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Il sogno di tutti quanti è quello di vivere appieno e soprattutto lasciare un segno nella vita degli altri. Le possibilità di farlo nel mondo del calcio sono molteplici: attraverso i gol, la grinta, la generosità e l’attaccamento alla maglia. Marco Nappi possedeva tutte queste qualità, che lo hanno reso un beniamino dei tifosi che amavano la folta chioma bionda di quest’attaccante nato a Roma il 13 maggio del 1966.
La sua carriera è altamente riconducibile al Genoa, società con la quale ha ben figurato per sei anni. La sua passione per il club ligure è rimasta intatta, nonostante la carriera da calciatore e allenatore lo abbia portato lontano dalla Liguria. Tutto il suo amore per i colori rossoblù è riuscito ad esprimerlo nell’intervista esclusiva che ci ha concesso.
Nappi ha intrapreso la carriera di allenatore. Attualmente si trova alla guida tecnica dell’Arzachena, società sarda iscritta al Campionato di Serie D. Con lui siamo entrati nelle dinamiche della società e della squadra genoana, ma non solo. Il suo passato in campo lo ha portato a condividere lo spogliatoio con i due tecnici che hanno lasciato un segno tangibile in questo campionato: Stefano Pioli e Davide Nicola.
Nappi: “Blessin? Il pugno sotto la Nord apparteneva a Scoglio”
La tua storia calcistica viene associata al Genoa, squadra nella quale hai disputato ben sei stagioni. La squadra di Blessin, dopo un campionato pieno di difficoltà, è retrocessa matematicamente il turno precedente, perdendo 3-0 sul campo del Napoli. Ad inizio campionato ti saresti mai aspettato un epilogo del genere?
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“Ad inizio stagione non mi aspettavo la retrocessione. Purtroppo ho visto una squadra che ha fatto pochi punti e soprattutto che non è stata costruita bene. Il mio dispiacere più grande è quello che a Genova ho gli amici e la mia famiglia e mi dispiace per loro perchè soffrono sul serio. Sicuramente sabato con il Bologna ci sarà lo stadio pieno ed i tifosi canteranno dal primo al novantesimo minuto. Auguro che possano fare una squadra competitiva per tornare subito in Serie A, perchè i tifosi del Genoa la meritano”.
Come spesso accade in queste situazioni si cerca di comprendere e capire le cause. Tu che idea ti sei fatto? Rosa non all’altezza? Troppi cambi di panchina?
“La società era nuova ed ha scelto di prendere un allenatore straniero. La mia idea invece è quella di prendere giocatori e tecnici italiani che conoscono il nostro calcio che, secondo me, rimane il più bello al mondo. Il problema è che guardando i nomi dietro le maglie non si sa nemmeno come pronunciarli. Si parla della cessione di Pandev che ora viene vista come un rimpianto, ma il Genoa non può pensare di affidarsi ad un giocatore di 38 anni. Lo stesso Destro ha grandissime qualità, da campione vero, però è troppo discontinuo. Non puoi affrontare la Serie A con giocatori che non ti danno la sicurezza”.
Nonostante la retrocessione, secondo le ultime indiscrezioni, molto probabilmente verrà riconfermato Alexander Blessin. Tu potendo scegliere cosa faresti? Confermeresti il tecnico tedesco oppure andresti su altri profili?
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“Sinceramente non mi ha entusiasmato, anche perchè in fin dei conti ha vinto poche partite. Ho visto le prime gare e quando ha iniziato a fare tutti quei pareggi, al termine dei match, andava sotto la curva facendo il gesto del pugno alto, esattamente come Franco Scoglio che amava veramente quella maglia ed il Genoa. Non credo molto in quelli che arrivano e dopo poche settimane vanno sotto la Nord, semplicemente lo fanno perchè sanno che la tifoseria genoana è di cuore e calorosa”.
“Io ho baciato quella maglia dopo tempo, adesso invece i giocatori lo fanno dopo appena tre mesi e dopo poco stanno già in un’altra squadra. Blessin è stato intelligente e ben “indirizzato”. E’ vero che la squadra aveva più grinta rispetto a quella di Shevchenko e Ballardini, ma il fatto è che quando cambi allenatore tutto riparte da zero. Inizialmente con lui andavano tutti a tremila, ma se una squadra ha dei problemi a livello tecnico, a lungo andare i limiti vengono fuori, e così è stato per i Grifoni”.
Nappi: “Pioli e Nicola fondamentali per loro squadre”
Durante la tua carriera da calciatore hai avuto modo di giocare insieme a Stefano Pioli e Davide Nicola, rispettivamente con le maglie di Fiorentina e Genoa. Questi due tecnici stanno disputando una stagione al di sopra delle aspettative e “rischiano” di compiere un vero e proprio miracolo per il Milan e la Salernitana. Ti aspettavi da parte loro questo tipo di stagione?
