Il Parma festeggia la Coppa Uefa @imagephtoagency
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La Crociata dei crociati: Parma, dopo Tanzi solo delusioni

Il Parma torna in Serie B dopo tre anni e i fasti dell’era Tanzi appaiono sempre più lontani: una piazza promettente, una volta splendente, si ritrova vittima dell’ennesima Crociata

Scelte sbagliate, Serie B inevitabile

Il termine Crociata riporta alla memoria le guerre promosse dai cristiani contro gli infedeli. Un tema tutt’oggi ancora spinoso, che non può essere trattato in maniera storica in questa sede, la quale si limita a coglierne i parallelismi con un’altra guerra “spontanea”: quella del Parma per non retrocedere. Suona strano pensare che una squadra di calcio si cali con le proprie mani nei bassifondi della Serie A, ma le decisioni del club ducale sin dalla scorsa estate hanno suggerito proprio questo.

Inspiegabile, per prima cosa, l’esonero di un tecnico come D’Aversa seppur a favore del promettente Liverani. Tardiva, successivamente, la volontà di correre ai ripari richiamandolo a stagione quasi compromessa. Senza senso, infine, il calciomercato di gennaio, che invece di donare la giusta esperienza ha portato solo confusione. La stagione del Parma, da ieri sera ufficialmente in Serie B, si può riassumere proprio così. E passare alla storia come la Crociata dei crociati, che si ritrovarono a combattere una lotta impronosticabile, con la sconfitta come unico risultato.

Il Parma festeggia la Coppa Uefa @imagephtoagency
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L’era Tanzi

Il Parma tocca con un dito il primo apice della sua vita nel maggio del 1990, quando il promettente Nevio Scala la consegna per la prima volta al campionato di Serie A. Di lì a qualche anno si registra il passo più breve della storia: da neopromossa a membro delle sette sorelle, con la prima Coppa Italia vinta nel 1992. Insieme a Juventus, Inter, Milan, Lazio, Roma e Fiorentina, spunta, dunque, anche il nome dei crociati che coloreranno con linee orizzontali gialloblu quei gloriosi anni. Tutto ciò che accade in quel fiammante decennio, avviene sotto il comando del patron Calisto Tanzi, che con la sua Parmalat rileva il club una volta nella massima serie.

Un ingresso paragonabile solo a quello degli sceicchi nelle grandi realtà calcistiche europee, proporzionalmente agli investimenti e ai nomi acquisiti. Il Parma dei poco noti e del primo Sacchi diviene quello di Zola e Stoichov, di Buffon, Cannavaro e Thuram, di Veron e Crespo. Quella squadra in continua ascesa ed evoluzione porta a casa due Coppe Italia, due Coppe UEFA e una Supercoppa Italiana, oltre che un secondo posto in Serie A. Ma con il crac Parmalat del 2003, inizia la fase calante. Quella del conteggio delle “vittime” della Crociata dei crociati.

Calisto Tanzi, ex patron Parmalat @imagephotoagency
Calisto Tanzi, ex patron Parmalat @imagephotoagency

L’incubo Serie D

La prima testa a saltare è, ovviamente, quella di Tanzi. Di lì in poi la sensazione che si sia chiuso un decennio che ha segnato per sempre la Serie A è sempre più pressante già dagli inizi del 2000. Il Parma si ridimensiona bruscamente e non è facile lottare per ciò che prima si vedeva soltanto con il binocolo. Passano gli anni e la salvezza diviene la massima aspirazione e nel 2008 si consuma il primo ritorno in Serie B. L’ultima Coppa Italia era datata solo 6 anni prima, a certificare un tonfo che – come l’ascesa – non aveva precedenti. Il peggio però doveva ancora arrivare, visto che tornato in Serie A il Parma dei primi anni ’10 viene gestito in maniera scellerata. Prima Ghirardi, poi Manenti, riescono nell’intento più impronosticabile di tutti: il fallimento. Il 27 luglio 2015 nasce il nuovo club che dovrà risalire dalla Serie D.

Bruno Alves, capitano del Parma
Bruno Alves, capitano del Parma

O si vince o si muore

Il passaggio dal dilettantismo al professionismo non tarda ad arrivare, e a Parma si respira un’aria molto simile a quella degli anni ’90. Non per gli uomini, né per i traguardi, ma per l’aver riassaporato il gusto di tentare di primeggiare. E vincere. I crociati sono il club della nostra Serie A che più di tutti ha vissuto i propri cicli come tagli netti, un’assenza totale della proverbiale via di mezzo. O si vince o si muore: proprio come in una Crociata. Ma la stessa si rivela storicamente un pretesto di conquista e a lungo andare il conto di chi paga è sempre più salato. Il gigantesco sforzo di proprietà e squadra viene premiato nel 2018, quando il Parma riabbraccia finalmente la Serie A.

Il popolo richiede stabilità in nome della tradizione, si pensa ad un ritorno di Gigi Buffon in porta per farlo chiudere dove aveva iniziato. Nulla di più romantico, ma poi c’è la realtà. Quella che – nonostante due salvezze tranquille, non risparmia il terzo anno da incubo. L’ultimo figlio di una gestione poco accorta delle risorse, che non finisce con un crac o un fallimento, ma consegna ben altra dimensione storica al Parma. Realtà affascinante e maledetta del calcio italiano, che ripartirà dalla Serie B per tentare l’ennesima, romantica, rincorsa.

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