuscii a fare 4-5 gol di seguito, il rammarico è di non aver continuato con l’era di Sacchi per non essere riuscito a dimostrare tutto il mio valore. Sono entrambe esperienze che mi hanno segnato molto sull’aspetto tecnico-tattico, per gli allenatori e i giocatori che ho incontrato, ma tantissimo anche a livello umano per gli uomini di spessore che ho conosciuto”.

Ronaldo da una parte, Ibrahimovic dall’altra: Pirlo e Pioli si affidano ai rispettivi leader, questa scelta potrebbe rappresentare un freno alla crescita di entrambe le squadre?

Sono due fenomeni, i giocatori sanno perfettamente quando è l’ora di smettere. Entrambi, chi per un motivo, chi per l’altro, sono stati decisivi nel percorso delle due squadre. Se la società decide di confermarli, il Milan l’ha fatto e Ronaldo ha un altro anno di contratto, ci sarà un motivo. Il Milan con Ibrahimovic è molto più pericoloso, nonostante i tanti giovani, anzi intorno a questi due giocatori potrebbero crescere tanti ragazzi e imparare cosa significa mentalità vincente”.

In caso di mancata qualificazione in Champions, sarebbe un fallimento per entrambe le squadre?

Non è solo Milan e Juventus, qui ci sono 4-5 squadre che meriterebbero la qualificazione, perchè il campionato è lungo e le insidie sono molteplici. Fallire la Champions sarebbe un peccato però c’è anche un campo e ci sono anche dei risultati, le società blasonate non vorrebbero mai vivere queste situazioni, ma bisogna anche accettare il verdetto del campo”.

A proposito di Champions League, l’Atalanta è lanciatissima, quante possibilità hanno invece Gattuso e Inzaghi di centrare l’obiettivo?

L’Atalanta ha fatto due pareggi nelle ultime due partite che sarebbero potute essere tranquillamente due vittorie. Dà sempre l’impressione di poter battere chiunque, qualche passaggio a vuoto ci sta, ma bisogna solo fare un applauso grande a questa squadra che sta dimostrando con l’unità di intenti, con un obiettivo comune, con la qualità di un allenatore che ti dà una mentalità importante, che può dare filo da torcere chiunque, anche quest’anno in Europa se la sono giocata. Il Napoli deve rincorrere, il pareggio col Cagliari all’ultimo minuto è stato devastante per i due punti persi. Nell’ultimo periodo sta giocando un grande calcio, ha recuperato Osimhen, è una squadra con caratteristiche diverse, che arriva facilmente in porta; anche la Lazio, che ha una partita in meno, può rimettersi in corsa e ha dimostrato che quando sta bene ha le carte in regola per poter far male, davanti ha dei calciatori che fanno la differenza. Sarà un finale di stagione in cui potrebbe succedere di tutto”.

Un mercato un pò troppo confusionario, la scelta rischiosa di affidarsi ad Andrea Pirlo: pensi che la Juventus abbia bisogno di una rivoluzione a fine stagione?

“Io penso che all’inizio dell’anno nessuno, e dico nessuno, metteva la Juventus alle spalle di nessun’altra squadra. E’ troppo facile parlare dopo, la rosa della Juventus è sempre stata considerata la miglior rosa d’Italia. La scelta dell’allenatore è stata fatta dalla società, ha ottenuto anche buoni risultati, è mancata la continuità. Sicuramente qualcosa la Juventus sta pensando di fare, ma bisognerà prima far fronte alle uscite e poi alle entrate. L’obiettivo rimane sempre lo stesso, cercare di vincere in Italia e in Europa. Allegri alla Juventus? Se ne sentono tante ultimamente, i risultati delle ultime quattro partite saranno decisivi, se la Juventus le perde tutte penso che cambierà”.

Scudetto all’Inter: merito di Antonio Conte o della rosa a disposizioni ne, oppure i demeriti della concorrenza hanno dato una mano ai nerazzurri?

