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Joan Capdevila in ESCLUSIVA: “Milan? Deve stare in Europa. Del Piero un idolo e Dybala…”

Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, Joan Capdevila ha parlato della sua carriera iniziata nelle fila dell’Espanyol e terminata trionfando co la sua Nazionale. L’ex pilastro della Spagna ad Euro 2008 e nel Mondiale 2010 ha poi spiegato il suo rapporto con il calcio italiano, in particolare con Milan e Juventus. Entrambe affrontate in Champions, entrambe piene di idoli e di spunti legati all’attualità

Joan Capdevila, ex terzino della Nazionale spagnola
Joan Capdevila, ex terzino della Nazionale spagnola

“Ho iniziato a giocare a calcio a Tàrrega, dove sono nato, e già ero un tifoso dell’Espanyol. Andavo con mio zio allo stadio e mai avrei potuto immaginare di diventare un calciatore professionista. La passione per il calcio trapela dagli occhi di Joan Capdevila, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni. Lo spagnolo conta più di 400 presenze in Liga con le maglie di Espanyol, Atletico Madrid, Deportivo La Coruña e Villarreal ed ha vinto tutto con la sua Nazionale.

L’Europeo del 2008 e il Mondiale del 2010 lo videro tra gli assoluti protagonisti, sempre di corsa su quella corsia di sinistra divenuta nel tempo la sua seconda casa. Capdevila ha parlato anche del suo rapporto con l’Italia, dove gli sarebbe piaciuto giocare: magari nella Juventus del suo idolo, Alessandro Del Piero. O magari nel Milan, di cui ha parlato in ottica Champions dopo la qualificazione di questa stagione. Offrendo una finestra sul passato del mondo del calcio, ma con un occhio alla ripresa della normalità, del pubblico negli stadi, degli aficionados. Del fùtbol che, a carriera ultimata, a Capdevila fa ancora brillare lo sguardo.

Joan Capdevila, di ritorno nell'Espanyol dal 2012 a 2014
Joan Capdevila, di ritorno nell’Espanyol dal 2012 a 2014

Espanyol e Deportivo, inizia il viaggio Capdevila

¡Buenos dias, Joan! Il tuo viaggio nel calcio inizia nelle fila dell’Espanyol. Cosa ricordi del tuo passaggio nella squadra che hai sempre tifato da bambino?

“A 17 anni il club mi prese nel suo settore giovanile e per me fu un grande cambiamento. Cambiare città, venire a Barcellona: era tutto un sogno, giocavo con il club per cui tifavo sin da piccolo. Le cose andavano bene, vincemmo anche il campionato e fui promosso nell’Espanyol B. Il giovedì giocavamo sempre un’amichevole contro la prima squadra. Era pazzesco immaginare di vedere dal vivo i calciatori che vedevo in tv, poter stare in campo con loro. La prima volta lo dissi ai miei genitori e il giorno seguente, alla partita, mi ritrovai la famiglia al completo sugli spalti del campo d’allenamento“.

Come arrivasti al tuo debutto?

“Per fortuna le cose proseguirono bene, fui convocato in seguito dall’Espanyol per una trasferta contro l’Athletic Bilbao. Non avevo la tuta e me la consegnarono il giorno prima della partenza: la misi vicino al mio letto il giorno prima della partenza. Poi debuttai nel secondo tempo, ero felicissimo”.

Champions League, Juventus e Milan: “San Siro mi ha impressionato”

Un altro club a cui hai legato la tua carriera è il Deportivo La Coruña. Nel 2003/04 portaste avanti il sogno Champions League, esauritosi in semifinale ma pur sempre dopo aver eliminato Juventus e Milan.

Fu una meraviglia giocare contro di loro. Ho giocato a La Coruna per sette anni ed in cinque abbiamo giocato la Champions League. Giocavamo contro squadre che da piccolo vedevo in televisione, era un sogno. Lo stadio che più mi ha impressionato in carriera è San Siro, ricordo le tribune piene e i tifosi caldissimi. È il campo dove ho sentito più passione in assoluto, un po’ meno a Torino. C’era ancora il Delle Alpi e non c’era lo stesso calore di Milano”.

Ma a Torino hai potuto incrociare il tuo idolo di sempre, in assoluto: che ricordi di quella sfida e della rimonta pazzesca contro il Milan?

