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Milan-Lille 0-3, sberla terapeutica o sberla sberla?

Romagnoli (Milan)
Alessio Romagnoli difensore del Milan

Con la Roma il Milan aveva sviluppato un buon gioco. Aveva creato molto. Aveva esaltato le doti del portiere giallorosso. Ma pur essendo andato in vantaggio per tre volte, non aveva portato a casa il successo. Come invece avrebbe fatto una grande squadra. Diverse, a rifletterci bene, le note negative, da apprezzare in contro altare alle non poche positive.

Tra le negative:

  • la inaffidabilità del portiere di riserva (Tatarusanu), protagonista di una uscita a vuoto, che, grazie alla latitanza di Romagnoli su Dzeko, avrebbe favorito il goal del bomber goallorosso;
  • la persistente crisi del nostro capitano – non è stato più lui dopo il lungo infortunio – di Theo Hernandez e del “Turco”. Che si procura il rigore compensativo, concesso dal pessimo Giacomelli, complice Nasca, addetto al Var, per rimediare tanto al più assurdo rigore attribuito alla Roma, su di un inesistente fallo di Bennacer ai danni di Pedro, quanto ad un non riconosciuto penalty per altro fallo in area subito da Ibra, per intervento di braccio operato da Mancini, nel tentativo di contrastare la “Divinita’ “.
  • E viceversa risolto dal pessimo direttore di gara con una ammonizione, viziata da strabismo, a carico del “Mito”, reo di avere sgomitato (?) il difensore.
  • Sempre tra le negative, la intempestività nella interpretazione del match, da parte di Pioli. Che per un verso, non interviene tempestivamente con i cambi, quando la Roma nel secondo tempo tentava di riportasi in parità. E che, per altro verso, rimane bloccato allo schema iniziale del 4-2-3-1 e ormai per lui immodificabile.
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Tra le positive: prestazioni superlative di Leao e Ibra. Buone quelle di Saelemaekers e Calabria. Sufficienti quelle degli altri. Con lo Spartak Praga, tutto troppo semplice. Molto apprezzate le prove di Tonali (ottimo); significativa la conferma di Leao, di Bennacer, di Kjaer, di Diaz e di Dalot. Malgrado l’impegno poco rilevante, in penombra piena, Krunic e Castillejo. Sufficienti i residui componenti del team, ma in modo sofferto, Romagnoli.

A seguire con la Udinese, nonostante la vittoria, prime avvisaglie di difficoltà. Quantomeno di natura fisica e psicofisica. Pur tuttavia la gara che è da ascrivere alla categoria delle partite “sporche” è stata vinta. Il che non deve essere sottovalutato, anzi esaltato, se messo in comparazione con quanto sarebbe avvenuto, a parità di condizioni, negli anni precedenti. Da notare come dalla trasferta friulana fosse emerso che Kjaer e Donnarumma (fortunatamente rientrato) allo stato, per il reparto difensivo, sono indispensabili; che Romagnoli (altro rigore cagionato a nostro sfavore) conferma il grigiore del suo attuale momento; che in penombra sono risultati Theo Hernandez, il “Turco”, Leao, Diaz, Tonali, Dalot; che molto autorevole si è rivelata la coppia di centrocampo Bennacer e Kessie. Più che discreto l’apporto di raccordo fra i reparti, assicurato da Saelemaekers.

Questo quadro non esaltante, contrassegnato dalla consueta fissità dello schema adottato da Pioli, si è reso inaspettatamente interessante dal colpo magistrale in semi rovesciata, messo a segna dalla “Divinità”. Quantunque sfinita, obiettivamente sfinita, la “Divinità” aveva deciso di portare per mani alla vittoria, una armata indubitabilmente affaticata. Forse troppo giovane. Ma, meglio, più troppo affaticata (ed anche psicologicamente), che troppo giovane. Chapeau Ibra!

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Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan @Image Sport
Zlatan Ibrahimovic, attaccante del Milan @Image Sport

Un assist ed una magia. Per la “Divinità” che risponde a regole dell’etere, il tempo che trascorre in terra non esiste. Ormai cio’ sostanzia un dato. E non una illazione. E’ molto probabile, anzi, che anche il genio degli allenatori tedeschi (Rangnick chi? lo apostrofo’ il “Mito”), che non ha vinto mai nulla, ne sia ormai consapevole.

