Antonio Conte, tecnico dell'Inter @Image Sport
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Inter, da infiltrato a protagonista: lo Scudetto di Antonio Conte

Lo Scudetto dell’Inter è, inevitabilmente lo Scudetto di Antonio Conte. Dalla quasi rottura con l’ambiente al ruolo di protagonista, il tecnico salentino ha guidato l’ascesa nerazzurra ai vertici del calcio italiano

L’etichetta

Antonio Conte è riuscito in un’impresa più unica che rara: terminare ciò che lui stesso aveva iniziato in Serie A. Con la sua Inter ha interrotto il dominio della Juventus che durava da nove stagioni e che vide la luce proprio grazie al tecnico salentino. Lo Scudetto dei Vucinic, dei Matri e della BBC, diventa il titolo strappato con forza dalla maglia della Signora da Lukaku e Lautaro, da Eriksen e da una retroguardia blindata. La miglior versione dei nerazzurri degli ultimi anni coincide con il secondo di Conte in quel di Milano: una storia che, però, sarebbe potuta terminare con troppo anticipo.

Superati i problemi con il club dopo la finale di Europa League contro il Siviglia, l’Inter ha incontrato la prima rinascita. Essa a dire il vero è partita dallo scorso anno, concluso ad un solo punto dalla Juventus di Sarri e con una quasi trionfale cammino europeo. Ebbene, nonostante qualche segnale positivo fosse già trapelato, per l’allenatore Campione d’Italia la strada non è stata tutta in discesa. La prima vittoria della sua Inter non è, infatti, solo lo Scudetto. Ma l’essersi scollato di dosso l’etichetta di “infiltrato”.

Esultanza Inter @Image Sport
Esultanza Inter @Image Sport

E il piano B?

Goliardicamente – e a giustificarne goffamente qualche insuccesso – sono piovute critiche sull’Antonio Conte allenatore dell’Inter negli scorsi mesi. La più comune riguarda il suo passato bianconero, tanto da essere additato come infiltrato assieme a Beppe Marotta. Il che fa parecchio sorridere, considerando che proprio due ex juventini hanno riconsegnato la prima gioia al popolo nerazzurro dopo 11 anni di attesa. Ma il calcio è così e l’allenatore è spesso il primo responsabile, l’unico a detta di molti in merito all’eliminazione in Champions League.

La coppa più prestigiosa è quella che più lo sottopone a stress e critiche, complice un’altra eliminazione ai gironi e la presunta assenza di un piano B al suo 352. Il tutto prontamente smentito in Serie A, campionato complicato e che Conte ha affrontato in continua ascesa. Lo dimostrano i 41 punti su 45 nel girone di ritorno, il numero di gol di Lukaku e Lautaro e la difesa meno battuta del torneo.

Christian Eriksen, centrocampista dell'Inter @imagephotoagency
Christian Eriksen, centrocampista dell’Inter @imagephotoagency

Da nemico a miglior amico

“O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo” suggerisce Harvey Dent in Batman, di Cristopher Nolan. Sebbene in un gioco come il calcio non vi siano buoni o cattivi, Antonio Conte ha compiuto il percorso inverso agli occhi dei tifosi dell’Inter. Passando, inaspettatamente, da nemico a miglior amico. A tal punto da diventare assoluto protagonista del diciannovesimo Scudetto, scegliendo gli uomini giusti nei momenti giusti. Di sicuro può confermarlo Eriksen, da separato in casa a pedina imprescindibile nel piano Ballora esiste! – del doppio play in mediana con Brozovic.

Di certo vorrà confermarlo lo stesso Conte che, c’è da scommettersi, da domani penserà già alla prossima stagione. Il suo percorso nell’Inter non è ancora terminato, nemmeno a detta del più accanito dei detrattori. Il pregio del tecnico è quello di tirare fuori il meglio dai calciatori che ha, fin quasi a spremerli. E non sarà mai sazio di vittorie: alla faccia dell’infiltrato.

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