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La Roma esce dall’Europa, il dubbio: Atalanta che fai, i tuoi sono buoni solo a Bergamo?

La Roma esce dall'Europa, il dubbio: Atalanta che fai, i tuoi sono buoni solo a Bergamo?
La Roma esce dall'Europa, il dubbio: Atalanta che fai, i tuoi sono buoni solo a Bergamo?

La Roma ha meritato la sconfitta, lo si è visto in campo ed è stato fin troppo chiaro e non sarebbe nemmeno l’ultima riprova. La Roma esce dall’Europa, quell’ultima spiaggia per una stagione fallimentare che culmina nel bene di una nuova dirigenza che deve ricostruire da dove si è lasciato. Quello che si è visto ha lasciato l’amaro in bocca non solo ai romanisti, ma a tutta l’Italia pallonara. Una gran bella figura, detto da noi italiani, che non consente repliche, nessuno si permetta: la Roma ha meritato la sconfitta contro un Siviglia battibile ma sicuramente più motivato. E questa è storia. Eppure la storia potrebbe essere riletta, perché affrontando da vicino la questione di uomini, quelli in campo, c’è di che riflettere: la Roma perde e lo fa con merito, ma tutto il resto non è solo noia. Se dalla sentenza guardiamo ai colpevoli e sì che si può recriminare: un mercato sbagliato che ha portato interpreti certamente poco adatti al calcio della Capitale, quello che gioisce, spera e mai convince…ed è tutta colpa di James Pallotta, altro che storie.

Partiamo dalla difesa. Vedere Smalling, affranto per la squadra dei sogni lasciata sul più bello, piangere come un bimbo che di fronte a due apette svolazzanti non riesce a prender sonno, non è solo noia. E allora, Kolarov ( l’unico che davvero ci credeva li dietro), poi il giovane Ibanez e, chiaramente, il deludente Mancini. E con l’Atalanta siamo già a due, attenzione perché manca il centrocampo.

In mezzo al campo quel Cristante che porta una Roma a giocare in 10 dove più servirebbe un grande interprete, magari un regista, come quello visto a Bergamo nei bei tempi che furono; a Roma non si chiede molto …, ma almeno essere presente senza sbagliare così tanto. Andiamo avanti. Il giovanissimo Diawara che ci prova senza riuscire e poi li davanti il Zaniolo che tutti acclamano (chissà poi perché lo si paragona a San Totti), e poi bla bla bla, salvando il caro Dzeko, l’unico Campione vero in campo. La Roma perde e lo merita, niente da dire. Ciò che ci inquieta è la statistica secondo la quale questa Roma sembra doversi affidare, per forza, a uomini assolutamente sbagliati … e guarda caso, costoro, arrivano da Bergamo. Ibanez, quante speranze, la giovane età porta a scuse infinite, ma quel Mancini e quel Cristante no, proprio no, non ci siamo e la domanda sembra risuonare come un tamburo che al calar del sole applaude il miglior aperitivo post Covid: ma voi chi siete? Dove sono quei fenomeni che a Bergamo sembravano alieni? E qui casca l’asino e permetteteci, è il nostro lavoro, una riflessione va pur fatta. La Roma che riparte da quei giocatori che all’Atalanta sembravano infiniti, in giallorosso ( una squadra terrena, normale, per assurdo coerente), invece, tornano comuni mortali e, considerando i costi, qualcosa sembrerebbe non tornare. Non tornerebbe nemmeno guardando direttamente a Bergamo, la città che non ci crede (e fa bene), perché se la perla dello scandalo (almeno sui social) diventa la muscolatura di un certo Gosens, non può certo passare inosservata la qualità (enorme) di quel Zapata che prima sbaglia a Napoli, poi a Udine e Genova (sponda Sampdoria) e poi, quasi per magia, a Bergamo ritrova se stesso camuffandosi alle volte anche, perché no, in un extraterrestre come Cristiano.

Statistiche e dati certi

Da parte nostra solo statistiche e dati certi: Zapata, il più importante in termini di fatti, arriva a Napoli, dall’Estudiantes, in Argentina (dove realizza 19 reti in tre stagioni, condite da ben 44 presenza in campo), e in azzurro ti sfodera una classe invidiabile ad un bambino di 10 anni che frequenta la quinta classe elementare (37 presenze in due stagioni e appena 11 reti da centravanti); poi l’Udinese, altro flop (63 presenze in due stagioni e 18 marcature, un pò troppo poco), infine gira a Genova, sponda Sampdoria e li completa la disdetta (31 presenze e 11 gol); ora diteci perché a Bergamo, all’Atalanta, concretizza la bellezza di 41 reti in 65 presenze in due stagioni. La Roma questa sera potrebbe polemizzare sulle prestazioni di quei giocatori che sono arrivati da Bergamo come stelle di prima grandezza, come Cristante e Mancini, ma non hanno mai brillato, come quello Spinazzola che arrivava da Torino, da quelli lì che intanto decantano 9 scudetti consecutivi, tutti meritati. Come meritati sono gli osanna per Gasperini, che rende fenomeni calciatori che quando lasciano l’Atalanta tornano a giocare su livelli tutt’altro che straordinari. Tanto per dire, Ilicic che a Palermo brilla e a Firenze illude, a Bergamo diventa, di nuovo, uno degli esterni più forti del mondo. A questo punto, forse, tante società avrebbero da imparare dai metodi di allenamento di Gasperini, e perché no, anche gli stessi Campioni d’Italia della Juventus potrebbero migliorarsi.
Gasperini, la parola spetta a te, noi intanto guardiamo a statistiche e dati inspiegabili. Un invito al tecnico dei bergamaschi e intanto si medita…

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