La partita contro la Juve fu speciale, potei giocare contro il mio idolo: Alessandro Del Piero. Gli chiedevo sempre la maglia e mi diceva: ‘oh no, ancora tu?’ (ride, ndr). Ho quattro maglie sue, per me sono un ricordo prezioso. Sapevamo che Juventus e Milan erano le favorite, ma il calcio è bello per questo. La fase a eliminazione di quella Champions la ricordo come un sogno che vivevamo. La rimonta sul Milan fu pazzesca, dal 4-1 subito a San Siro vincemmo 4-0 al Riazor. Fu incredibile, il classico Davide contro Golia. In città quella notte non ha dormito nessuno: è stato bello finché è durato”.

Paulo Dybala, attaccante della Juventus @imagephotoagency
Paulo Dybala, attaccante della Juventus @imagephotoagency

Capdevila: “Del Piero è Dio per la Juventus, aspetto il miglior Dybala”

Nella Juventus, oggi gioca Paulo Dybala: cosa pensi della sua carriera in bianconero finora?

“Chiariamo subito: Del Piero è Dio per la Juventus, e anche per me. È il numero uno in assoluto. Per Dybala è difficile seguirlo, è come paragonarsi a Messi nel Barcellona. Su di lui ci sono tante aspettative ed è chiamato a fare la differenza. Ha bisogno della fiducia dell’allenatore e della gente, e poi sta a lui dimostrare il suo talento. Anche io aspetto di veder il miglior Dybala nella Juventus: credo che non abbia ancora mostrato il 100% delle sue potenzialità. Ma non è ancora un calciatore che decide le partite ogni settimana. Mi auguro che presto possa riuscirci”.

Il Milan, invece, è tornato in Champions League in questa stagione. Cosa ti aspetti dalla prossima avventura europea?

La dimensione del Milan è l’Europa, lo ricordo sin da piccolo. Dominavano in Champions. Ha pagato in questi anni un cambio a livello strutturale, non ha toccato il fondo di certo ma non era così grande come in passato. Ora potrà tornare ad essere uno dei migliori club, hanno lavorato molti anni per farlo accadere. Tutti si aspettano un grande Milan in Europa, sono cresciuti costantemente e sono loro stessi ad ambire all’Europa come tradizione. Mi aspetto che i club italiani tornino a competere per vincere, come accaduto con Barcellona, Real e Atletico in questi anni e con le squadre inglesi nell’ultimo periodo”.

Chi ti ha impressionato di più nel giocare a San Siro?

“Delle partite contro il Milan mi impressionò prima di tutto l’ambiente, ma Pirlo mi piaceva moltissimo. Anche Kakà e Shevchenko, ma il più grande da avere accanto era Paolo Maldini. Un idolo nel mio ruolo”.

Giuseppe Pancaro, ex calciatore di Milan e Lazio
Gattuso, Pirlo, Maldini e Pancaro, ai tempi del Milan

La parentesi nell’Atletico

In carriera hai giocato anche con l’Atletico Madrid, scendendo in Segunda Divisiòn nel 2000. Oggi i Colchoneros vincono la Liga, che effetto ti fa?

“La dimensione storica dell’Atletico Madrid è quella di oggi, la squadra che vince la Liga. È una formazione competitiva in Spagna e in Europa, l’eccezione fu nel 2000 quando giocavo lì. Quello fu un anno raro, illogico e terminò con la retrocessione. Accadde di tutto, comprese le vicende giudiziarie interne al club: un anno catastrofico. Ma per fortuna tornò tutto alla normalità, può succedere nel calcio. Anche la Juventus ha dovuto giocare un anno in Serie B, ma ora è tornata quella che tutti conoscono”.

Hai notato, da fuori, qualche differenza tra il calcio in Italia e in Spagna?

“Non vedo molte differenze, in realtà. Più che altro è il calcio di ora ad essere cambiato rispetto al passato, così come gli stili di vita. Ad esempio ora è pieno di social, che muovono il mondo. Anche la pandemia ha influito di recente, dunque serve più prudenza nelle operazioni di mercato. Tra Italia e Spagna c’è poca differenza: il calcio è per la gente, e in questi due paesi è molto simile”.

