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Lazio-Torino, l’esito del ricorso: si deve giocare

La Corte Sportiva d’Appello ha respinto il ricorso della Lazio, che ora si rivolgerà al Collegio di Garanzia del CONI

Claudio Lotito, presidente della Lazio @Image Sport
Claudio Lotito, presidente della Lazio @Image Sport

Lazio-Torino, si va davanti al Collegio di Garanzia

Lazio-Torino si deve giocare: questo è quanto stabilito dalla Corte Sportiva di Appello della FIGC che ha confermato la sentenza del Giudice Sportivo rigettando quindi il ricorso in merito della società biancoceleste. Ma la vicenda non sembra ancora vicina alla conclusione: il club del presidente Lotito sembra infatti intenzionato a rivolgersi al Collegio di Garanzia del CONI, ultimo grado della giustizia sportiva. La partita si sarebbe dovuta disputare lo scorso 2 marzo ma soltanto la squadra di casa si è regolarmente presentata sul terreno di gioco: il Torino infatti non è partito alla volta della Capitale a seguito di un provvedimento della ASL locale che ha imposto la quarantena domiciliare ai contatti stretti dei membri del club granata positivi alla variante inglese del COVID-19.

Claudio Lotito, presidente della Lazio e comproprietario della Salernitana
Claudio Lotito, presidente della Lazio e comproprietario della Salernitana

La Corte d’Appello bacchetta il Torino

La Corte d’Appello ha ribadito la sovranità del provvedimento della stessa ASL rispetto alle norme federali ma allo stesso tempo ha stigmatizzato l’atteggiamento del Torino, accusato di avere contravvenuto ai principi di lealtà sportiva col fine unico di ottenere il rinvio della partita, come si evince da un estratto delle motivazioni: “Ciò posto, non vi è dubbio che la Società F.C. Torino S.p.A. abbia tratto profitto dal provvedimento adottato dall’autorità sanitaria torinese, peraltro, su richiesta della stessa Società granata. Al proposito, non può che richiamarsi, ancora una volta, il principio secondo il quale “il fine ultimo dell’ordinamento sportivo è quello di valorizzare il merito sportivo, la lealtà, la probità e il sano agonismo”. Tale principio non dovrebbe mai essere vanificato, neppure nella presente situazione di emergenza sanitaria, con comportamenti che, come nel caso della Società F.C. Torino S.p.A., sembrano finalizzati, invece, all’unico fine di ottenere, nelle ipotesi di calciatori risultati positivi al COVID-19, il rinvio della disputa delle gare che potrebbero essere, tranquillamente, disputate, atteso, peraltro, il consistente numero delle rose di calciatori a disposizione delle Società professionistiche. Comportamenti, questi ultimi, improntati ad una sorta di “furbizia” che non sono, in alcun modo, in linea con i principi di lealtà, probità e correttezza che devono, invece, sempre ispirare chi partecipa a competizioni che, sebbene abbiano natura professionistica, riguardano sempre un gioco, o meglio un “giuoco” per ricordare la parola ricompresa nella definizione della Federazione”.

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