Barcellona da brivido: tre settimane che valgono una stagione

Un Barcellona in apparente ripresa si schianta contro un PSG straripante, poi il pareggio beffa con il Cadice. Koeman recrimina, ma il cammino stagionale pare compromesso più che mai: un excursus sulle settimane più calde della stagione blaugrana

Barcellona, che fatica: Liga e Champions sempre più in bilico

Barcellona-Psg 1-4, la rete di Mbappé

Il Barcellona continua a non girare. La goleada in campionato contro l’Alavés sembrava aver determinato un primo cambio di passo, con un sonoro 5-1 che, di fatto, ha permesso agli uomini di Koeman di centrare la settima vittoria consecutiva (quattordicesima nell’arco dell’intera Liga). Tuttavia, il cambio di passo non c’è stato. O, perlomeno, non del tutto. A tre giorni di distanza dalla 23ª di campionato, i blaugrana sono caduti malamente nella prima sfida degli ottavi di Champions contro il PSG, squadra certamente più collaudata del Barcellona dell’olandese. E non è affatto un problema di tecnici: Pochettino siede sulla panchina dei Parisiens da un mese e mezzo circa, Koeman da inizio stagione. Eppure, a spuntarla nella sfida del Camp Nou è stato l’argentino.

Perché parlare di “squadra collaudata”? Il cambio in panchina voluto da Al-Khelaïfi, presidente dei parigini, avrebbe potuto provocare un terremoto all’interno della rosa, “amministrata” da Thomas Tuchel per due stagioni e mezza. Ma il terremoto non c’è stato. La sfida del Camp Nou è stata vinta ampiamente dagli uomini di Pochettino, capaci di annichilire i blaugrana grazie a un Mbappé straripante. Dietro il successo dei francesi, però, c’è molto altro, a partire da quel “collaudo” che il Barcellona non ha evidentemente superato. Un problema che i catalani si portano dietro da tempo, plausibilmente dal primo addio in mediana da parte di Xavi.

Poco Barcellona, troppo PSG. E Mbappé…

Kylian Mbappé
Kylian Mbappè, in gol nella super sfida di Barcellona

Ma andiamo con ordine. Il Barcellona è arrivato alla sfida di Champions forte della bella vittoria in campionato – la settima consecutiva, come evidenziato in precedenza. Va detto che l’Alavés occupa la sedicesima posizione in Liga: la vittoria con goleada era davvero impronosticabile? Certo che no. L’impressione è che la vittoria contro i baschi, oggi la terza peggior difesa della División – il pokerissimo ha influito sulla statistica – abbia mascherato i difetti di una squadra in difficoltà.

Barcellona PSG, messi e Mbappé
Barcellona PSG, messi e Mbappé

Una conferma di tale assunto deriva proprio dalla sconfitta in Champions, con il Barcellona apparentemente incapace di resistere agli assalti dei francesi. Andati in vantaggio con un rigore sacrosanto, i blaugrana sono stati raggiunti immediatamente dalla bella rete di Mbappé, in grado di penetrare la difesa avversaria come un coltello nel burro. La rete del numero 7 è arrivata cinque minuti dopo il gol di Leo Messi, e non ha potuto che confermare la scarsa solidità del fortino catalano: il francese è stato libero di controllare e portare la palla dal centro al lato sinistro dell’area, per poi fulminare un impassibile ter Stegen. Ciò che ha sorpreso, a dirla tutta, è stata la capacità del Barcellona di reggere per altri 30 minuti. Il gol del definitivo sorpasso è arrivato “solamente” al minuto 65, ancora una volta “complice” una difesa, quella blaugrana, colata letteralmente a picco: taglio di Paredes per Florenzi, palla in mezzo sporcata da Piqué e ribattuta di Mbappé a dieci metri dalla porta. Troppo PSG per questo Barcellona. I conti vengono chiusi da Kean (70’) e ancora da Mbappé (85’), autore di una splendida girata con il piede destro. Pallone portato a casa del numero 7 e blaugrana che, per la seconda volta nel giro di quattro anni, sono chiamati a fare l’impresa per accedere ai quarti della competizione.

Messi non basta: 800 passaggi e… un solo punto

Messi, attaccante del Barcellona
Messi, attaccante del Barcellona

Se il cammino in Champions sembra compromesso dall’imbarcata dell’andata, in campionato la situazione è certamente meno drammatica. Il Barcellona è al terzo posto in classifica, a “soli” 8 punti dalla vetta, ma il Siviglia alle sue spalle ha una partita in meno rispetto ai catalani. Il sorpasso ai blaugrana potrebbe arrivare con i recuperi, permettendo a Lopetegui di scavalcare Koeman, ma il Barça visto in Liga sembra avere maggiori certezze rispetto a quello impegnato in Europa. Anche in questo caso, però, non è tutto oro quel che luccica.

