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Lazio, Lotito: “Tolleranza zero contro fascismo e razzismo”. Ma in passato…

Il presidente della Lazio, Claudio Lotito, si schiera con fermezza contro i gesti di chiara ispirazione fascista esibiti da alcuni tifosi durante la gara con il Rennes. Tolleranza zero per chi persevererà in atti discriminatori e lesivi della nostra memoria storica

Lazio, Lotito contro il razzismo e l’apologia al fascismo: “Via le mele marce dagli stadi”

Ipse dixit: Claudio Lotito esce allo scoperto nella settimana in cui la commissione etica e disciplinare della Uefa si pronuncerà sui fatti avvenuti in occasione della sfida di Europa League giocata dalla Lazio, giovedì 3 ottobre, contro i francesi del Rennes. Lotito si è espresso sull’accaduto, censurando fermamente la “stupidità di alcune persone che non sanno ciò che fanno” e aggiungendo: “Non permetteremo più a nessuno di infangare l’immagine della Lazio. Essenziale che ciascuno si prenda le proprie responsabilità perchè non si tratta di un’intera tifoseria, ma di una sparuta minoranza che lede i diritti di chi si sacrifica ogni domenica per questa squadra, rinunciando a comprarsi un paio di scarpe per poter venire allo stadio. D’ora in poi, tolleranza zero: via le mele marce dagli stadi. Chi sbaglia paga e non merita di entrare allo stadio”. Parole che suonano come una sentenza a discapito di una tifoseria che, notoriamente, è stata sempre vicina agli ambienti dell’estrema destra romana.

La Lazio e il fascismo: il caso Anna Frank e la “complicità” di Lotito

Anna Frank
Anna Frank

Non è la prima volta che la curva laziale finisce sotto l’occhio del ciclone: uno dei casi più eclatanti, tristemente assurto agli onori della cronaca, risale all’ottobre del 2017, quando, in occasione del match Lazio-Cagliari, la curva laziale si infiltrò nel settore dedicato al tifo romanista, tappezzandolo di adesivi recanti l’effigie di Anna Frank, la sedicenne ebrea soppressa nel campo di concentramento di Belsen sul finire del secondo conflitto mondiale, e che la storia ha consacrato grazie alla narrazione delle barbarità perpetrate dai nazisti in quei teatri dell’orrore. Effigi recanti motti triviali e beceri: “Romanista frocio” e “Romanista Aronne Piperno”, riecheggiando la “macchietta” ebrea della commedia “Il Marchese del Grillo”. Frasi che si commentano da sole e che dimostrano la pochezza intellettuale di chi le utilizza, nonchè la scarsa originalità e il pessimo gusto. Lotito, in quella circostanza, non si dimostrò certo la persona illuminata e determinata che traspare dalle dichiarazioni rilasciate a margine dell’evento “calcio-educazione e cultura”. Già, perchè se, come giustamente afferma lo stesso Lotito, “tutti dovrebbero prendersi le proprie responsabilità”, lui stesso dovrebbe spiegare come mai consentì ai tifosi della Lazio di occupare la “Curva Sud”, proponendo dei prezzi di “favore”, dopo che la “Nord” era stata squalificata a causa di cori razzisti all’indirizzo dei giocatori di colore del Sassuolo.

Nel titolo si parla di “complicità”. Ebbene sì: un atto simile, pur se fatto senza particolari intenzionalità, avrebbe rischiato (e forse lo ha fatto) di dare ragione a quanti sostengono che le curve siano il nerbo trainante della squadra, senza il quale tutto il movimento calcio scomparirebbe. Se per soddisfare esigenze di spettacolo, contravvengo anche a un provvedimento che cerca di salvaguardare la dignità e il rispetto reciproco, non posso che definirmi complice. Parliamo di un mondo, quello delle tifoserie ultras, che si alimenta (anche) di falsa passione e di un’etica capziosa: guai ad infangare la memoria di uno dei loro, ma adattare ai propri scopi l’immagine di un martire delle manie di grandezza di un folle, è cosa lecita, per il mondo ultrà che si autodisciplina.

Lotito e la lotta al razzismo: non sempre una scelta di coerenza

Lotito
Lotito, presidente della Lazio

Le affermazioni del patron biancoceleste irrompono con forza nel momento nel quale la Lazio è stata messa sotto inchiesta dall’Uefa; era già successo in occasione della gara contro il Siviglia valevole per i sedicesimi della passata Europa League. Lotito si schiera apertamente contro qualsiasi forma di discriminazione. Nulla di sbagliato che un uomo della sua autorevolezza decida di scendere personalmente in campo per arginare una delle piaghe peggiori che affliggono il nostro calcio. Ma perchè farlo solo dopo aver ricevuto un’ennesima diffida? Lasciando correre sulla decisione di aprire la curva ai tifosi, in barba alle disposizioni di un giudice sportivo, lo stesso Lotito dovrebbe spiegare il senso di alcune sue dichiarazioni.

E’ recente la sua esternazione sui “buu” razzisti allo stadio, vocazioni che, afferma, “Colpiscono tutti, anche quelli con la pelle normale”. Ciò accade nella settimana nella quale un altro grande protagonista del pallone, Antonio Conte, ha provato a lenire la tensione raccoltasi intorno a un derby. Conte ha fatto ciò accusando i professionisti della carta stampata di non saper dosare bene le parole, ma questo dopo aver lui stesso contribuito a fomentare un intero ambiente. Footballnews24 presta sempre orecchio a chi vuole migliorare con azioni concrete l’universo calcio e per questo, con estremo rigore etico, chiediamo ai “professionisti del calcio” una dimostrazione di coerenza: ciò che dicono deve viaggiare in uno con ciò che pensano realmente. Perchè, se in una Repubblica che “Riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” è inammissibile che una tragedia storica, in grado di segnare a vita le sorti di un intero popolo, venga banalizzata per un futile atto di goliardia, è anche necessario che, chiunque voglia e abbia il dovere di assumere un ruolo da guida rinunci a qualsiasi ambiguità, portando avanti le proprie battaglie senza ripensamenti.

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