in

Marotta, il destino di un fuoriclasse: da Varese all’Inter, una carriera all’insegna del successo

Da Varese all’Inter, passando per la Sampdoria, il Venezia e la Juventus: una carriera, quella di Marotta, contraddistinta da una sfilza interminabile di successi e scommesse vinte

Ciro Venerato e Beppe Marotta
Ciro Venerato e Beppe Marotta

Beppe Marotta è lo stakanovista della scrivania. La differenza tra lavoro e carriera, affermava Frost, è tra 40 e 60 ore settimanali, perché spesso ci sono manager che affermano di lavorare molto, ma quelli bravi lo fanno e basta. Si sa: lingua lunga, carriera corta. Salvador Dalì era convinto che i predestinati al successo fossero come i cannibali. Beppe fin da ragazzino azzannava ambizioni. A 19 anni, subito dopo il diploma classico conseguito al Cairoli di Varese, iniziò ad occuparsi del settore giovanile del club della sua città natale. Ebbe due grandi patron: “El Cumenda” Borghi, che faceva incetta di scudetti nel basket con la sua Ignis, e poi l’avvocato Colantuoni. Un grande dirigente, epigono dell’estense Paolo Mazza: meritava la  A, persa per un soffio del destino. Beppe dovette gestire il geniale ma irascibile Fascetti, quello del “caos organizzato”. Un toscanaccio terribile.

Beppe Marotta, amministratore delegato dell'Inter
Beppe Marotta, amministratore delegato dell’Inter

La vita di Marotta fu poi costellata da nocchieri imprevedibili, ma grazie a “genio” si dotò dei giusti anticorpi. Gli saranno stati utili con il feroce salentino, al secolo Antonio Conte: gli avrà fatto perdere la bussola mille volte, ma la classe e lo stile del manager varesino hanno sempre corretto la rotta, individuando la giusta darsena. Il suo primo colpo di mercato fu l’ingaggio del portiere Rampulla. Costellata da intuizioni la carriera: Casiraghi a Monza, Vieri al Ravenna e il rilancio di Recoba a Venezia. E’ destino di Beppe incrociare personaggi sopra la righe, per non dire fumantini. Un lustro sul Canal Grande in compagnia di Zamparini è roba per uomini forti (ed un po’ zen), ma alla fine ti tempra. Pure a Genova (8 anni meravigliosi con Garrone senior alla Samp) scelse rompitasche di origine controllata come Novellino e Mazzarri. I due Walter li conosco e frequento da anni: nella loro carriera hanno saputo tirare fuori il sangue dalle rape ma hanno un caratterino mica male. Meglio farseli amici. E a Genova Beppe nostro (avrà un tratto caratteriale leggermente autolesionista) optò anche per un certo Cassano (qui inutile affidarsi a sostantivi o aggettivi: basta la parola) suscitando lo sconcerto (banale eufemismo) di Mazzarri. Anche quella volta invece Beppe stravinse alla grande (rilanciò anche Pazzini ndr) .

Riuscì (con Delneri) a portare la Samp ai preliminari di Champions prima di dire sì alla Vecchia Signora. Ricostruì la Juve dalle macerie: bocciato Delneri scommise su Conte. Gestì l’addio del salentino (ruppe il ritiro per il mancato arrivo di Iturbe (strano, ma assolutamente vero), scommettendo sul defenestrato Allegri (esonerato dal Milan). Rimise a posto i conti, elargendo scudetti e dividendi. Poi l’ex amico Paratici (un tradimento che non ha mai dimenticato) convinse Agnelli a investire su Cr7. Beppe confessò agli amici veri tutto il suo sconcerto per quella assurda trattativa (troppo vecchio e troppo caro), ma abbaiò alla luna: nessuno gli diede retta.

Ausilio Marotta
Piero Ausilio e Beppe Marotta, Inter

In estate fu contattato da Elliot (prima di Gazidis), ma la Juve gli confermò piena fiducia, salvo silurarlo ad ottobre. Un colpo basso che il varesino non ha mai digerito. ma poco dopo arrivò l’Inter nel suo destino. Sarà un caso, ma l’addio di Marotta ha appassito la Juve e reso florida la Beneamata. Anche in questo caso c’e’ stato un caso Conte da gestire, risolto col solito colpo di genio di Beppe nostro. A Torino la panacea fu Allegri, all’ombra della Madunina il rampante Inzaghino. Marotta, il destino di un fuoriclasse: d’altronde un uomo è tale se sceglie sempre di entrare nell’ingresso principale.