L’Italia dimentica la Svezia e torna tra le grandi d’Europa

La Nazionale di Roberto Mancini ce l'ha fatta, gli azzurri battendo la Grecia 2-0, nella gara dell'Olimpico, sono riusciti a qualificarsi matematicamente agli Europei 2020, in programma la prossima estate, con ben tre giornate di anticipo.

Italia, dalla disfatta contro la Svezia alla qualificazione per l’Europeo 2020

Lunedì 13 novembre 2017, l’Italia non va oltre lo 0-0 contro la Svezia a San Siro e in virtù dell’1-0 dell’andata in favore degli svedesi, non andrà al Mondiale in Russia, per la seconda volta nella sua storia. È stato questo il momento più triste del calcio italiano degli ultimi vent’anni, non accadeva dal 1958 che la Nazionale non prendeva parte alla fase finale di un Campionato mondiale di calcio. In quel caso gli azzurri vennero sconfitti 2-1 a Belfast dall’Irlanda del Nord, che riuscì a qualificarsi al nostro posto.

Sabato 12 ottobre 2019, l’Italia batte la Grecia 2-0, ottiene la settima vittoria di fila nel gruppo J e si qualifica matematicamente agli Europei 2020, come prima nel girone. Due anni dopo la disfatta di San Siro contro la Svezia, la Nazionale guidata da Roberto Mancini, riscatta la delusione della mancata qualificazione al Mondiale 2018 e avrà la possibilità di vivere ancora una volta le “notti magiche” a cui ci ha sempre abituato. Una Nazionale che vince e convince, una Nazionale giovane, una Nazionale che ha fiducia nei propri mezzi e che vuole essere protagonista all’Europeo.

Roberto Mancini, l’uomo giusto al momento giusto

Mancini
Mancini, commissario tecnico della Nazionale

Il commissario tecnico dell’Italia, Roberto Mancini, è stato il vero artefice della crescita esponenziale di questa squadra; egli è riuscito in poco tempo a far dimenticare la disastrosa gestione Ventura, a dar linfa a nuovi giocatori e a suon di vittorie ha contribuito a riportare l’entusiasmo nel gruppo azzurro. Come ha fatto, però, Mancini a trasformare la Nazionale in così poco tempo ? In cosa e dove è migliorata la nuova Italia ?

L’impronta di Mancini è evidente: in 17 partite il tecnico di Jesi ha ottenuto 11 vittorie, perdendo solamente 2 volte e inanellando ben 8 vittorie consecutive nel girone di qualificazione con 25 reti all’attivo e 3 reti incassate. Numeri formidabili per il Mancio, che forse nemmeno si aspettava un’Italia così bella e pimpante dopo poco più di un anno.

Mancini ha prevalso dove Ventura aveva fallito, ha dato un’idea precisa alla Nazionale e a tutto il calcio italiano, ha riposto fiducia nei giovani, ha portato un cambio di mentalità: l’Italia va in campo per per imporre il proprio gioco, per dominare e battere gli avversari attraverso la qualità dei singoli. Il miglioramento, inoltre, non c’è stato solo all’interno del  rettangolo verde, ma anche al di fuori dove il gruppo è più compatto e coeso, consapevole che per ottenere risultati importanti, la tecnica non basta, c’è bisogno anche di intelligenza e lavoro di squadra.

I protagonisti della qualificazione ad Euro 2020

Federico Bernardeschi
Federico Bernardeschi, gol in Italia Grecia

Chi sono i veri protagonisti, oltre a Mancini, di questa cavalcata trionfale ? La Nazionale che si è guadagnata la qualificazione all’Europeo, è un mix perfetto tra giovani e veterani. Il ct è stato bravo a gestire il ricambio generazionale, visti gli addii di Buffon, Barzagli, De Rossi, dopo la disfatta che non ha permesso agli azzurri di prendere parte al mondiale e si è affidato ad alcuni calciatori che avevano fatto parte di quella disastrosa spedizione, Bonucci e Chiellini su tutti, per cercare di aiutare chi, invece, fino a quel momento aveva trovato poco spazio.

Egli ha preferito inizialmente andare contro tutti per il bene dell’Italia: si è preso la responsabilità di convocare giocatori che avevano, secondo alcuni, poco minutaggio o poca esperienza per approdare in Nazionale e invece,grazie alle sue idee è riuscito a far sbocciare nelle rispettive squadre di club.