Nell’ultimo impegno in campionato, il Barcellona ha affrontato il Cadice al Camp Nou. Andati in vantaggio nella prima frazione di gioco, con un rigore trasformato da Leo Messi, i catalani hanno amministrato per buona parte della gara, registrando un possesso palla pari all’82% del totale. Il dato è servito a portare a casa la vittoria? Certo che no. Quella del possesso è una delle tante statistiche in grado di raccontare una piccola parte della gara, un capitolo relativamente esiguo: il calcio è un sport di episodi, come quello che al minuto 87 vede Lenglet scalciare malamente Rubén Sobrino, provocando il calcio di rigore trasformato da Fernández. Una sorta di pareggio beffa, quello portato a casa dal Barcellona, una delusione ancor più cocente dell’1-4 subìto in Champions contro il PSG, così come ammesso dallo stesso Koeman. Parole che suonano come una dichiarazione “politica”, un tentativo di archiviare rapidamente la figuraccia europea ponendo in risalto la prestazione mediocre in campionato.

Messi-gol? Focus sul rendimento della Pulce

Leo Messi (Barcellona)
Leo Messi (Barcellona)

Nel mare di recriminazioni per la vittoria sfumata al 90esimo, il Barcellona può esultare per la continuità ritrovata del suo capitano. Messi ha iniziato la stagione con il piede sbagliato, segnando appena 6 reti in 16 impegni ufficiali – dalla prima di Liga all’ultima dei gironi di Champions. Sino ad oggi, buona parte delle reti della Pulce è arrivata direttamente su calcio di rigore: non una novità, vista la capacità dell’argentino di centrare il bersaglio dagli undici metri.

Ciò che stupisce è il numero ridotto di reti realizzate dalla distanza o in seguito a un lungo e articolato possesso palla. E che dire delle serpentine alle quali la Pulga ci aveva abituato in passato? Reti come quella contro il Getafe, il Real Madrid o l’Athletic Bilbao sembrano solamente un lontano ricordo, ma è chiaro che correre da metà campo sino all’area avversaria, tenendo il pallone incollato costantemente al proprio piede, può essere complicato, specie per un giocatore prossimo ai 34 anni. E i gol giunti dopo i movimenti del celebre tiki-taka? Momenti, anche questi, che appartengono alla bacheca dei ricordi. Impossibile chiedere a Busquets – o chi per lui – di seguire le orme di Xavi, faro del centrocampo del miglior Barcellona della sua storia. Ed ecco emergere lampante una sentenza chiave, spiegazione alle debolezze della rosa e all’impossibilità di raggiungere i fasti del passato: dopo l’addio dei senatori, il Barça non è stato oggetto di alcun ricambio generazionale.

La chiave: acquisti flop e mancato ricambio generazionale

Non esiste una squadra in cui il ricambio generazionale non abbia portato benefici: pur affetta dai problemi che conosciamo, la Juventus ha blindato la difesa in vista dei ritiri di Chiellini e Bonucci; l’Inter peccò di superbia nel ritenere che la squadra del triplete potesse ripetersi l’annata successiva, ma l’assenza di una strategia di ricambi portò i nerazzurri a fallire su tutti i fronti (secondo posto in Serie A e uscita ai quarti di Champions). Quelli citati sono solo due esempi di come la mancanza di un piano societario per garantire “respiro” alla rosa porti a conseguenze nefaste. Il Barcellona ne è l’esempio più celebre: dopo gli addii di Xavi e Iniesta, le chiavi del centrocampo sono state consegnate a Sergio Busquets. Non ce ne voglia lo spagnolo, ma i vecchi compagni di reparto erano molto più che una spanna sopra di lui. Giocatori differenti, dotati di eccezionale visione di gioco e capaci di inventare calcio in maniera naturale.

Busquets emblema degli anni d’oro, ma a centrocampo serve di più

Busquets appartiene anch’egli alla generazione spagnola degli anni d’oro, ma la qualità del centrocampo blaugrana non può certo essere garantita da un uomo solo. L’acquisto di de Jong ha permesso al Barcellona di assicurarsi un mediano di alto profilo, ma l’olandese, complice una vita trascorsa nei Paesi Bassi, sembra ancora dover adattarsi al calcio spagnolo. Il ricambio è stato assente anche in fase offensiva: la cessione di Neymar è stata “tamponata” con l’acquisto di Coutinho, le cui prestazioni altalenanti hanno spinto la società a cederlo in prestito tra il 2019 e il 2020. E Suarez? L’uruguaiano è stato “rimpiazzato” dall’anonimo Martin Braithwaite, centravanti danese sconosciuto ai più. Non un rimpiazzo vero e proprio, quanto piuttosto una pedina da mettere a disposizione di Koeman, un ricambio in più per permettere ai vari Dembélé, Griezmann e Messi di rifiatare a fasi alterne.

Sergio Busquets (Barcellona)
Sergio Busquets (Barcellona)

Già, Messi. Insieme a Busquets, Piqué e Jordi Alba, l’argentino è l’ultimo dei senatori del glorioso Barcellona del tiki-taka, la macchina perfetta in grado di stordire gli avversari a suon di passaggi. Una squadra costruita dal basso e capace di primeggiare ovunque, anche e soprattutto per il lavoro eccezionale del centrocampo. La linea mediana era abituata a dialogare con Messi in modo costante, ma oggi il numero 10 appare più isolato che mai. Siamo ai titoli di coda del Barcellona più forte di sempre? A giugno avremo una risposta, forse anche prima. Ottavi di Champions permettendo.

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