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Milan, Kjaer si racconta: “Mi sento un leader”

Simon Kjaer (Milan)
Simon Kjaer, difensore del Milan

Un avvio di stagione incredibile quello del Milan che in pochi si sarebbero aspettati. L’arrivo di Zlatan Ibrahimovic ha sicuramente dato una svolta importante portando a Milanello quella mentalità vincente che da tempo mancava. Ma la svolta dei rossoneri non si deve solo allo svedese.

Un altro divenuto imprescindibile nel nuovo Milan di Stefano Pioli è sicuramente Simon Kjaer. Il danese, arrivato lo scorso gennaio, ha battuto lo scetticismo generale, divenendo leader della retroguardia rossonera. Come ha spiegato lo stesso giocatore nell’intervista alla Gazzetta dello Sport: “La mia storia parla chiaro: ho sempre ripagato i tecnici che mi hanno dato fiducia e continuità. Ora mi sento un leader, sia in campo sia fuori. Mi faccio sentire e cerco di essere un esempio. Soprattutto cerco di trasmettere un messaggio ai miei compagni più giovani: ora siamo primi ma non possiamo adagiarci, ma dobbiamo continuare a lavorare per crescere“.

Riguardo le ambizioni scudetto: “La forza di questo Milan è la capacità di saper soffrire. Lo spirito di gruppo è la chiave del nostro successo, ci aiutiamo a vicenda. Vogliamo riportare il Milan dove merita di stare. Scudetto? Per ora siamo in testa, ma la vittoria non deve essere un ossessione. Ovviamente deve continuare ad essere un obiettivo perché una società gloriosa e vincente come questa non può non puntarlo a vincere ogni anno. L’importante però è poter tornare in Champions League, ma lotteremo fino all’ultimo per il titolo“.

Sulla vicenda legata all’amico Christian Eriksen: “Siamo molto amici, ci sentiamo spesso e quando possiamo ci vediamo. La sua situazione a Milano mi ricorda molto la mia a Bergamo: a volte le idee e i metodi di gioco di un tecnico vanno benissimo per te, altre volte meno. Gasperini non mi ha mai detto “giochi male” o “sei troppo in là con gli anni”, semplicemente non farmi giocare era una decisione tattica. L’ho accettato e non ho nulla contro di lui. Ho approfittato di quei momenti per allenarmi e farmi trovare pronto per una nuova esperienza“. Il danese dimostra che, nel calcio, l’esperienza e l’abnegazione sono le migliori qualità che un giocatore possa avere.

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