Secondo il tecnico, il problema dell’Italia sta nella poca fiducia nei giovani italiani da parte delle società che “bruciano” i talenti dei settori giovanili, attraverso prestiti e comproprietà, e preferiscono cercare il campione di turno in Sudamerica o nel Resto del Mondo. Mancini però non si è fatto problemi, ha creduto fortemente nelle qualità di questi ragazzi e su di essi ha fondato la sua filosofia di gioco. Da Sensi a Barella, passando per Politano, Tonali, Pellegrini, Kean e Zaniolo, addirittura convocato quando non aveva esordito in Serie A.

Come detto prima, la forza di questa squadra non è però solamente nei giovani, l’Italia oltre alla qualità dei singoli, può contare su una solida difesa, da sempre l’arma in più della Nazionale, su una fluidità di gioco in mezzo al campo, che grazie al miglioramento in fase di palleggio, permette di arrivare prima in area avversaria e mettere gli attaccanti, nelle condizioni di segnare.

Punti di forza e punti deboli: dove bisogna ancora lavorare.

Quali sono i punti di forza dell’Italia? Quali sono invece i punti deboli e come si sviluppano le trame di gioco degli azzurri? Mancini propone un calcio propositivo: costruzione del gioco dal basso, mantenendo il possesso e creando gli spazi necessari per facilitare le verticalizzazioni, che permetterebbero di innescare i giocatori che hanno maggiori qualità e doti realizzative. Lo sviluppo del gioco avviene con pazienza, si cerca sempre di girare la palla e non di forzare il passaggio. Gli esterni hanno un ruolo importante nella filosofia di gioco del ct, essi spesso cercano il cross oppure si accentrano, liberando lo spazio per la sovrapposizione del terzino. Si tratta di un calcio molto offensivo, testimoniato dai numerosi gol e occasioni create dalla Nazionale nelle partite disputate.

Giocare in questo modo è possibile solamente se si ha una difesa solida e se si fa pressing nel modo giusto: l’Italia dopo aver perso palla, non si perde d’animo e inizia a pressare intensamente l’avversario per indurlo nell’errore. Nel pressare l’obiettivo è tenere compatta la squadra, quindi significa che se il pallone viene perso nella metà campo avversaria, il pressing viene fatto principalmente dagli attaccanti, con i centrocampisti pronti a supportarli, mentre se viene perso nella propria metà campo, si pressa con un singolo giocatore per evitare di sbilanciarsi.

Facendo un salto nel passato e analizzando i vari allenatori che si sono seduti sulla panchina dell’Italia, si potrebbe affermare che tutti erano d’accordo sul fatto che non conta la prestazione, ma il risultato: la Nazionale deve cercare di vincere a qualsiasi costo. Machiavelli avrebbe detto, “Il fine giustifica i mezzi” e invece Mancini non è dello stesso parere dell’intellettuale del Rinascimento. “L’Italia dei giovani” è una squadra che vince e si diverte perchè ha qualità, ha un’identità, ha delle individualità importanti e sopratutto ha spirito di gruppo e di sacrificio.

Armenia-Italia, pareggio a fine primo tempo
Armenia-Italia, Belotti riaggancia il pareggio

Le lacune di questa Nazionale sono poche: c’è un disperato bisogno di un centravanti su cui si possa contare sempre (quello che manca a Belotti e Immobile) e c’è bisogno di una coppia difensiva solida per il futuro che possa non far rimpiangere Bonucci e Chiellini. Al di là di questo, su alcune situazioni Mancini deve ancora lavorare. L’elevata qualità tecnica, uno dei pregi più importanti degli azzurri, è la causa dei pericoli in cui spesso incappa l’Italia, che nel costruire gioco anche in zone del campo rischiose, può favorire i contropiedi degli avversari. Qualificandosi però con tre turni d’anticipo, il tecnico potrà lavorare con più tranquillità e correggere gli errori in vista dell’Europeo.

Che Europeo sarà ? Quali sono le aspettative ?

Quello che bisognava fare è stato fatto, l’Italia ha superato il primo step, ha staccato il pass per gli Europei, si è assicurata il primo posto nel girone e in più le prestazioni esaltanti degli azzurri, fanno ben sperare in vista dell’importante rassegna europea di questa estate. A questo punto, viene da chiedersi che cammino potrà fare la Nazionale e dove può arrivare. L’obiettivo di Mancini è confermare quanto di buono è stato fatto vedere fin qui, bisogna volare basso perchè ci sono Nazionali molto più attrezzate rispetto agli azzurri che hanno sì poca esperienza a livello internazionale, ma anche le carte in regola per mettere in difficoltà qualsiasi squadra.