Barcellona, dove sei? La stagione blaugrana più complessa degli ultimi quindici anni

Il Barcellona si appresta ad entrare in un tour de force che lo vedrà giocarsi il tutto per tutto in Liga, Copa del Rey e Champions League: approfondimento sul delicato momento blaugrana, tra debiti societari, risultati altalenanti e… rinnovi che scottano

Un cammino fatto di alti e bassi: il Barcellona di Koeman

Non si può certo dire che il Barcellona viva la migliore stagione della sua storia. Messi, bandiera e icona blaugrana, è a un passo dall’addio, e i debiti societari ammontano ad almeno un miliardo di euro. E dal punto di vista dei risultati la situazione non è affatto più rosea: trascurando per un momento gli ultimi incontri di Liga, il cammino stagionale di Messi e compagni è apparso a dir poco incerto. Usare la Champions League come metro di giudizio non può che fuorviare l’analisi del momento della squadra, visto il livello tecnico non esaltante degli avversari (eccezion fatta per la Juventus) nei gironi eliminatori della competizione. I limiti del Barcellona, però, possono essere rilevati proprio nella sfida di dicembre giocata tra i bianconeri e i catalani, questi ultimi al secondo posto del girone e demoliti da una prestazione sontuosa da parte di Ronaldo e compagni.

Concedere a Koeman le attenuanti del caso, dalle assenze illustri all’obiettivo ottavi centrato con due turni di anticipo, è ingiusto: la Juventus si è presentata al Camp Nou in condizioni analoghe, mossa unicamente dalla volontà di centrare il primo posto del gruppo G. Il potenziale effettivo del Barcellona, con riferimento al cammino europeo, potrà essere valutato solamente a partire dalla doppia sfida col PSG, la stessa squadra alla quale Messi è stato accostato con insistenza dalla stampa specializzata. E fa effetto pensare che quelle di febbraio e marzo possano essere le ultime partite di Champions League in cui la Pulce vestirà la maglia blaugrana. Ma il calcio, si sa, è fatto anche di questo.

Leo Messi e Cristiano Ronaldo (Barcellona-Juventus )

Alla ricerca di un’identità, passando per campionato e coppe

Ma qual è la reale identità del Barcellona? Che fine ha fatto la squadra stellare capace di dominare in Europa e in Liga? Il progressivo disfacimento della rosa, composta da un asse difensivo-offensivo di livello globale, ha comportato un lento ma inevitabile declino della squadra. I vari Xavi, Iniesta, Neymar, Mascherano e Suárez, solo per citare i nomi più in vista, hanno lasciato il Barça da tempo, e i risultati – negativi – non hanno tardato ad arrivare. Oggi il Barcellona si trova ad arrancare in un campionato dominato dall’Atlético, capace di vincere 17 delle 21 partite disputate. Il cammino nelle altre competizioni nazionali è stato anche più altalenante: i blaugrana sono caduti nella finale di Supercoppa di Spagna giocata contro il modesto Athletic Bilbao, mentre in Copa del Rey si è verificata una prima débâcle nella semifinale di andata giocata contro il Siviglia.

Il Barcellona cade in Supercoppa contro l’Athletic Bilbao

Tuttavia, è solo osservandone i risultati con sguardo più ampio che ci si rende conto di come il cammino della squadra, nell’ambito della coppa nazionale, sia stato fortunoso e più che mai incerto: l’accesso agli ottavi è giunto solamente ai tempi supplementari della sfida contro il Cornellà, terzultima in classifica nel proprio girone di terza divisione, mentre l’approdo ai quarti è arrivato a dieci minuti dal termine del match contro il Rayo Vallecano, attualmente impegnato in Segunda División. Sfide ampiamente abbordabili, ma che hanno mostrato tutti i limiti tattici già osservati nella sfida contro la Juventus.

Il cammino in Liga: un Barcellona sorprendente

Contrariamente a quanto visto nelle coppe, Champions esclusa, il Barcellona si è dimostrato piuttosto solido nell’ambito del campionato attuale. Ciò vale in particolar modo per le ultime gare di Liga, nelle quali Koeman ha centrato sette vittorie nelle ultime sette. Ancor più interessante è il dato relativo ai risultati utili: dopo la sconfitta contro il Cadice datata 5 dicembre, tre giorni prima del sorpasso bianconero in Champions League, i blaugrana hanno infilato undici risultati utili consecutivi, un dato che fa ben sperare in vista del prosieguo della stagione.