Conte ha inciso molto, peccato perchè poteva competere anche in Europa. Le difficoltà iniziali erano dovute ai tanti impegni e al fatto che la squadra aveva bisogno di essere amalgamata. Conte ha dato però un’idea di calcio importante, è molto bravo a cambiare le cose in corso, a gestire e a motivare il gruppo. Credo che quest’anno l’Inter ha avuto una crescita esponenziale pazzesca e ha dimostrato di meritarsi lo scudetto, nessuno è riuscito a tenere quel ritmo, 10 vittorie consecutive, con una coppia davanti stratosferica e quando hai solidità, mentalità, giocatori in grado di garantire continuità, tutto diventa più semplice. E di questo bisogna dar merito a Conte”.

Verona di Osvaldo Bagnoli: Campione d'Italia nella stagione 1984-1985
Verona di Osvaldo Bagnoli: Campione d’Italia nella stagione 1984-1985

No alla Superlega, ma la riforma della Coppa Italia non è l’esatta rappresentazione di un calcio sempre di più elitaria. Tu sei stato protagonista di uno degli ultimi scudetti vinti da una “piccola”, il Verona di Bagnoli, al giorno d’oggi ripetere un’impresa del genere è quasi impossibile?

Di impossibile nel calcio non c’è niente però quel Verona lì è difficile da ripetere perchè noi all’epoca, ad inizio stagione, valutavamo quali fossero le possibile squadre da metterci alle spalle per centrare la salvezza. E invece poi abbiamo vinto col Napoli, con l’Udinese, a Roma con la Lazio, era una squadra che aveva un’idea di calcio concreta, abbiamo ricevuto applausi dovunque e mantenuto il primato in classifica dalla 1ª all’ultima giornata. Adesso è più complicato, però il calcio è fatto anche di queste cose, bisogna sempre tener vivi i sogni, bisogna sempre provare a crescere, anche attraverso le delusioni. A volte l’impossibile diventa possibile, tutto sta nel circondarsi di persone giuste che lavorano nel modo giusto, una società importante, uno staff importante dove i calciatori prima di campioni professionisti, devono essere uomini per creare una mentalità vincente”.

L’Atalanta potrebbe riuscire nell’impresa?

“Io glielo auguro, ma l’Atalanta è già da tanti anni che dimostra di essere una società con i controfiocchi, è una società che ha sempre lavorato bene, ha sempre saputo scegliere i giocatori, ha dato carta bianca ad un allenatore che ha delle idee importanti nel modo di lavorare e sul piano mentale. Quel Verona era un po’ diverso, nessuna poteva pensare ad un’impresa del genere, anzi secondo alcuni rischiavamo addirittura la retrocessione. L’Atalanta, invece, sa già che se magari non vince, riesce comunque a classificarsi nelle primissime posizioni perchè è forte”.

Mourinho alla Roma può essere interpretata come un’operazione simile a quella messa a segno dalla Juventus con Cristiano Ronaldo a livello

Una piazza come Roma ha bisogno di questo perchè è una piazza calda, perchè è una piazza che vuole mettersi al pari delle altre grandi. Io sento tanti commenti su Mourinho, gli è stato dato del brocco, del bollito e mi viene da ridere perchè è un allenatore che ha vinto dovunque, dotato di grande personalità e credo che dove va Mourinho l’aria cambia. Se ha fatto una scelta del genere è perchè ci sono grandi possibilità e me lo auguro perchè nel campionato italiano c’è bisogno di questi professionisti veri, che hanno una certa qualità nell’esprimersi e nel cercare di elevare tutto ciò che è intorno a lui”.

José Mourinho, nuovo allenatore della Roma @Image Sport
José Mourinho, nuovo allenatore della Roma @Image Sport

A proposito di allenatori mister, quando ti rivedremo in pista?

Mi auguro presto, adesso mi scade il contratto con la Vis Pesaro. Voglio fare bene, voglio arrivare a togliermi delle soddisfazioni e nonostante le difficoltà incontrate, sono convinto che ci riuscirò dopo tutti i sacrifici che ho fatto. Con questa testa e con questa voglia di migliorarmi, di crescere e di imparare sono convinto di riuscire a portare a termine l’obiettivo e l’esperienza mi darà sicuramente una mano”.

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