Andrea Pirlo, allenatore della Juventus @imagephotoagency
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Juventus e Pirlo, non c’è equilibrio: la follia Dybala

La Juventus si arrende al Milan e lo fa offrendo una prestazione buia e non all’altezza dell’importanza del match. La Champions League si allontana pericolosamente, così come Andrea Pirlo: il quale, contro i rossoneri, ha commesso alcuni errori decisivi a partita in corso

Senza identità

La notizia ufficiale è fresca e di recente stesura: Andrea Pirlo sarà l’allenatore della Juventus almeno fino a fine stagione. In quell’almeno è racchiuso un anno di dubbi e speranze, progetti e passi indietro che a Torino nessuno si sarebbe mai aspettato. Con buona pace della sindrome da pancia piena dopo nove Scudetti di fila, del rinnovamento della rosa e del contesto surreale tra Covid e Superlega, sia chiaro. Ma la Vecchia Signora poteva e doveva fare di più. Giunti a questo momento della stagione, è ormai chiaro come la società Juventus si sia assunta un rischio elevato, non ottenendo sul campo quanto sperato all’inizio.

Pirlo, in questo contesto, rappresenta l’ultima ruota del carro edificato sul classico concorso di colpe. Ma nonostante ciò, a campionato quasi ultimato non è riuscito a fornire un’identità precisa a Ronaldo e compagni, mancando clamorosamente in alcuni appuntamenti. Ultimo dei quali la sconfitta contro il Milan, netta e senza possibilità di replica, segnata da scarso equilibrio a centrocampo e dalla follia – letteralmente – riguardante Paulo Dybala.

Rodrigo Bentancur, centrocampista della Juventus @Image Sport
Rodrigo Bentancur, centrocampista della Juventus @Image Sport

Gli errori a centrocampo

“Ho tutti a disposizione, farò cinque cambi”. Parola di Andrea Pirlo alla vigilia del big match tra Juventus e Milan, decisivo per le sorti Champions League di entrambe. Fermo restando che è impossibile prevedere l’andamento di una partita e che non sia obbligatorio esaurire ogni sostituzione, ciò che è andato in scena allo Stadium lascia interdetti. Eccetto una fase iniziale ben disputata dai bianconeri, il centrocampo di Pioli ha preso sin da subito il sopravvento. Fiducia, coraggio e tecnica sono componenti che hanno sorriso al Diavolo gettando l’avversario nel buio dell’Inferno, incatenato da continui errori.

I primi a livello di posizionamento, con Bentancur e Rabiot spesso ed inspiegabilmente distanti e poco collaborativi. I secondi, a livello qualitativo: i passaggi in verticale verso le due punte si contano sulle dita di una mano. Il confusionario McKennie, dunque, non ha potuto far altro che arrendersi allo strapotere di Kessie e il mancato inserimento di Arthur fa riflettere. Il brasiliano della Juventus avrebbe rappresentato la scialuppa d’emergenza per i compagni in difficoltà, così come l’ingresso di Bonucci al posto di Chiellini. Nel momento in cui non c’è nulla da difendere, bisogna costruire: Pirlo sapeva farlo da calciatore. Ma ieri non è stato in grado di praticarlo da allenatore.

Paulo Dybala attaccante della Juventus @imagephotoagency
Paulo Dybala attaccante della Juventus @imagephotoagency

Dybala-Pirlo, paradosso Juventus

Sul centrocampo della Juventus se ne sono dette di tutti i colori, talvolta anche in maniera pregiudiziosa e non conforme ai fatti. Ma è innegabile che la mediana rappresenti il vero tallone d’Achille della squadra allenata da Pirlo, che unisce il tardivo intervento su Bentancur ad un’altra follia. Come definire altrimenti l’ingresso in ritardo di Dybala contro il Milan? Al momento del rigore parato da Szcesny, l’inerzia della partita avrebbe potuto ribaltarsi dal punto di vista psicologico. La Juve si è dimostrata debole anche da questo punto di vista e la Joya non ha avuto i minuti necessari per innalzare il livello qualitativo.

Avere a disposizione un calciatore tecnicamente valido aiuta la squadra a tirarsi fuori dai momenti difficili, e la situazione diviene paradossale pensando che tale onere cadeva quasi sempre sulle spalle del Pirlo calciatore. A testimonianza di come, in campo e fuori, si facciano due mestieri diversi. E nella sua avventura più recente, il tecnico della Juventus ha il merito di far sue le colpe e il “demerito” di aver accettato un qualcosa di estremamente complicato. Che non scriverà la parola fine sulla sua carriera da allenatore, ma al termine della stagione quasi sicuramente, porterà ad un inevitabile addio.

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