Maccarone: “Sorpresa? Manchester City. Guardiola si sta riprendendo, è il mio preferito…”

Una stagione particolare, difficile, se vogliamo anche grigia, triste e tetra. Il Covid ha portato via tutto, dai nostri cari alle nostre passioni, senza nessuna pietà, senza nessuno scrupolo, all’improvviso e senza nemmeno chiedere permesso. Da ormai un anno siamo in balia di un nemico che non vediamo, che opera con il favore delle tenebre, ma che riusciamo a sentire anche troppo bene, uniti ma soli, abbandonati dalle istituzioni. Sì, perché da quel 21 febbraio 2020 – giorno in cui venne diagnosticato il primo caso di Coronavirus a Codogno – abbiamo assaporato tutti il significato di solitudine, chi più e chi meno. Abbiamo perso ciò che reputavamo più caro, più importante, abbiamo peso il contatto con la società in un modo dove, ad oggi, abbracciarsi è reato. Abbiamo perso la partecipazione attiva dei nostri giovani, costretti – per incapacità di quello che viene definito uno “Stato Moderno” – a gettare le chiavi del proprio futuro, conservando solamente quelle di casa, unico posto in cui è ancora permesso stare. Abbiamo perso le certezze dei nostri anziani, di coloro che hanno dato anche il sangue per gettare le basi della nostra Repubblica, mentre qualcuno speculava su mascherine e vaccini.

Abbiamo perso fiducia, negli altri ma anche in noi stessi, ritrovandoci in mezzo al mare con una barca a remi durante una tempesta.  Abbiamo perso i sorrisi, ci siamo tolti le maschere pirandelliane e abbiamo iniziato ad indossare le mascherine. Abbiamo perso anche lo sport, il calcio, perché non è più domenica da quando stadi e campetti sono deserti. Abbiamo perso un po’ tutto, ma non la speranza. Restiamo qui, ancora soli ma uniti, mentre continuiamo a illuderci pensando che domani sarà tutto finito. Restiamo qui, a cercare di raccontare un qualcosa che non esiste più, come, ad esempio, la magia che sta dietro ad un pallone. Perché quella magia, senza un bambino che sogna, senza un tifoso che canta e sventola i propri colori allo stadio, senza quel brusio in sottofondo, non può esistere. A confermare la veridicità di quest’ultima affermazione, ovviamente, non basta qualche parola sputata su un foglio bianco, servirebbero dati, certezze, ma per una volta preferisco affidarmi alle emozioni piuttosto che a qualche numero, quelli li lasciamo a chi non è più in grado di sognare. Il calcio post Covid – così come la vita quotidiana – è diverso, è schematizzato, è – come detto inizialmente – grigio, tetro, non ci sono più colori.

Secondo Massimo Maccarone, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, l’assenza dei tifosi, così come tanti altri fattori, può risultare determinate, come nel caso del Liverpool, e può influenzare negativamente una stagione. Coronavirus – per quanto possibile – a parte, l’ex attaccante di Middlesbourgh, Empoli e Sampdoria, ha commentato l’attuale andamento della Premier League, raccontando diversi aneddoti riguardanti la propria esperienza in Inghilterra (tra cui la conquista di una finale di Coppa Uefa e le vittorie contro Sky Blues e Tottenham, dove mise a segno un totale di tre goal), per poi soffermarsi sulla grandezza calcistica di Pep Guardiola e la sua straordinaria filosofia di gioco.

Massimo Maccarone
Massimo Maccarone ai tempi del Middlesbrough

Quale squadra l’ha sorpresa maggiormente in questa stagione?

“Sicuramente il Manchester City: hanno vinto le ultime 18 partite segnando 47 goal e subendone appena 6, mantenendo per 11 volte la porta inviolata. Stanno facendo una stagione importante e sicuramente non sono una sorpresa, per quanto fatto negli scorsi anni Guardiola si sta riprendendo alla grande. Nonostante lo United abbia provato a tenere il passo, con il City in questo stato il campionato sembrerebbe già chiuso. Hanno fatto molto bene anche Everton, Leicester e Tottenham, anche se poi la squadra di Mourinho ha mollato”.

Avrebbe mai immaginato il Liverpool – a questo punto della stagione – in sesta posizione?

“Lo scorso anno il Liverpool ha vinto il campionato dominando dall’inizio alla fine della stagione, così come ad oggi sta facendo il City di Guardiola. Non tutte le stagioni però sono uguali, potrebbero aver avuto qualche problema in più o magari potrebbero aver perso alcune certezza rispetto al 2020. Ci sono tanti fattori che possono influire”.

