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Ledesma in ESCLUSIVA: “Critiche a Immobile assurde, il Milan può lottare per lo Scudetto”

Storico capitano della Lazio, con la quale ha collezionato 318 presenze, impreziosite da 14 gol e 41 assist: Cristian Ledesma è ritornato a parlare ai nostri microfoni, per raccontarci le emozioni vissute durante la sua vita biancoceleste, e i prospetti per il futuro

NAPLES, ITALY - JANUARY 29: Cristian Ledesma of Lazio in action during the TIM Cup match between SSC Napoli and SS Lazio at Stadio San Paolo on January 29, 2014 in Naples, Italy. (Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images)

Dopo una vita passata a onorare la maglia biancoceleste, gran parte della quale con la fascia di capitano al braccio, Cristian Ledesma è pronto per proseguire la sua avventura nel mondo del calcio. Intervenuto quest’oggi ai nostri microfoni, Ledesma ci ha raccontato la sua carriera alla Lazio, fatta di emozioni indimenticabili e momenti complicati, che fanno parte di questo bellissimo sport. Alla fine, l’avventura con la sua Lazio è terminata nel migliore dei modi, con il giusto tributo che un campione come Ledesma merita. Adesso, dopo una chiacchierata sul momento attuale dell’Italia e della Lazio, per Cristian è tempo di pensare al futuro da allenatore, il quale non è poi così lontano.


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Immobile e Mancini (Italia)
Immobile e Mancini (Italia)

L’Italia e Ciro Immobile

Nel 2010 hai giocato una partita con l’Italia. Cosa ne pensi della prestazione contro l’Irlanda del Nord? L’Italia andrà al Mondiale? 

“Ormai non ci sono più partite facili, dove riesci a importi solo perché indossi la maglia di una nazionale più blasonata di altre. Contro l’Irlanda del Nord è stata una partita molto complicata, dove l’Italia non è riuscita a esprimere il suo solito gioco. Sono mancate le occasioni da rete, quelle che ti permettono di creare anche i gol sporchi, ma si sapeva che sarebbe stata una partita molto complicata. Penso che l’Italia abbia tutte le carte in regola per qualificarsi al Mondiale“.

Da capitano a capitano, quanto è mancato Ciro Immobile in queste ultime due partite? Come giudichi le critiche nei suoi confronti dopo il record di gol con la Lazio?

Mettere in discussione Immobile è assurdo, perché è stato un assoluto protagonista della vittoria dell’Italia all’Europeo. I numeri sono il miglior modo per rispondere alle critiche, e i numeri di Ciro parlano chiaro. Non ho mai capito l’accanimento nei suoi confronti, in nazionale è stato indispensabile come tutti gli altri e, durante le ultime partite, la sua assenza si è fatta sentire. A livello di numeri e di prestazioni Immobile si sta confermando anno dopo anno, diventando un giocatore importantissimo a livello mondiale. Le critiche sono assurde”.

Dopo la partita contro la Romania non sei stato più convocato, nonostante altri 5 anni ad alti livelli con la Lazio. Secondo te perché? Ti sarebbe piaciuto ritornare in nazionale?

“Sicuramente mi sarebbe piaciuto, perché una volta che un giocatore va in nazionale ha il sogno di ritornarci sempre. Però è l’allenatore a decidere, in base a quello che pretende da un giocatore. Capita che alcuni allenatori non ti ritengano importante per il loro tipo di gioco o che preferiscano altri giocatori. Magari non piaci all’allenatore o non ti ritiene utile, quello è il motivo principale, ma è giusto così. È l’allenatore che decide in questi casi, ma sicuramente mi sarebbe piaciuto indossare nuovamente la maglia dell’Italia“.

cristian Ledesma
Cristian Ledesma, ex calciatore della Lazio

La Serie A oggi

Come giudichi le prime 12 giornate di Serie A? C’è già una favorita?

“Dal mio punto di vista il Milan è la squadra che sta meglio di tutte, sia per il valore della rosa che per il lavoro che hanno fatto fin qui. Si vede che stanno costruendo qualcosa di importante, con tanta pazienza. Visto da fuori sembra stiano facendo anche un ottimo lavoro a livello economico, hanno impostato dei parametri ben precisi e li stanno rispettando. Il Milan può competere sino alla fine per lo Scudetto“.

Cosa pensi della Lazio? Sarri è l’uomo giusto per puntare alle zone alte come qualche anno fa?

“Penso che serva ancora del tempo, nelle ultime partite si sono visti diversi passi avanti. Con pazienza possono costruire qualcosa di importante. Sarri ha tutte le capacità per riportare la Lazio in alto, dove stava prima del lockdown, poi tanto dipenderà anche dagli obiettivi della società. Però ci vuole tempo, ci sarà un processo di cambiamento che bisognerà supportare a pieno. A me Sarri piace molto, mi piace come ha gestito con tranquillità i momenti difficili, nei quali la Lazio non riusciva a imporre il suo gioco”.

Questa settimana si giocherà Lazio-Juventus, che tipo di partita ti aspetti?

