Immigrazione clandestina: alcune verità scomode sui campioni d’importazione

Lo Spezia riapre un tema dolente: l'immigrazione clandestina dei giovani calciatori

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Il caso dello Spezia rimette in luce un problema del calcio: l’immigrazione clandestina

Non è una novità quello dell’immigrazione clandestina nelle squadre di calcio. In questi giorni si torna a parlarne e causa dello Spezia. Sono partite infatti quindici denunce e gli indagati rischiano da 5 a 15 anni di reclusione. La Questura ha constatato un “sistema finalizzato a far giungere in Italia giovani nigeriani”.

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Uno scossone per lo Spezia calcio

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale della Spezia, per violazioni sistematiche delle disposizioni in materia di immigrazione clandestina, ha interdetto per un anno dall’attività l’amministratore delegato Luigi Micheli ed il presidente Stefano Chisoli, che è pure alla testa della dilettantistica Valdivara Cinque Terre.  La Questura ha comunicato l’esistenza di un vero e proprio modus operandi finalizzato a far giungere e permanere in Italia calciatori minorenni di origine e nazionalità nigeriana della scuola calcio di Abuja. Si parla di tesseramenti fittizi nelle squadre dilettantistiche, per ricavare importanti plusvalenze da mettere a bilancio.

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C’è un precedente più grave di un paio di anni fa

Un paio di anni fa sono state coinvolte per frode sportiva e immigrazione illegale squadre di Serie A e alcuni dirigenti del Prato calcio, in Lega Pro. Gli indagati avrebbero alterato i risultati di alcune partite e favorito l’ingresso illegale in Italia di minorenni africani, alcuni dei quali poi ceduti a squadre di serie superiore, a quanto pare non a conoscenza dei fatti.
Le società calcistiche Inter, Fiorentina e Cittadella avevano ricevuto una richiesta di accesso agli atti societari dalla procura della Repubblica di Prato nel 2017. I magistrati avevano indagato, in particolare, sul trasferimento di due giovani africani che avrebbero fatto ingresso in Italia con documentazioni fittizie al fine di ottenere, per le società che ne detenevano il cartellino di tesseramento, Prato e Sestese, profitti sulla vendita dei giocatori.

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Qualcosa che richiama Passaportopoli

Al termine della stagione 1998-99, dopo il campionato da protagonista giocato con il Venezia, Alvaro Recoba tornò all’Inter, ma non aveva ancora il passaporto comunitario. Ad Appiano i cinque posti da extracomunitario, però, erano già occupati. Ciò sarebbe significato perdere il giocatore da parte della società. Il 12 settembre del 1999 però Recoba ottenne il documento che gli permise di continuare in nerazzurro. Ad un anno di distanza, però, scoppiò lo scandalo, Warley e Alberto vennero fermati alla dogana polacca durante una trasferta dell’Udinese, i loro passaporti risultano contraffatti. Da lì il vaso fu scoperchiato. L’inchiesta si allarga e sette società risultano coinvolte: Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza e Sampdoria. Totale: quindici dirigenti e quattordici giocatori, compreso Recoba sono coinvolti.

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