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Grido d’allarme o colpo di Stato? Superlega-Agnelli: tempi e modi sbagliati

Andrea Agnelli è tornato a parlare di Superlega. Lo ha fatto difendendola a parole, così come nei fatti immerge nel rischio esclusione UEFA anche la sua Juventus. Lo ha fatto citando tutta la buona fede del progetto: che, se vera, è stata resa agli occhi del pubblico nel peggiore dei modi possibili tra tutti i club fondatori

Agnelli, Paratici e Nedved, staff dirigenziale della Juventus
Agnelli, Paratici e Nedved, staff dirigenziale della Juventus

Attacco al potere

A margine della conferenza stampa d’addio di Fabio Paratici da CFO della Juventus, il presidente Andrea Agnelli ha parlato della Superlega. Lo ha fatto da ideatore, promotore e conservatore di uno status di club fondatore che sta creando non pochi dissidi con l’UEFA. L’ha fatto, a sua detta, anche da vittima di un sistema orientato verso il collasso e a cui gli stessi club devono garantire il futuro.

E dalle parole del chairman dei bianconeri, il torneo formato da 20 club, simil-campionato e con cinque inviti per meriti sportivi a fronte di 15 presenze fisse è la risposta giusta. Una risposta scritta nero su bianco tra il 18 e il 19 aprile scorso e durata appena 48 ore, viste le minacce di Ceferin e Infantino. Lo stesso che, mesi più tardi, a detta del NY Times ne era perfettamente a conoscenza e ne aveva avallato l’introduzione sul palcoscenico calcistico mondiale.

Superlega
Superlega, logo ufficiale

Luci e ombre trapelano da un’unica fonte, la Superlega, che ha assunto i tratti di un colpo di Stato delle squadre nei confronti di chi comanda. UEFA e FIFA, nello specifico, sentitesi scavalcate ed attualmente con pesanti sanzioni in pugno – non definitive, vista la presenza del TAS e della Corte di Giustizia Europea come ancora di salvataggio per Juventus, Barcellona e Real Madrid. Ciò che per molti è stato un attacco al potere garantisce Agnelli – in realtà era un grido d’allarme.

Comunicazione scadente

Agnelli ha ribadito, nella conferenza di ieri, che non vi era alcuna intenzione di sovvertire l’ordine naturale delle cose, che l’idea originale era quella di consentire alla macchina di Ceferin di gestire il tutto. La Superlega non è nata come imposizione, ma come proposta. Juventus, Real Madrid e Barcellona hanno spinto gli altri club a formare una Lega chiusa sul modello NBA, dimenticandosi però di un piccolo particolare: i tempi e i modi. Ossia tutto quello che rientra nella sfera comunicativa. In una società interconnessa, attiva online e offline 24/7, è impensabile irrompere all’improvviso sulla scena senza alcuna conseguenza.

Allo scoccare della mezzanotte del 18 aprile, spunta fuori un comunicato. Letteralmente dal nulla. La forma è l’aspetto meno impattante, ma lo è il contenuto: i club hanno fondato la Superlega. Ciò scatena reazioni, minacce e per dirla tutta anche un pizzico di ipocrisia che nell’A.D. 2021 non guasta mai. Ma è indubbio che il pensiero iniziale dal momento del click sull’invio del comunicato era ormai totalmente compromesso.

Florentino Perez
Florentino Perez, presidente del Real Madrid

Grido d’allarme: un incendio da spegnere

Balzando fuori dal nulla in piena notte, l’idea promossa da Agnelli e Perez ha tradito prima di tutto se stessa. “Non un’imposizione, non un colpo di stato. Ma un grido d’allarme”. Ebbene, quale grido d’allarme potrebbe mai essere ascoltato in piena notte? Forse nel quartiere popolato dall’élite del calcio, storici vicini di casa in cui la rivalità è limitata ai soli tifosi. Non è assolutamente certa la malafede del progetto Superlega, la sua esclusività quasi punitiva: ma di sicuro, la comunicazione adottata ha fatto pensare proprio a questo.

Ceferin, presidente della UEFA @Image Sport
Ceferin, presidente della UEFA @Image Sport

Lo stesso sito web, costruito in fretta e furia, ne è ulteriore testimonianza. I tempi sono stati totalmente stravolti dalla fretta di emergere e, allo stesso tempo, dalla pressione da mettere a UEFA e FIFA. “Fate qualcosa, altrimenti ci arrabbiamo” sarebbe stato più congruo con l’idea del grido d’allarme. Creare una competizione dal nulla, infrangendo norme, suggerisce un colpo di Stato. L’apparenza inganna e un libro non si giudica dalla copertina, ma mentre aggiorniamo la lista dei luoghi comuni, c’è un ultimo indicatore.

Se vi era buonafede, se vi era intenzione di cambiare indipendentemente dalle conseguenze: perché di 12 fondatori sono rimasti in tre? Paradossalmente, è la coerenza di quest’ultimi che dovrebbe stimolare la UEFA a fare di meglio. Perché se è vero che Superlega, Agnelli e Perez ne escono marchiati a vita, Ceferin dovrebbe trarre del buono da tutta la vicenda. E spegnere l’incendio, invece di alimentarlo.

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