Lega Pro, Filippo Giaccaglia: “Arbitrare è una palestra di vita”

In questi giorni abbiamo intercettato l’arbitro Filippo Giaccaglia, esattamente alla vigilia della sua direzione in Sudtirol-Arezzo (Lega Pro) in programma domenica 28 marzo allo stadio Druso di Bolzano

Filippo Giaccaglia, arbitro
Filippo Giaccaglia, arbitro

Giaccaglia: “Per fare l’arbitro ci vogliono impegno e passione”

L’arte dell’arbitrare. Una vera e propria palestra di vita. In questi giorni abbiamo intercettato l’arbitro Filippo Giaccaglia, esattamente alla vigilia della sua direzione in Sudtirol-Arezzo (Lega Pro) in programma domenica 28 marzo allo stadio Druso di Bolzano. Giaccaglia, che sta facendo vedere davvero ottime direzioni di gara tanto da poter essere ormai definito pronto (anzi prontissimo) per il salto di categoria, ci ha fornito qualche interessante dichiarazione: “Ci vogliono impegno e tanta tanta passione per fare l’arbitro – così Giaccaglia – Ho iniziato direi per caso e ora l’attività arbitrale è per me una palestra di vita. Ho imparato tantissime cose nel corso degli anni: ero un ragazzo timido, ora invece non ho problemi a confrontarmi con persone più grandi di me”.

Zero raccomandazione, tutta farina del suo sacco. Tutto iniziò quasi per “sbaglio”, quando lo studente Filippo Giaccaglia (Scienze Motorie Urbino) aveva bisogno di crediti formativi validi per il piano di studi universitario e trascorse un breve periodo al servizio dell’Associazione Italiana Arbitri. “Mai mi sarei aspettato che questa divenisse la più grande passione della mia vita. La mia prima partita da arbitro? Il derby Jesina-Real Vallesina nel gennaio 2009, match valido per la categoria Giovanissimi Provinciali”. Per gli amanti delle statistiche, Filippo Giaccaglia è un arbitro marchigiano alla seconda stagione in Lega Pro e in C ha finora diretto 24 partite, 2 delle quali valevoli per la Coppa Italia. 106 i cartellini gialli estratti nel corso della sua carriera, 4 i cartellini rossi di cui 2 per doppio giallo. 8 i penalty totali da lui concessi, di cui 5 alle squadre che giocano in casa.

Sul come è cambiato il calcio negli ultimi anni Giaccaglia non ha dubbi: “Più si sale di categoria e più crescono fattori come intensità, velocità, il pressing, la fisicità e l’agonismo. Credo anche che oggi ci sia meno tecnica, oltre che meno fuoriclasse rispetto al passato”. Giaccaglia conclude così: “L’arbitro deve essere bravo a gestire le situazioni che si vengono a creare sul terreno di gioco. Senza pubblico è più semplice ascoltare ciò che i giocatori dicono, nonostante ciò occorre sempre tenere in pugno la partita e cercare di portare il giocatore e le proprie emozioni dalla parte del direttore di gara, anche nei momenti in cui gli animi si accendono e si surriscaldano. Gli stadi più belli in cui sono stato? Tra essi, il Nereo Rocco di Trieste e il San Nicola di Bari”. Riusciremo a vederlo presto nel gradino superiore? Come sempre, il campo sarà il giudice imparziale.

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