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Inter, gli acquisti estivi deludono: promossi solo Dimarco e Dzeko

In casa Inter c’è grande rammarico per la sconfitta subita ieri sul campo della Lazio: tra i più in ombra gli acquisti estivi Dumfries, Calhanoglu e Correa, non ancora inseriti completamente nella loro nuova squadra, mentre Dimarco e Dzeko hanno già convinto

Joaquin Correa (Inter) @Image Sport
Joaquin Correa (Inter) @Image Sport

Chi torna a casa e chi è ancora spaesato

Sono ore di riflessione in casa Inter per quanto accaduto ieri sera nel big match dell’ottava giornata di Serie A contro la Lazio, vinto per 3-1 dai biancocelesti. A far pensare il tecnico dei nerazzurri Simone Inzaghi, la dirigenza e tutta la tifoseria è l’impatto molto negativo di alcuni degli acquisti messi a segno in estate, non solo nella partita di ieri, ma più un generale in tutte le sfide di questo inizio di stagione. Concentrandosi sulle fasce, nella sessione estiva di calciomercato ci sono stati due innesti principali sulle corsie laterali del centrocampo, ovvero quelli di Federico Dimarco e Denzel Dumfries, i quali hanno finora offerto prestazioni agli opposti l’uno dall’altro.


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Per il primo, dopo gli anni passati in prestito tra Ascoli, Empoli, Sion, Parma e Verona, si è trattato di un ritorno a casa, visto che è cresciuto nel settore giovanile della Beneamata e con la maglia nerazzurra ha esordito nel massimo campionato italiano l’11 dicembre 2014. Il suo ruolo iniziale in questa stagione doveva essere quello di alternativa a Perisic, ma il ragazzo nato e cresciuto a Milano in una decina di partite è già riuscito a ritagliarsi il suo spazio, collezionando 9 presenze, 1 gol e 2 assist, e pazienza se contro l’Atalanta ha sbagliato un rigore, può capitare, ma negli occhi di tutti è rimasto il missile spedito all’incrocio su calcio di punizione rifilato alla Sampdoria, e anche ieri è stato tra i migliori.

 


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L’esterno olandese, invece, era arrivato in Italia con la pesante eredità di un certo Hakimi da raccogliere, e finora non ha saputo rispondere presente e rispettare le aspettative che c’erano su di lui. Il classe 1996, che doveva essere titolare indiscusso, non è ancora riuscito a prendersi stabilmente il posto sulla sua fascia di competenza, in quanto Inzaghi spesso gli preferisce Darmian, che garantisce più copertura. Ecco perchè spesso parte dalla panchina e quando entra in campo non riesce praticamente mai ad incidere: finora ha messo insieme 7 presenze con 1 assist, ma nessuna rete. Non è un caso che l’unico passaggio vincente fin qui fornito sia stato realizzato quando è partito dal 1′, nel match col Bologna, dunque forse meriterebbe più spazio, anche perchè il tempo ancora c’è, ma deve cominciare a mostrare il suo valore, e il ragazzo deve ancora ambientarsi, si intuisce che è ancora un pò spaesato.

Denzel Dumfries, nuovo terzino dell'Inter @Image Sport
Denzel Dumfries, nuovo terzino dell’Inter @Image Sport

Partenza sprint, poi il vuoto

Spostandoci più dentro al campo, nel ruolo di mezzala ha finora faticato un pò Hakan Calhanoglu. Il fantasista turco era stato il botto di inizio mercato dell’Inter, in quanto era stato strappato ai cugini del Milan a parametro zero, ma il suo ingaggio era stato dettato da una necessità, più che da una scelta tecnica: i nerazzurri dovevano infatti trovare un sostituto dello sfortunato Christian Eriksen, il cui ritorno sul rettangolo verde resta ancora incerto nei tempi e nei modi.

Il classe 1994 aveva iniziato la sua avventura sull’altra sponda del Naviglio con le migliori premesse, sembrava potesse essere un giocatore decisivo per la squadra meneghina, come lasciava intuire la sua partenza sprint con un gol e un assist nella prima partita di campionato col Genoa, risultando uno dei migliori del match. Negli appuntamenti successivi, tuttavia, il calciatore si è spento ed è progressivamente calato, con appena un assist nelle sette sfide giocate dopo il suo esordio di fine agosto.

Calha si è perso in un vuoto d’identità, su una collocazione tattica ben precisa ancora non raggiunta: non si capisce se giochi meglio da mezzala o da trequartista, probabilmente nel secondo ruolo. Infine, la sua grande pecca, che da sempre lo contraddistingue, ovvero la mancanza di continuità: i colpi e il talento ce li ha, ma troppo spesso non riesce ad esprimerli al massimo delle sue possibilità, fornendo prestazioni incolore.

Edin Dzeko (Inter) @Image Sport
Edin Dzeko (Inter) @Image Sport

Il Tucu confuso, il Cigno implacabile

Chiudiamo con un focus sui nuovi arrivati nel reparto offensivo, anche qui con una nota negativa e una positiva. Partendo da chi ha finora deluso, sicuramente ci si aspettava di più da Joaquin Correa: anche l’argentino aveva illuso tutti con un super debutto, realizzando una doppietta determinante per il successo dei nerazzurri sul Verona. Il problema è che non c’è stata alcuna conferma a questa fiammata iniziale: il classe 1994 si è fermato a quelle due reti, non ha più inciso nelle successive cinque partite nelle quali è stato impiegato.

Un rendimento in picchiata causato anche da qualche problema fisico, ad esempio quando nella prima partita da titolare col Bologna ha dovuto abbondonare il campo dopo pochi minuti. Un pò di sfortuna, questo è vero, ma si avverte chiaramente la sensazione che il Tucu sia confuso, non si sia ancora abituato all’ambiente milanese, nonostante un sistema di gioco, il 3-5-2, che conosce a memoria, e un allenatore, Simone Inzaghi, con il quale lavora da diversi anni.

Chi invece non ha avuto bisogno di nessun adattamento, probabilmente perchè desiderava indossare questa maglia da molto tempo, è stato Edin Dzeko, assoluto protagonista dell’attacco del Biscione con 6 gol e 2 assist in 10 presenze. Il bosniaco non ha avuto problemi nel condividere il peso offensivo con un compagno, quasi sempre Lautaro Martinez, anzi è riuscito a dialogare spesso con quest’ultimo e a far salire la squadra quando si trovava in difficoltà. Insomma, il Cigno di Sarajevo è stato fin qui implacabile, anche quando partiva dalla panchina, almeno per quanto riguarda la Serie A: l’unico difetto, non da poco, fin qui mostrato dal gigante classe 1986 è stato il digiuno di reti in Champions League, competizione nella quale l’intera squadra è ancora a secco di segnature.