A fare compagnia al Liverpool di Klopp ci sono Juventus, Real Madrid, Barcellona e Tottenham, grandi squadre che nonostante abbiano insegnato calcio nel corso delle ultime stagioni, quest’anno faticano enormemente a

conquistare punti. Crede sia un problema dovuto alla particolarità dell’annata?

“Certo, ci sono diversi fattori che possono influire e uno di questi è sicuramente l’assenza dei tifosi allo stadio.  Per un avversario, ad esempio, giocare ad Anfield con le tribune deserte è nettamente più semplice rispetto a quando invece l’impianto è pieno: hai meno pressioni e senti maggiore sicurezza. Per altri, invece, non ricevere il calore del pubblico può essere uno svantaggio”.

La Premier League è da sempre palcoscenico di grandi allenatori: tra Guardiola, Klopp e Mourinho chi preferisce?

Guardiola, lo seguo da anni ed è un allenatore che ha sposato concetti di gioco che personalmente adoro: le sue squadre creano tante occasioni, segnano molti goal, giocano tra le linee e in verticale, inoltre sono pure in grado di fare possesso palla. Mi piace molto quando una squadra riesce a giocare bene, per questo scelgo lui”.

“Premier? E’ cambiato tutto, quando segnai a City e Tottenham…”

Parlando invece della sua esperienza personale con la maglia del Middlesbrough, come ricorda gli anni passati in Inghilterra?

“Mi è rimato molto impresso l’attaccamento delle persone ai colori delle squadre, anche se sbagli un goal o una giocata continuano a sostenerti e incitarti, cercano sempre di darti coraggio. In Italia, come anche in altri paesi, dopo il secondo errore comincia a volare qualche parola di troppo, in Inghilterra invece ti danno l’opportunità di sbagliare”.

Con il Middlesbrough, nonostante non fosse tra le grandi, ha conquistato una finale di Coppa Uefa (poi persa contro il Siviglia). Crede che il percorso fatto in quella stagione sia paragonabile a quanto fatto dal Leicester di Ranieri?

“Sicuramente anche noi eravamo una squadra medio piccola, non penso però come il Leicester. Loro arrivavano dalla Championship e hanno vinto la Premier contro grandi squadre, quello che hanno fatto è stato straordinario”.

Quanto è cambiata la Premier League rispetto ai primi anni del 2000?

“Oggi ci sono molti allenatori stranieri mentre, ai miei tempi, erano di più quelli inglesi. E’ cambiata anche la mentalità e il modo di vedere il calcio, così come sono cambiati tanti altri fattori. In 15 anni si è rivoluzionato tutto”.

Con il Middlesbrough, al termine della stagione 2005-2006, vi posizionaste quattordicesimi con 45 punti, +2 rispetto al City, quindicesimo. Avrebbe mai immaginato che la società di Manchester arrivasse ai vertici del calcio Europeo negli anni a seguire?

“No, anche perché ricordo che vincemmo contro il City per 2-1, fui io a sbloccare il risultato all’ottavo minuti di gioco: non avrei mai immaginato che arrivassero ai vertici del calcio Europeo. Erano però altri tempi, il Leicester, ad esempio, non era nemmeno in Premier e dieci anni dopo ha vinto il campionato, è cambiato tutto. Con il Middlesbrough vincemmo anche contro il Tottenham per 5-1, feci doppietta”.

“Champions? Non si sa mai, anche la Grecia vinse un Europeo…”

E confrontando le filosofie di gioco attuate da Guardiola prima al Bayern Monaco ed in seguito al Manchester City, quale delle due preferisce?

“Erano due squadre diverse, personalmente preferisco il City. Ci sono molti calciatori veloci, rapidi, in grado di giocare velocemente al pallone. E’ evidente che lo stesso Guardiola si trovi meglio ora, ha giocatori adatti alla sua filosofia”.

Il City è la favorita per la vittoria della Champions League?

“Sì, può essere il loro anno. Ogni partita, però, ha la sua storia e non è mai facile vincere. Per quanto stanno facendo vedere hanno più possibilità di vincerla che di perderla”.

Negli ultimi cinque anni il Manchester City ha speso più di un miliardo di euro, nel caso in cui non dovessero vincere la Champions League si potrebbe parlare di “fallimenti di Guardiola”?

“No, fallimento non credo. Non sempre chi spende molti soldi vince, basti vedere quanto fatto dal Leicester. Tutto dipende dalle singole stagioni, se hai una forte identità di gioco e la squadra riesce ad esprimersi al meglio sicuramente ci sono maggiori possibilità di vincere. Anche la Grecia ha vinto gli Europei….”

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