in

Greta Beccaglia, giornalista molestata ad Empoli: perché è giusto parlarne ancora

Un’analisi sulla questione delle molestie della giornalista Greta Beccaglia dopo Empoli-Fiorentina

Greta Baccaglia
Greta Baccaglia

Spesso capita, negli esseri umani e nelle cose che di essi sono il prodotto, che nelle contraddizioni si manifestino le più grandi fragilità. Ed è proprio una contraddizione che recentemente ha messo ancora una volta in mostra, come se ce ne fosse ancora bisogno, una delle tante criticità di cui è attualmente “malata” la nostra società e, di riflesso, il nostro calcio. Nel tardo pomeriggio del 27 novembre infatti, giorno che la Lega di Serie A aveva dedicato alla memoria internazionale contro la violenza sulle donne, nelle immediate vicinanze dello stadio Carlo Castellani di Empoli, mentre i tifosi ospiti della Fiorentina uscivano dallo stadio a seguito della sconfitta dei viola per 2-1 contro i padroni di casa, la giornalista di A Tutto Gol, Greta Beccaglia, inviata allo stadio per raccogliere i pareri dei tifosi nel post partita, è stata molestata con uno schiaffo sui glutei da un tifoso della Fiorentina.

Greta Beccaglia
Greta Beccaglia

Il brutto episodio

L’episodio ha fatto molto discutere e si è subito messa in moto la grande macchina della retorica che prontamente entra in azione in questi casi. Vergogna, medioevo, solidarietà, questi i classici commenti che hanno riempito televisioni e social network, senza che si arrivi davvero alla questione centrale. Da quant’è che tendiamo ad accettare questi comportamenti? Da quant’è che ignoriamo o ridiamo di questi comportamenti? Da quant’è che riteniamo normale quello che accade fuori e dentro gli stadi solo perché così s’è sempre fatto? Quanto successo ad Empoli infatti, non è un fatto isolato e contestualizzato in una precisa dinamica, ma solo uno degli innumerevoli episodi che ogni giorno le donne subiscono in pressoché ogni luogo sociale. L’uomo che ha dato lo schiaffo alla giornalista, non è un pazzo scriteriato, sia ben chiaro! Non è un molestatore malato e psicotico, ma una persona normale, come tante altre che erano lì in quello stadio e come le tante che frequentano altri stadi o altri ambienti.

Il primo passo per guarire dal “male”, qualunque sia questo male, è il riconoscimento dello stesso. Non si può curare un’infezione  se non si sa dove sia o addirittura cosa sia, e allora non si potranno curare le molestie, il catcalling e i femminicidi fino a quando non riconosceremo ed inquadreremo il fenomeno nella banale, quanto orribile, poca considerazione che della donna, e più in generale del prossimo, si ha nella società contemporanea.

“Dai non te la prendere, non te la prendere” oppure “Eh… ma che sarà mai uno schiaffetto? E’ un complimento! E poi alle donne i complimenti fanno piacere”. Per queste frasi è giusto parlare di quanto accaduto al termine di Empoli-Fiorentina, perché fino a quando ci saranno questi commenti l’indignazione di pochi purtroppo servirà a ben poco. Solo quando impareremo a non addossare sempre agli altri le colpe, potremmo diventare parte attiva della cura e rispettare di più un po’ tutti.