Liverpool, la delusione si chiama Alisson

La carriera di Alisson è stata una continua ed apparentemente inarrestabile ascesa. Arrivato alla Roma come secondo portiere, con l’addio di Szczesny prende il posto da titolare e diviene pilastro di una delle formazioni giallorosse più forti di sempre. Le sue parate contribuiscono a raggiungere una qualificazione storica in semifinale di Champions League, persa nel doppio confronto contro il Liverpool. Proprio quel Liverpool che lo acquisterà insieme ad un altro pilastro della Roma di quella stagione, Momo Salah. Proprio quel Liverpool che in quella stagione impatta sul Real Madrid ma in quella successiva, con il portiere brasiliano tra i pali, solleverà al cielo la coppa dalle grandi orecchie nella finale contro il Tottenham. Anche quella cavalcata porta la firma di Alisson, diventato in pochissimo tempo imprescindibile, Campione d’Inghilterra nell’anno successivo nonché in pianta stabile tra i portieri più forti del mondo.

Alisson ai tempi della Roma

Quella appena descritta potrebbe tranquillamente essere una carriera decennale di altissimo livello, nell’infinito mondo del calcio. Tuttavia, l’ex numero uno della Roma ha letteralmente bruciato le tappe sin dal suo arrivo in Italia e nel giro di appena cinque anni ha vinto praticamente tutto. Ma si sa, più si vola in alto più ci si fa male quando si ricade. Ed ecco dunque che il momento complicato che il Liverpool attraversa in Premier League coincide con il peggior periodo della carriera di Alisson, un mix letale per Jurgen Klopp ed un loop dal quale è complicato uscire. Pesano sulle ultime sconfitte, quindi sulla classifica, i due passaggi sbagliati davanti alla propria area contro il Manchester City. Due errori che hanno determinato la vittoria ospite, così come accaduto a favore del Leicester nell’ultimo turno: la punizione di Maddison era molto insidiosa, vero, ma l’errore grossolano giunge nell’uscita completamente sbagliata che regala il 2-1 a Vardy.

Alisson, l’errore che costa caro al Liverpool

Un infortunio quasi grottesco e sommando il tutto si evince che tre errori su quattro sono arrivati con il pallone tra i piedi. Ossia, il fondamentale in cui è da anni uno dei più forti in assoluto. Gli errori di Alisson sono da imputare a diverse componenti. Per prima cosa, la solitudine che il suo ruolo impone. Quello del portiere è un universo particolare e lo star fermo tra i pali porta con sé riflessioni, ripensamenti e dubbi che non lasciano scampo neanche al più freddo dei professionisti. Da qui viene il primo campanello d’allarme di una stagione storta per tutto il Liverpool, forse l’ultima con Klopp come allenatore. Tale circostanza è strettamente collegata alla seconda componente, quella della scarsa abitudine a vivere momenti del genere. Alisson è abituato a lottare per grandi traguardi da quando è sbarcato nel calcio europeo e la sua ambizione è andata sempre più in crescendo. Come anticipato, questo è il primo vero momento di crisi che affronta a questi livelli, sia dal punto di vista del singolo che di tutta la sua squadra.

Liverpool-Manchester City, altri errori per Alisson

Gli errori che ha commesso, inoltre, non sono stati affatto indolori. A conti fatti, gli svarioni con City e Leicester sono costati sei punti e lo hanno reso lo specchio di una retroguardia incerta. Quest’ultima dovrà ancora a lungo far a meno di Van Dijk, leader tecnico e carismatico, e che in un momento del genere avrebbe rappresentato un riferimento in più al quale affidarsi. Ma le qualità di un portiere simile restano indiscutibili e viene da pensare che non sia ancora giunta la parabola discendente della sua intensa carriera. Inoltre, proprio contro le Foxes – anche se a risultato quasi compromesso – ha dato qualche segnale di ripresa, respingendo un tiro a botta sicura di Vardy. Una parata alla Alisson, insomma: che sia l’indizio di un’inversione di tendenza, per lui e per il Liverpool?

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