La “Divinita’ “, però, non avrebbe potuto cancellare il vero. Avrebbe solo potuto consentire di dimenticare il vero, cioè la partita vinta soffertamente. Tanto che poi il vero si sarebbe ripresentato con lo 0-3 a favore del Lille. Partita ignobile, male persino Gigio, autore di una papera bella e buona – ma da perdonare, ricordando i suoi innumerevoli miracoli -. Malissimo Romagnoli, che favorisce l’ennesimo rigore agli avversari. Peggio di lui Krunic e Castillejo – v. infra -. Non pervenuti Theo e Kessie. Benino Tonali, bene il solo Brahim Diaz.

Qui giunti, alcune riflessioni di prologo:

  1. Pioli, il “Normalizzatore”, in Europa ha già esaurito i bonus. Poiche’ dapprima, nella rocambolesca gara con il Rio Ave (squadra italiana di serie B), si era distinto in negativo, per un verso, inserendo Maldini come prima punta; e per altro verso, procedendo ai cambi con tempistica da moviola. Ora, con il Lille, anziche’ cercare di chiudere il problema della qualificazione, ha rinunziato alla formazione migliore. Come se non bastasse, ha poi inserito Krunic fuori ruolo (da esterno alto a sinistra) e Castillejo, esterno di destra. Alla stessa stregua di Krunic, non giocatore da Milan. Tanto che  entrambi sono stati autori di una prestazione disastrosa.
  2. Pioli, il “Normalizzatore”, insiste nel rimanere bloccato allo schema di rito. Il Lille dominava il centrocampo, pressava e non ci faceva pressare. Domanda: ma perché non irrobustire il centrocampo facendo giocare i tre gioielli in contemporanea, Kessie, Bennacer e Tonali? Risposta non pervenuta. Eppure la nostra gloriosa storia, annovera negli annali dei successi europei e nella unica Coppa che conta, squadre che in contemporanea schieravano talenti tecnici: Rui Costa, Seedorf, ( “il traditore” ) Pirlo e Kaka’.
  3. La figuraccia è dettata dalla fatica psico/fisica dei giocatori? O da cosa altro? E’ forse già finito il sogno?
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Stefano Pioli, allenatore del Milan @imagephotoagency
Stefano Pioli, allenatore del Milan @imagephotoagency

A questo punto, qualche riflessione di merito.

La prima: si deve rifuggire il pessimismo perche’ sara’ la “Divinita’ ”, e non certo il trainer, che tonificherà le anime della truppa. E che le spingerà dove debbono spingersi.

La seconda: è giunto il momento in cui il nostro “Normalizzatore” dovrà dimostrare di essere allenatore da Milan, che – taluno assume – solo per gli effetti di una cabala per anni a lui avversa, alla sua età, gode di un palmares vuoto, pari a quello del Genio fra i coach tedeschi. Che dunque dimostri di essere in grado di cambiare moduli, se di necessità, persino più volte nel corso di una sola partita. Che smetta di fare esperimenti con giocatori fuori ruolo, sia in Europa, sia in campionato. Che trovi una collocazione stabile, nella squadra base, a Tonali, un talento straordinario! Che infine si sforzi di leggere le partite con prontezza. E che così la sorte gli venga e ci venga incontro!

La terza: la dirigenza, nel rispetto dei ruoli e pertanto della autonomia dell’area tecnica, dovrà correggere il “Normalizzatore”, quando sbaglia in modo evidente e soprattutto quando reitera i medesimi errori – ad es. piazzando giocatori fuori ruolo -. Dovrà inoltre ed insomma esortarlo ad essere quel che molta stampa specializzata ritiene che sia. Un ottimo allenatore. Come tale dotato (?) di carisma, di personalità e, conseguentemente, di coraggio. Attribuzione che dovrà, però, meritarsi, ottimizzando il decisivo contributo che negli acuti dei colori rossoneri, espressi negli ultimi mesi, ha consentito alla sua persona ed al Milan, la “Divinità ”. All’interno dello spogliatoio, durante gli allenamenti e in campo, nelle partite ufficiali. Rimane infatti da riesumare il mio refrain: senza la “Divinità “ che ne sarebbe stato di Pioli?

La quarta: è rinviata al prossima pezzo, e concernerà la tematica dei rinnovi. Tardivi e – taluni – sofferti ( Gigio ). Al contrario di altri – quello del “Turco”, con il suo agente che spara cifre vertiginose, dimenticando l’uno e l’altro – agente e giocatore – ciò che Cahla ha combinato nei primi due anni e mezzo di Milan. In linea con quanto sta dimostrando in queste ultimissime gare, in cui la sua opacità è allineata alla propria fama da – dimenticato – re delle punizioni, fama che è rimasta ancorata alla sua risalente stagione delle nebbie teutoniche.

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