“Stefano non ha compiuto un miracolo, ma semplicemente si tratta del proseguimento del lavoro che ha fatto l’anno scorso. Lui anche alla Lazio aveva fatto grandi cose, pur non riuscendo ad ottenere vittorie. Adesso è giusto che Pioli raccolga i frutti, perchè il Milan, pur non essendo la squadra più forte a livello di nomi, merita lo scudetto e mi auguro con tutto il cuore di festeggiare insieme a lui. Il mister lo scorso anno è stato in Sardegna ed abbiamo ritirato insieme un premio ad Arzachena. E’ una persona fantastica, abbiamo vissuto due anni a stretto contatto con la Fiorentina, anche per via delle bimbe piccole stavamo sempre insieme. Di lui come persona e come allenatore non scopro nulla”.
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“Davide Nicola è arrivato a febbraio e per la posizione di classifica nella quale si trovavano ha fatto un miracolo. I meriti vanno condivisi anche con Walter Sabatini. La Salernitana come rosa non è tra le ultime tre-quattro, perchè come materiale tecnico è impostata al livello del Sassuolo e dell’Udinese. Nicola sta facendo un ottimo lavoro più che altro sulla testa del gruppo, che è fondamentale per arrivare ad ottenere una salvezza storica”.
Nappi: “Gasperini è alla fine di un ciclo”
Rimanendo in tema di allenatori ti invito a spostare l’attenzione su Gian Piero Gasperini, tecnico dell’Atalanta tua ex club. La squadra orobica, dopo alcune stagioni esaltanti, ha vissuto un’annata altalenante, nella quale rischia di rimanere fuori dall’Europa. Pensi che il ciclo dell’allenatore torinese possa ritenersi concluso?
“Secondo me dopo tanti anni di successi e di soddisfazioni, come la qualificazione in Champions League ed il quarto di finale ottenuto contro il Psg, penso che sia arrivato il momento di cambiare. Gasperini ha grandi meriti, ma credo che sia finito un ciclo. Anche i risultati sono scemati e quest’anno rischiano di rimanere fuori dall’Europa. Credo che per lui sia giunto il momento di provare ad allenare una grande squadra, perchè ha tutte le caratteristiche per poterlo fare”.
Per quanto ti riguarda al momento ti trovi alla guida tecnica dell’Arzachena, squadra sarda che partecipa al Campionato Nazionale di Serie D. Come sta andando la stagione? Raccontaci qualcosa di quest’esperienza.
“Nella gara precedente di campionato abbiamo vinto 2-0 contro l’Afragolese e siamo matematicamente nei playoff. Ora abbiamo ancora due partite per raggiungere la posizione migliore. Questa è una bella esperienza, è stata una stagione fantastica. Ho la fortuna di stare in una società importante, il proprietario è l’imprenditore Gabriele Volpi, in passato allo Spezia, possessore adesso della Pro Recco, la squadra di pallanuoto. La mia fortuna è stata aver incontrato un direttore sportivo che condivide le scelte che faccio e questo non è facile da trovare nel mondo del calcio. Lui mi ha preso, mi ha dato una grande mano ed i risultati si sono visti. Questa è la dimostrazione che se ti lasciano lavorare e se hai l’appoggio societario è tutto più semplice. Quest’anno non era nel nostro programma arrivare ai playoff, l’obiettivo iniziale era quello di fare un campionato tranquillo, però alla fine abbiamo centrato un traguardo importante”.
Nappi: “Scoglio e Vavassori i miei mentori”
Questa esperienza in Sardegna arriva subito dopo quella che hai avuto in Cina alla guida del Beijing BSU. Com’è nata l’idea di allenare in Oriente? Che avventura è stata?
“Ho fatto due anni in Cina dopo aver vinto lo scudetto con la Berretti del Livorno. Quel successo fu inaspettato e venni esonerato senza motivazione. Ero talmente schifato che sono andato ad allenare in un college cinese. Non lo feci per soldi, ma perchè avevo voglia di cambiare e fare un’esperienza che effettivamente è stata costruttiva e bella. Loro a livello tattico sono molto indietro, però sono bravi tecnicamente e fisicamente ed inoltre hanno attrezzature e campi incredibili per poter lavorare. Lì ho ottenuto i miei successi perchè ho lavorato tanto dal punto di vista tattico”.
C’è un allenatore al quale ti ispiri? Quale sono stati i tecnici importanti per la tua crescita?
“Sinceramente ho la mia idea di gioco ed ho preso qualcosa da Franco Scoglio e Giovanni Vavassori che ho avuto all’Atalanta due anni. Sono un allenatore che cura molto il gruppo, ho le mie idee tattiche e tecniche che porto avanti. Non seguo Guardiola e gli altri allenatori top, perchè devo lavorare con quello che ho. Non sto al Liverpool, non ho Salah e tutti gli altri campioni e sono contento di lavorare con i miei giocatori”.