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Italia, che fine hanno fatto i bomber?

Immobile centravanti della Nazionale
Immobile, attaccante della nazionale italiana

Osservando la partita tra Italia ed Olanda, non si è potuto fare a meno di notare l’errore di Immobile a tu per tu con Cillessen, a coronare una prestazione generosa ma imprecisa dell’attaccante della Lazio. Al fischio finale, le critiche si sono tutte riversate sulla Scarpa d’Ora in carica, tanto da valere la protezione da parte del vecchio “nemico” Florenzi. Nell’infinita pochezza dell’insulto a prescindere, la gara degli Azzurri ha però sollevato una domanda, estremamente attuale ma dai risvolti storici.

Perché nel Portogallo Cristiano Ronaldo abbatte il muro dei 100 gol, Lukaku in Belgio ne fa 43 nelle ultime 44 e nella storia dell’Italia nessuno – nessuno! – ha mai superato le 35 reti di Gigi Riva? Posta la grandezza degli attaccanti descritti e senza sminuire Rombo di Tuono, la risposta è meno negativa di quanto si pensi.

Italia, da Rossi a Toni: il caso di Germania e Russia

La mancanza dell’attaccante d’area, affamato di reti in ogni momento della gara, è una costante dell’Italia di Mancini. Il lavoro per la squadra di Immobile e Belotti è inesauribile, ma abbassa il livello di lucidità sotto porta. Storicamente, la Nazionale ha sempre goduto di grandi nomi in attacco. Rossi, Vieri, Inzaghi, Toni sono solo quattro dei profili che ci vengono in mente se si pensa al ruolo di “nove” puro. Nessuno di loro ha mai raggiunto i 35 gol di Riva per il semplice fatto che gli Azzurri, storicamente, sono una delle selezioni che segna meno.

I mirabolanti 10, 11, 12 a 0 delle altre formazioni nelle amichevoli contro squadre minori si sono tradotte in “nostrane” vittorie comode, ma comunque in misura contenuta. Oltretutto, e questo è il motivo principe, l’Italia ha fondato i propri successi su due principi fondamentali: la difesa ed il gruppo. Il celebre catenaccio e contropiede ha fatto scuola, etichettandoci come difensivisti cronici ma togliendo nulla ai Mondiali conquistati in Spagna e Germania. Mondiali che, come ricorda l’estate 2006, non si vincono senza un gruppo solido, disposto al sacrificio anche se inferiore agli avversari sulla carta. Paradossalmente, l’Italia ha emozionato solo quando data per spacciata, deludendo in occasioni più alla portata. Ultima, in ordine di tempo, la mancata qualificazione al Mondiale di Russia 2018.

Italia, spazio alla fantasia: la considerazione “invisibile”

All’importanza della difesa e soprattutto del gruppo granitico, ricreato anche da Mancini, va sommata anche una considerazione “invisibile”. Da Rivera a Baggio, da Del Piero a Totti, l’Italia ha sempre goduto di fantasisti eccezionali, ruolo che si estingue progressivamente nel calcio moderno e non è traducibile in numeri rispetto alle loro prestazioni.

Negli occhi dei tifosi, però, restano invariate le magie del 4-3 di Messico 70 sulla Germania, della semifinale di Dortmund, della gara in USA con la Nigeria e del rigore contro l’Australia. Poche parole, semplici ed evocative, che parlano di qualità di cui poche altre selezioni hanno goduto. Morale della favola, dunque, il non specchiarsi continuamente negli avversari, consci di pregi e difetti di una Nazionale pazza ma che ci auguriamo non finisca mai di farci emozionare.

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