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Italia ’90, 8 giugno: iniziano le “Notti Magiche”

31 anni fa ebbe inizio, sulle note della celebre hit firmata da Edoardo Bennato e Gianna Nannini, l’ultimo Mondiale di calcio organizzato in Italia con la sorprendente vittoria del Camerun sull’Argentina di Maradona. Un esordio inaspettato per la prima di tante notti da ricordare, alcune con gli Azzurri assoluti protagonisti

Italia '90
Italia '90

Un Mondiale storico

Trentuno anni fa allo stadio Giuseppe Meazza di Milano ebbero inizio i Mondiali del 1990, l’ultima grande manifestazione calcistica organizzata nel nostro Paese. Un’edizione per certi versi, storica, avvenuta in un periodo piuttosto turbolento dal punto di vista politico. Fu l’ultima, infatti, a cui presero parte prima delle rispettive scissioni l’Unione Sovietica e la Jugoslavia. Fu anche l’ultimo Mondiale in cui la Germania, che si aggiudicherà il titolo iridato sconfiggendo in finale l’Argentina grazie a una rete su rigore dell’interista Andy Brehme, si presentò divisa Ovest ed Est.

La cerimonia inaugurale, che ebbe luogo prima del calcio d’inizio fra Argentina e Camerun, fu accompagnata dalle note di Un’estate italiana, l’inno ufficiale della manifestazione interpretato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini che nel ritornello evocava quelle notti magiche che tutta Italia vivrà nella speranza di tornare sul tetto del mondo 8 anni dopo l’impresa compiuta in Spagna dalla Nazionale di Bearzot. Il sogno degli azzurri di Vicini si interromperà però in semifinale con un’amara sconfitta ai rigori contro l’Argentina di Maradona. Albiceleste, che come da tradizione, in qualità di campione uscente fu una delle due protagoniste della gara inaugurale.

Omam Biyik mette ko l’Argentina

L’avversario della squadra allenata da Carlos Bilardo era il Camerun, alla sua seconda partecipazione al Mondiale a 8 anni di distanza dalla prima, dove incrociò il cammino dell’Italia di Bearzot nella fase a gironi. Una gara dal pronostico apparentemente scontato ma come spesso avvenuto nella storia del calcio il responso del campo fu radicalmente diverso. I sudamericani, probabilmente innervositi dall’ostilità del pubblico di San Siro che si rese protagonista di poco edificanti fischi all’inno nazionale, faticarono a creare pericoli alla porta difesa da N’Kono e ben protetta da una retroguardia attenta e aggressiva. Dopo un primo tempo chiuso a reti bianche, Bilardo provò a dare maggior peso all’attacco inserendo Caniggia al posto del difensore Ruggeri. Proprio il neoentrato al 61°, lanciato verso la porta avversaria da Maradona, venne fermato con un intervento irregolare da Kana Biyik. Rosso diretto, camerunensi in dieci.

Diego Armando Maradona, durante Argentina-Camerun
Diego Armando Maradona, durante Argentina-Camerun

Ma quando il gol dei campioni del mondo sembrava ormai nell’aria accadde l’impensabile. Il portiere Pumpido mancò la presa su un cross apparentemente innocuo di Makanaky permettendo a Omam-Biyk di siglare la rete del clamoroso vantaggio del Camerun. A nulla valse l’assalto finale dell’Albiceleste, che giocò gli ultimi minuti addirittura in doppia superiorità numerica per l’espulsione di Massing all’88°. I Leoni Indomabili ottennero un successo storico che diede inizio a un’esaltante cavalcata che si fermerà ai quarti di finale. L’Argentina invece, dopo avere strappato la qualificazione alla fase successiva arrivando fra le migliori terze, eliminò in sequenza Brasile, Jugoslavia e Italia arrendendosi soltanto alla Germania Ovest nell’atto finale.

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