In ogni caso, il primato pare un’utopia. L’Atlético viaggia a un ritmo apparentemente insostenibile, tanto che il distacco dal Barcellona è di 8 punti (tenendo conto della partita in meno nel tabellino dei colchoneros). Le speranze di centrare il sorpasso da qui a maggio si affievoliscono, ma i blaugrana potrebbero avere una chance in caso di eliminazione agli ottavi di Champions: una uscita prematura dalla competizione potrebbe favorire gli uomini di Koeman, che avrebbero modo di concentrarsi unicamente sulla Liga. Va detto che, a fronte di una simile eventualità, i giocatori del Barça non dovrebbero sbagliare un sol colpo, visto lo stato di forma delle pretendenti al titolo.

…e poi c’è Messi

Ma, in tutto questo, che fine ha fatto Lionel Messi? La Pulce ha ripreso a segnare con continuità, perlomeno in campionato. Nell’ultimo match di Liga sono arrivate due perle da fuori area, entrambe messe a segno in fotocopia: accentramento da destra verso sinistra e palla prima nell’angolino alla sinistra di Pacheco, estremo difensore dell’Alavés, poi alla sua destra, con un gioiello ancor più sorprendente vista la traiettoria dai venti metri, terminata poco sotto l’incrocio. Due reti magnifiche che hanno ricordato quel Messi capace di segnare a raffica e sbriciolare record su record. Lo stesso Messi che, mai come quest’anno, complice la disputa contrattuale con il Barça, viaggia a medie decisamente al di sotto dei suoi standard. Nella sola stagione in corso, l’argentino ha messo a segno 15 reti in 20 impegni di Liga, per un totale che ammonta a 19 reti in 28 partite ufficiali tra campionato e coppe.

Mente e corpo viaggiano di pari passo, e appare evidente che il Messi osservato sinora sia attraversato da malumori in grado di condizionarne le prestazioni. La Pulce ha ripreso a brillare solamente nell’ultimo periodo, dopo numerosi apparizioni sotto tono nell’arco di buona parte della stagione. Che sia per il desiderio di alzare un ultimo trofeo prima dell’addio alla squadra della sua vita? La Supercoppa di Spagna è sfumata a gennaio, ma di fronte a sé si profilano match da dentro o fuori con Siviglia (semifinale di ritorno di Copa del Rey) e PSG (doppia sfida valida per l’accesso ai quarti di Champions).

La trattativa per trattenere l’argentino o lasciare libero di firmare altrove può attendere ancora qualche mese. E vi è il sentore che la firma su un eventuale prolungamento di contratto possa essere determinata dall’esito definitivo del cammino in Europa del suo Barcellona.

Messi-Barça e quella storia d’amore lunga una vita

Ma cosa significherebbe l’eventuale addio della Pulce a fine stagione? In primis, la fine di un’era. Messi è legato al Barcellona dall’età di 13 anni, il che porta l’argentino ad aver disputato 20 stagioni (compresa l’attuale) con la maglia blaugrana, considerando anche le seconde squadre del club. Messi è il giocatore più titolato nella storia del Barça (34 titoli in 17 stagioni da professionista), prossimo a divenirne anche il primatista di presenze (Messi è a quota 759 apparizioni con i catalani, a sole 8 lunghezze dal record assoluto di Xavi). Ma è anche il capitano della squadra, dopo il lungo addio di Andrés Iniesta avvenuto nella stagione 2017/2018.

Messi è statistiche e record disintegrati, reti a raffica e dribbling a profusione, ma anche molto altro. È colui che ha permesso al Barça di divenire un fenomeno globale, facendo meglio di quel Ronaldinho che incantò il Camp Nou a passi di samba. È il simbolo-icona del club, nonché emblema di un amore indissolubile, quello per Barcellona-città, che gli ha permesso di approdare ancora adolescente al calcio che conta, con la società blaugrana che pagò le cure al ragazzo per curare quell’ipopituitarismo che avrebbe potuto impedirne l’exploit. Vicende che appartengono a un passato lontano, lontanissimo, quando a Messi andava larga qualsiasi camisetas gli venisse messa al collo da dirigenti lungimiranti, pronti a far faville pur di ingaggiare un talento puro. Purissimo.

Come dimenticare un legame così forte? Come trascurare un passato come il suo? L’ipotesi che l’argentino possa rinnovare con i catalani non è affatto tramontata, ma è certo che il Barcellona del futuro dovrà trovare un’identità, presentare un progetto tecnico all’altezza, mostrare garanzie – non solamente economiche – al suo giocatore più rappresentativo. Perché, in caso contrario, sarà addio. E quando ciò avverrà, i tifosi del calcio tutto, lontani da bandiere e fazioni, non potranno che rassegnarsi alla conclusione di una favola, l’ennesima. Una favola in cui l’eroe moderno non raggiunge il metro e 70, ma ci è apparso grande come un gigante in un rettangolo da oltre 7.000 metri quadri. Un eroe apparentemente anonimo, in grado di scomparire nel bel mezzo delle difese avversarie, ma pronto ad accendersi – e accenderci – con un solo tocco di palla. Rigorosamente col piede sinistro.

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