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Romelu Lukaku e Alexis Sanchez, attaccanti dell'Inter @imagephotoagency

Inter: “Not Crazy, No more”

“Not Crazy Inter. No more”, con queste parole aveva iniziato la sua carriera da interista Antonio Conte, in conferenza stampa, stringendo la mano al Presidente Zhang. Uno degli obiettivi che si era posto la nuova dirigenza, era stato proprio quello di sovvertire, eliminare, annullare la “pazzia” dalla cultura interista, di cambiare il DNA ad una squadra che ha fatto proprio della pazzia una peculiare caratteristica culturale. Ma l’Inter è l’Inter, e probabilmente lo sarà sempre. Proprio come le sirene per Ulisse, passano i giocatori, gli allenatori, i presidenti, ma questa squadra non smette mai di lasciarsi incantare dalle dolci tentazioni della follia. E a niente è valso rimuovere le note di “Pazza Inter, amala” come colonna sonora per l’ingresso in campo a San Siro della squadra. Quello stesso stadio che è stato il palcoscenico delle più grandi rimonte, ma anche delle più incredibili sconfitte dei nerazzurri, delle più grandi gioie e delle più pesanti delusioni. Il DNA non si può cancellare, non si può modificare. I tifosi hanno scelto l’Inter anche e soprattutto per questa imprevedibilità, per la grande capacità che ha la squadra di farli piangere e gioire in un brevissimo lasso di tempo. Per i tifosi avversari è masochismo, per i tifosi interisti è “Interismo”.

Una venerazione, un sentimento che non si apprende, ma che si tramanda di padre in figlio, da generazione in generazione, un dovere che si tramanda, diventa obbligo per immedesimazione, non per costrizione. Se ad un tifoso nerazzurro si chiede il perché di questa scelta calcistica, questo non darà mai una risposta secca e risoluta, non esiste un vero perché. È un qualcosa che si ha dentro. Quasi una fede. Questo è l’Interismo. Questa è l’Inter, una capriola della vita. E di questo se ne sta rendendo conto anche l’allenatore, e la partita contro il Torino di domenica ne è stata un’ulteriore conferma, qualora ce ne fosse ancora bisogno, di questa imprevedibilità dei nerazzurri. Sotto 2-0 e primi 60’ da incubo, la squadra appare svogliata, senza idee, senza una chiara visione di gioco e degli schemi provati in settimana in allenamento. E invece dopo pochi giri di orologio la conduce 3-2, per poi chiuderla quasi allo scadere con Lautaro Martinez autore del quarto gol su assist di uno scatenato Lukaku.

Champions League, Real Madrid supera 3-2 l'Inter nella gara d'andata @imagephotoagency
Champions League, Real Madrid supera 3-2 l’Inter nella gara d’andata @imagephotoagency

Inter, una sfida “pazza” al Real Madrid

Gli ultimi risultati hanno evidenziato qualche problema per la squadra di Conte. Non solo la partita contro il Torino dunque, ma anche il pareggio interno contro il Parma, acciuffato proprio nel finale con Perisic, dopo essere andata sotto di due gol, e la sconfitta contro il Real Madrid in Champions League per 3-2. Sotto per 2-0 anche in quella occasione, gli uomini di Conte erano riusciti a portare il risultato sul 2-2, salvo poi subire il gol del definitivo 3-2 finale, ma anche in quell’occasione la reazione si è vista. Uno dei problemi è il modulo, molti giocatori non si sono ancora perfettamente adattati al 3-5-2 dell’allenatore. C’è anche la questione interpreti che condiziona le scelte di Conte. In tanti non sono ancora entrati in condizione e Vidal non è certamente quello di qualche anno fa, gioca più indietro rispetto alle passate esperienze con Juventus e Barcellona, dove godeva di più libertà di movimento e di inserimento in area gol, ruolo che certamente predilige e che lo mette in condizione di essere più incisivo e determinante. C’è poi anche la spinosa situazione di Eriksen, giocatore di indubbio livello, ma che ormai sembra essere definitivamente fuori dalle gerarchie del mister nerazzurro, scavalcato anche da Gagliardini, e si prospetta per lui un futuro lontano da Milano già a gennaio.

Ci sono anche molte note positive, prima fra tutte la condizione incredibile di Big-Rom. L’Inter ha sofferto molto l’assenza del gigante belga e l’importanza di averlo in campo si è vista contro i granata. Si è caricato la squadra sulle spalle realizzando una doppietta e un assist per l’amico Lautaro Martinez. I nerazzurri non possono fare a meno di lui e del suo lavorare per la squadra. Schierare la difesa titolare poi, significa per l’Inter avere più fiducia e sicurezza. Skriniar, Bastoni e de Vrij garantiscono quella forza difensiva che permette anche ai centrocampisti di giocare con maggiore serenità. Imprescindibile in mezzo al campo è Nicolò Barella, ruolo: tutti. Un motorino instancabile. Corre, lavora i palloni, copre in difesa e si inserisce in attacco. Da queste certezze potrebbe ripartire mister Conte, per riuscire finalmente ad ingranare definitivamente in campionato, provando a ricucire il distacco dai cugini milanisti, primi in campionato e lontani solo cinque lunghezze. Mercoledì arriverà a San Siro il Real Madrid, per la prima di ritorno di Champions League. Partita da dentro o fuori per i nerazzurri. Servirà una grande prestazione per ottenere i 3 punti che permetterebbero al coach nerazzurro di sperare ancora nel passaggio del turno. I Galacticos si presenteranno a Milano senza Sergio Ramos, vittima di un infortunio rimediato in Nazionale. Zidane nell’ultima partita della Liga, contro il Villareal (terminata 1-1), non ha potuto contare neanche su Jovic, Benzema, Militao, Casemiro, Valverde e Odriozola. Match che però l’Inter affronterà con un Lukaku in più e in splendida forma. Scenario da grande partita, da grandi emozioni, da “Pazza Inter”.

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