“Sarà una partita combattuta, più importante per il morale che per la classifica. Non sarà una partita in grado di decretare un risultato definitivo, però potrebbe dirci chi delle due squadre sta meglio. Sarà interessante vedere due allenatori del calibro di Sarri e Allegri a confronto. Penso che sia per la Lazio che per la Juventus sarà una partita complicata”.

Claudio Lotito, presidente della Lazio @Image Sport
Claudio Lotito, presidente della Lazio @Image Sport

Lo scontro del 2009

Il 2009 è stato un anno abbastanza particolare per te, perché sei passato dal vincere la Coppa Italia a essere messo fuori rosa a causa dei problemi con la società. Come si supera un periodo così complicato?

“È stato senza dubbio un periodo difficile, che però fa parte della mia storia. Ne sono venuto fuori grazie alla mia solita voglia di giocare a calcio. Il bello del calcio è proprio questo, una volta che scendi in campo non pensi più a niente, solo ad aiutare la squadra. Era un periodo difficile non soltanto per me, ma anche per la Lazio, perché rischiavamo di andare in Serie B. In campo sei il padrone di te stesso, decidi tu a cosa pensare, in quel momento la voglia di giocare a calcio è stata più importante di tutto il resto“.

Che tipo di problemi c’erano?

“Avevamo alcuni problemi con la società che non riuscivamo a risolvere e siamo andati per le lunghe. Non era uno scontro personale, ma legato ad alcune problematiche di contratto. Purtroppo, quando le cose non si risolvono in fretta rischi di portartele dietro per molto tempo, poi per fortuna abbiamo trovato una soluzione e tutto è andato per il meglio”.

Con il presidente Lotito, e il resto della società, il rapporto si è ricomposto?

“Assolutamente si. Dopo la firma, sia con il presidente Lotito che con la società, siamo ripartiti dallo stesso tipo di rapporto che avevamo prima”.

Emozioni da derby

Dei tanti derby che hai giocato in carriera, qual è stato il più importante? Cosa si prova a giocare certe partite?

“Il primo sicuramente, perché sino a quando non giochi un derby non sai fino in fondo cosa si prova. Possono provare a raccontartelo tante volte, ma non è la stessa cosa. Poi sicuramente quello del 2013 dove, nella finale di Coppa Italia, battemmo la Roma per 1-0. Sono i due derby più importanti della mia esperienza alla Lazio. È difficile riuscire a descrivere a parole quello che si prova nel giocare, e segnare, in un derby di quel tipo”.

A proposito di gol, in un Lazio-Roma del 2006, nel quale vinceste per 3-0, tu segnasti un gran gol da fuori area. È il tuo gol più bello in carriera o ce ne sono altri?

“Sicuramente è uno dei più belli, anche perché si trattava sia del mio primo derby che del primo gol con la maglia della Lazio. Poi c’è un altro gol su punizione, sempre in un derby, dove purtroppo perdemmo 3-2. Quelli sono i due gol ai quali sono più affezionato“.

Cristian Ledesma
Cristian Ledesma, ex Capitano della Lazio

Futuro in panchina

Nel 2019 hai avuto la tua prima esperienza da allenatore, con la LUISS 1999. Come giudichi quell’esperienza? Ti piacerebbe allenare ancora in futuro?

“Assolutamente si, voglio continuare ad allenare. Alla LUISS ho fatto due anni, uno in Eccellenza e l’altro in Promozione, li ho capito che in futuro voglio fare l’allenatore. Ho preso il secondo patentino UEFA e sono in attesa di una proposta in Serie C o nei settori giovanili nazionali. Spero di ricevere presto una chiamata perché il mio obiettivo è quello di allenare a livello professionistico“.

Tra i tanti allenatori che hai avuto in carriera, in particolare alla Lazio, c’è uno al quale ti ispiri maggiormente?

“A modo loro sono stati tutti importanti. Ricordo in particolare gli insegnamenti di Delio Rossi, Gregucci, Reja e Petkovic. I loro insegnamenti sono stati fondamentali nella mia prima esperienza da allenatore, li porterò dietro durante tutto il mio percorso futuro. Qualcuno mi ha lasciato sicuramente qualcosa in più, ma l’importante è imparare qualcosa da tutti“.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una vera e propria scissione, tra chi predilige il bel gioco e chi sostiene che contano solo i risultati. Tu da che parte stai? Hai già deciso come dovrà giocare la tua squadra?

“Non ho pretese di imporre le mie idee a prescindere, prima voglio vedere il materiale che ho a disposizione. Devi capire che tipo di giocatori hai a disposizione e, soprattutto, la cultura della società nella quale vai ad allenare. Queste sono le regole da seguire secondo me, poi l’obiettivo è sempre quello di tirare fuori il meglio da ogni giocatore. Chi è che decide se una squadra gioca bene e l’altra no? (ride ndr)… Io credo che ogni allenatore dev’essere libero di poter esprimere il proprio gioco e portare le sue idee, i discorsi sul bel gioco lasciano il tempo che trovano. Se una squadra ha la mentalità che bisogna vincere, indipendentemente da come si gioca, un allenatore ha il dovere di rispettare quella mentalità”.