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Inter del Triplete: l’insieme più della somma delle parti

Inter del Triplete: l'insieme più della somma delle parti
L'Inter del Triplete 2009/2010 solleva la Champions League

Inter del Triplete: l’insieme più della somma delle parti. Secondo le Leggi della Gestalt, l’insieme è più della semplice somma delle sue parti. La totalità sa dunque evocare qualcosa di inedito e di più forte della mera addizione aritmetica. Un risultato ancorato sull’unione, che va oltre le leggi matematiche e che non potrebbe esistere senza lo sforzo comune di tutte la parti in gioco. Nella Germania di inizio XX secolo non pensavano al calcio nel momento della formulazione di questi assunti, che venivano invece applicati a campi come la percezione visiva e la memoria. È però possibile, seppur con le dovute proporzioni, immaginare di applicare queste massime al mondo del pallone. Gli esempi nel corso degli anni sono aumentati a dismisura. Formazioni straordinarie, in grado di creare gruppi granitici e compatti anche di fronte alla più ostica delle avversità.

Undici giocatori che, insieme, sanno dare più di quanto non darebbero da soli. Se poi la data corazzata in questione è composta da grandi individualità, il risultato allora sa essere altamente esplosivo. Ed è proprio questo il caso dell’Inter della storica stagione del Triplete: una banda di calciatori di ottimo calibro che inseriti nel giusto contesto sono riusciti a raggiungere un traguardo che singolarmente e senza la spinta della coesione verso un unico obiettivo non avrebbero potuto festeggiare. Il minimo comun denominatore di tale parata di campioni, il perno capace di lanciare metaforicamente il grido “l’unione fa la forza“, era un tecnico che negli anni si era fatto conoscere per altre incredibili imprese. Fin da subito ci aveva tenuto a mettere in chiaro di non essere secondo a nessuno: per alcuni è lo Special One, per tutti semplicemente José Mourinho.

Inter 2009/2010: via alle danze

L’Inter di Mourinho, ai blocchi di partenza della stagione 2009/10, non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Da ormai diversi anni la squadra dominava infatti in lungo e in largo in Italia, con addirittura tre scudetti di fila in bacheca. Al primo anno sulla panchina nerazzurra, il tecnico ex Porto e Chelsea era riuscito a vincere il tricolore senza però lasciare il segno in Champions League, dove il cammino della Beneamata si era arrestato agli ottavi di finale contro il Manchester United. Proprio questo era il tallone d’Achille dell’Inter dell’epoca: le gravi difficoltà a livello europeo. I tifosi, arrivati all’alba della nuova annata calcistica, iniziano a sognare di poter puntare a qualcosa di più che una semplice, si fa per dire, vittoria dello scudetto.

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Wesley Sneijder, Diego Milito e Samuel Eto’o ai tempi dell’Inter

La dirigenza quell’estate sembra recepire perfettamente il messaggio e, condividendo la voglia di alzare l’asticella, piazza alcuni colpi di calciomercato che ancora oggi vengono altamente celebrati. Dal Bayern Monaco arriva Lucio, che presto diventerà uno degli inamovibili dell’imperforabile retroguardia nerazzurra. A centrocampo, poi, fanno il proprio ingresso Thiago Motta e Wesley Sneijder, agitatore tecnico e direttore d’orchestra del nuovo corso interista arrivato all’ultimo respiro dal Real Madrid. Ma, come se non bastasse, il restyling maggiore avviene in attacco. Zlatan Ibrahimovic vola al Barcellona per provare a vincere la Champions League e al suo posto sbarca a Milano Samuel Eto’o, uno degli uomini chiave del nuovo 4-2-3-1 di Mourinho. Come centravanti infine ecco Diego Milito, giunto in nerazzurro come Principe ma presto incoronato come Re sul tetto d’Europa.

Inter e Roma: la Coppa Italia è nerazzurra

Il primo tassello dell’epopea dell’Inter prende forma il 5 maggio. Quella data tanto sofferta dal popolo nerazzurro ad inizio anni 2000 si fa più dolce allo Stadio Olimpico, dove i ragazzi di Mourinho affrontano la Roma per la finale di Coppa Italia. Proprio contro i giallorossi i milanesi stavano lottando con le unghie e con i denti per conservare la vetta della classifica in Serie A. Ma il destino ama giocare e decide di mettere a confronto i due schieramenti anche su un altro fronte. Fin dalla vigilia i toni sono accesissimi, con l’allenatore del Biscione che con la sua solita dialettica critica aspramente la decisione di giocare la finale nella Capitale e non su campo neutro. I toni polemici dello Special One, messo di fronte all’avversario di sempre Claudio Ranieri, sono però solo l’antipasto di quello che succederà in campo.