Joan Capdevila, ai tempi del Villarreal
Joan Capdevila, ai tempi del Villarreal

Tra Villareal e Nazionale, la consacrazione

Proseguendo il tuo viaggio, arriviamo al Villarreal: cosa hai sentito nel veder sollevare l’Europa League al cielo di Danzica?

“È stata una gioia immensa. Un club come il Villarreal, una città da 50.000 abitanti ha vinto un trofeo così importante. Ha eliminato l’Arsenal in semifinale e battuto il Manchester, e stiamo parlando di una squadra che non vince i campionati come Real o Atletico. Quando però fai un buon lavoro, è giusto ricevere premi del genere. L’Europa League è un riconoscimento ai tanti anni di lavoro in casa Villarreal e per me è una soddisfazione immensa per una realtà umile come la loro, dopo aver giocato lì per quattro stagioni nella mia carriera”.

Villarreal che rappresentasti da solo nella finale del Mondiale 2010 con la Spagna, in mezzo a soli calciatori di Real e Barcellona.

“Ad Euro 2008 eravamo in tre a rappresentare il Villareal: io, Marcos Senna e Santi Cazorla. Fu un successo per il club, un orgoglio per noi visto che la Selecciòn era prevalentemente Barcellona e Real Madrid. La stessa cosa la provai personalmente al Mondiale, anche se prima della partita ero spaventato. Avevo paura di commettere qualche fallo grave, sarei stato ricordato per tutta la partita. Mi tremavano le gambe, ma poi alzi la testa e vedi Xavi, Iniesta e Xabi Alonso: una meraviglia. Giocare con loro mi dava tranquillità: non ero al loro livello, ma se ero lì un motivo c’era. La paura andò via velocemente, mi manca giocare partite del genere”.

Joan Capdevila con la Coppa del Mondo
Joan Capdevila con la Coppa del Mondo

Euro 2021: Spagna, Italia e…

Dove possono arrivare Spagna ed Italia ad Euro 2021?

“Quest’anno all’Europei può succedere di tutto. Ha sedi differenti e viene dopo una pandemia, un anno complicatissimo per i calciatori, soprattutto per chi avrebbe potuto esserci l’anno scorso e ora non ci sarà. Nazionali come Spagna e Italia hanno lo stesso obiettivo, così come la Francia. Hanno tradizione, sono tutte favorite: sulla carta, la Selecciòn può arrivare molto lontano, hanno esperienza e maturità. Mi piacerebbe anche una finale con l’Italia di Mancini, possiamo vincerla. Ma occhio alle sorprese, il calcio è così: nulla sa quello che può succedere”.

Ti sarebbe piaciuto giocare in Italia?

“Ovvio che sì. Quando ero al Villarreal, la stampa riportava di un interesse della Juventus nei miei confronti. Ma nulla di ufficiale, a me non arrivò nulla. Ma mi sarebbe piaciuto”.

Avresti giocato con Del Piero.

“Dopo tutte quelle maglie, Del Piero avrebbe detto: ‘No, non compratelo’ (ride, ndr)”.

Joan Capdevila e Alexis Sanchez @imagephotoagency
Joan Capdevila e Alexis Sanchez @imagephotoagency

Come stai vivendo la ripresa del calcio dopo la pandemia? Quanto è difficile per un calciatore e tutto l’ambiente uscire da un periodo così?

“Vedere una partita in tv senza tifosi non è la stessa cosa. Ti annoia. Ma allo stesso tempo, giocare senza pubblico era l’unica soluzione per andare avanti: meglio così che nulla. Il Covid ha preso tutti di sorpresa ma il mondo del calcio si è adattato bene. Posso dirti che per un calciatore giocare per la gente è totalmente diverso, sapere che ti guardano in tv ti consola. Ma non è la stessa cosa”.

Concludiamo con una domanda facile facile: se non dovesse vincere la Spagna, chi vince l’Europeo?

“Vuoi che dica Italia? (ride, ndr)”.

Allora facciamo così, escludiamo Spagna e Italia.

“Se non dovessero vincere né Spagna né Italia mi auguro che sia una Nazionale che non ha mai vinto un Europeo nella sua storia. Mi piacerebbe, perché il calcio è imprevedibile ed è giusto portare allegria anche in paesi che calcisticamente non sono abituati a festeggiare.

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