Suarez sinonimo di Cholismo: l’Atletico Madrid di Simeone cannibalizza la Liga

Il cholismo spiegato da Simeone e Suarez: l’Atletico Madrid domina in Spagna e la Liga non è più un miraggio grazie ai gol dell’ex Barcellona

Cholismo contro Guardiolismo, mai come nell’ultima decade il mondo del pallone si è diviso in due fazioni ben distinte, due modi agli antipodi di intendere ed interpretare il calcio, due teoremi dimostrabili soltanto partendo da assiomi antitetici. In parole povere, senza procrastinare troppo, La Guerra dei Mondi. Da una parte il manifesto è decisamente di stampo machiavellico e trova la sua espressione migliore nella massima il fine giustifica i mezzi: la bellezza è un aspetto secondario, l’efficacia decisamente no. Non conta come si vince purché si vinca, non conta se in battaglia sfoderi un elegante fioretto o una più primitiva sciabola, non conta se ti riempi gli occhi di un palleggio infinito o se con tre tocchi imbecchi l’attaccante in profondità. Sulla scia della più antica e illustre tradizione italica, quella per cui anche un campione del mondo come Enzo Bearzot è stato aspramente criticato nel 1982 come se il catenaccio e il contropiede rappresentino un reato di lesa maestà.

Pep Guardiola Diego Pablo simeone

Dall’altra parte, quella del Guardiolismo, i tre punti devono necessariamente passare da una ricerca spasmodica del bello, l’estetica al servizio del calcio. Una rete di passaggi così fitta, una qualità così strabordante, un palleggio così ammaliante che anche gli avversari, ad un certo punto, rimangono stregati e si lasciano trafiggere da una verticalizzazione improvvisa. Nessun vinto, nessun vincitore, anche perché ciascuna delle due filosofie trova nella contrapposizione con l’altra la propria forza e la propria ragion d’essere. Esisterebbe Batman se non ci fosse Joker, i Beatles senza i Rolling Stones o, ritornando in ambito calcistico, Messi senza Cristiano Ronaldo? La fiamma, quasi sempre, nasce da una visione differente della realtà.

Atletico Madrid, dieci anni di Cholo: la Liga non è un miraggio

Il Cholismo è anche sinonimo di vittoria, è la rivincita degli sfavoriti contro i potenti. Per delucidazioni in merito chiedere a Diego Pablo Simeone che, con il suo Atletico Madrid e contro autentiche corazzate come Barcellona e Real Madrid, è riuscito a ridare decoro alla sponda meno illustre della capitale iberica e ad un popolo affamato di vittorie. Una Coppa di Spagna, una Supercoppa nazionale, due Supercoppe europee, due Europa League, una Liga e due finali di Champions League, questi i traguardi raggiunti nell’ultima decade dai rojiblancos partendo quasi sempre da sfavoriti, con una rosa sulla carta nemmeno lontanamente paragonabile a quella di tante altre corazzate d’Europa. Sedetevi, prendetevi una tisana calda, o per i più temerari il bicchiere della staffa, riflettete e mordetevi la lingua se pensate che buona parte del merito non sia di Diego Pablo Simeone.

Diego Pablo Simeone, tecnico dell’Atletico Madrid

Ma ciò che contraddistingue maggiormente il Cholismo è la fame, una fame smisurata di vittorie e risultati che non conosce flessioni, nonostante l’ex centrocampista di Inter e Lazio, che di garra da calciatore non era propriamente sprovvisto, sia ormai sulla panchina dell’Atletico da dieci anni esatti. E mai come in questa stagione i Colchoneros, superato il giro di boa, sembrano non avere rivali in Liga. Non ce ne vogliano i tifosi, ai quali concediamo i gesti apotropaici di rito, ma i cinque punti di vantaggio sul Real Madrid e gli otto sul Barcellona, con rispettivamente due e una partita in meno rispetto alle dirette concorrenti, rappresentano un’ipoteca consistente sulla conquista del titolo. Soprattutto se si considera che, fino a questo momento, quella dei rojiblancos è la difesa meno battuta del campionato con soli 13 gol subiti, che è arrivata un’unica sconfitta (seppur contro gli odiati rivali, sportivamente parlando, del Real Madrid) e che, quest’anno, Simeone può contare su un’ulteriore freccia nella propria faretra: Luis El Pistolero Suarez.

Luis Suarez, da gordo a rimpianto: Simeone punta sulle pallottole del Pistolero

Il buongiorno si vede dal mattino, recita un vecchio adagio. Una massima che ha fatto decisamente sua Luis Suarez, presentatosi al popolo dell’Atletico Madrid con due gol e un assist nel 6-1 rifilato all’esordio contro il Granada. L’ex Barcellona non ha nemmeno dovuto giocare tutti i novanta minuti per conquistare e far innamorare follemente i tifosi Colchoneros, ne sono bastati venti più recupero. Al minuto 70 la chiave di volta di una stagione intera: esce Diego Costa, entra Luis Suarez. Il più classico dei passaggi di consegna, con l’attaccante spagnolo che avrebbe rescisso di lì a poco il proprio contratto con il club madrileno e quello uruguaiano che non si sarebbe più fermato. La cerimonia della campanella? Il Pistolero non ne ha bisogno, è direttamente il campo a consacrarlo leader indiscusso del partito cholista.

Anzi, permetteteci di sbilanciarci, Suarez è il simbolo supremo del cholismo, inteso in questo caso come trasformismo o, meglio, camaleontismo. Un giocatore abituato a toccare milioni di palloni a partita, a dialogare assiduamente con i compagni e a svariare su tutto il fronte d’attacco che, anche in virtù dell’età avanzata, si evolve diventando “semplicemente” il finalizzatore principale della manovra rojiblanca. Come dimostra il fatto che, dopo Oblak, è il calciatore dell’Atletico Madrid che in media tocca meno palloni a partita. Tutto per assecondare una fame vorace (tra le righe nessun riferimento al morso rifilato a Chiellini nel Mondiale del 2014) di gloria e vittorie, come se già non ne avesse avute abbastanza.

Sedici gol, vetta della classifica e primo tra i capocannonieri di Spagna alla faccia di chi, in estate, lo ha etichettato come giocatore finito, bollito e fuori forma. “Dove deve andare quel gordo?”, mormoravano numerosi dalle parti di Barcellona. Ora la domanda è un’altra: “Dove sarebbe arrivata la Juventus se solo l’uruguaiano avesse saputo dire più di un semplice ‘Il bambino porta cocumella’ all’esame di italiano?”. Una domanda che, probabilmente, rimarrà senza risposta, visto che il Cholo Simeone non ha alcuna intenzione di privarsene a breve. Prima c’è una Liga da conquistare e tanti altri successi da inseguire. Con buona pace del Guardiolismo.

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