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L’Inter festeggia la Coppa Italia 2009/2010

Una vera battaglia si consuma infatti tra le due squadre, che si rendono protagoniste di un match teso e ricco di episodi contestati. A risolvere la pratica ci pensa però Milito, con un gran tiro che si insacca sotto la traversa della porta difesa dai capitolini. E al fischio finale di una partita infuocata il risultato premia l’Inter. Il primo round del confronto con la Roma dice nerazzurri, la Coppa Italia è dei milanesi. Il club del presidente Moratti sa di avere una grande possibilità per le mani. Per raggiungere la leggenda, però, mancano ancora alcuni gradini da scalare faticosamente.

Inter: contro il Siena ecco lo scudetto

Il 16 maggio l’Inter è pronta a dare tutto per la conquista dello scudetto. La pesante sconfitta contro la Sampdoria subita dalla Roma qualche settimana prima taglia le gambe ai giallorossi, che fino a quel momento avevano cullato un sogno tricolore che per loro sfortuna non si concretizzerà. Mourinho e i suoi, nuovamente in testa, si presentano alla sfida decisiva contro il Siena con il favore dei pronostici. La partita, però, prende una piega inaspettata. La rete tarda ad arrivare e i nerazzurri non riescono a passare in vantaggio, iniziando a far serpeggiare scenari da incubo. In campo, quel giorno, sembra essere stata lanciata una vera e propria maledizione. A spezzare l’incantesimo, però, come nella più classica delle fiabe, ci pensa un Principe.

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Diego Milito esulta dopo il goal in Siena-Inter 0-1

Il copione è simile a quello visto sul campo di Roma per la Coppa Italia: è Milito a salire in cattedra. Anche il risultato non cambia e il double è messo in cassaforte. L’1-0 firmato dall’attaccante ex Genoa fa tirare così un sospiro di sollievo e consegna il successo nazionale ai nerazzurri. La festa è grande, ma la concentrazione è massima per quello che accadrà di lì a poco. Nel mirino, infatti, pare esserci già il Bayern Monaco. La spedizione europea verso Madrid inizia a prendere corpo e la volontà di centrare un traguardo storico cresce a dismisura. Dopo la Coppa Italia e la Serie A, l’Inter si gioca la Champions League.

L’Inter a Madrid: il Triplete è realtà

L’Inter arriva così al 22 maggio 2010 carica di speranze. Vincere per scrivere la storia e rivalutare il proprio curriculum europeo oppure perdere mancando un’occasione più unica che rara. Non ci sono mezze misure, quella sera è gloria oppure fallimento. Se i nerazzurri possono giocarsi la Champions League però lo devono al doppio confronto contro il Barcellona, superato con grande fermezza d’animo da parte della squadra italiana. È quella di fatto la pietra miliare dell’annata degli interisti, che di fronte ad un team composto da campioni irresistibili sono riusciti comunque a compattarsi dimostrando il proprio indiscutibile valore.

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L’Inter del 2009/10 scesa in campo in finale di Champions League contro il Bayern Monaco

Dopo l’impresa ai danni dei blaugrana, dunque, il Triplete sembra finalmente possibile. Il Santiago Bernabeu non spaventa i calciatori di Mourinho, che di fronte al Bayern Monaco sembrano di un altro pianeta. La firma, neanche a dirlo, è ad opera del solito Milito. La doppietta dell’argentino fuga ogni dubbio: l’Inter, dopo 45 anni, è nuovamente campione d’Europa. L’attesa è stata lunga e dolorosa per la piazza, ma la gioia del momento ha saputo chiudere istantaneamente quelle ferite al cuore mai rimarginate negli anni precedenti.

Inter e Mourinho: i nerazzurri nella leggenda

Mourinho, lo Special One, autentico prototipo del manager calcistico, riesce così a compiere l’ennesimo miracolo grazie ad un insieme di meravigliosi interpreti in grado di esaltarsi a vicenda. L’aiuto reciproco e la solidità, oltre che le ottime individualità tecniche, i reali punti di forza di una formazione a tratti non replicabile. Javier Zanetti alza la coppa in quella sera di maggio, mentre Mou non sa trattenere le lacrime per un successo che è suo e di tutto l’ambiente dell’Inter. Il portoghese deciderà di fermarsi proprio lì, al Bernabeu, con il Real Madrid pronto a puntare su di lui per tornare ai vertici.

Inter del Triplete: l'insieme più della somma delle parti
José Mourinho, ex tecnico dell’Inter

È la fine di un era per la Beneamata, che da quel momento dovrà ripartire per provare a diventare di nuovo grande. Ciò che resta è invece la gloria indelebile di quel tris trionfale, unico finora per il calcio italiano. Coppa Italia, Serie A e Champions League. Tre trofei di per sé scintillanti, ma che messi insieme significano ben altro. Della serie: 1+1+1 in questo caso non fa 3, ma forse qualcosa di più. Prese singolarmente quelle coppe sono una cosa, fianco a fianco assumono un’importanza assai maggiore. Proprio come gli interpreti di quella squadra, che per sempre sarà ricordata con un solo inequivocabile appellativo: l’Inter del Triplete.

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