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Mourinho tra tormenti e normalità: a Roma è tempo di tornare Special

Mourinho riparte da Roma-Inter dopo un avvio di stagione poco brillante alla guida dei giallorossi: per il portoghese è giunto il momento di tornare Special

Ciro Venerato footballnews24.it mourinho
Mourinho tra tormenti e normalità: a Roma è tempo di tornare Special

Roma-Inter è un incrocio di sentimenti per lo Special One che negli ultimi anni ha beccato più curve che rettilinei sul sentiero del destino. Molto “normal” negli ultimi anni sembra aver perso smalto dopo il Triplete neroazzurro, di sicuro è un lontano parente dello stratega che illuminò il Porto. Sono sincero, ho più di un dubbio sul progetto giallorosso e non da oggi. Quest’estate lo feci notare a più di un collega, obnubilato dall’arrivo del tecnico lusitano, successore del connazionale Fonseca che forse tanto scarso non era (ai tempi dello Shakhtar sprigionava grande calcio tra l’altro), visti i limiti di una rosa che anche con Mourinho non mi sembra stia dominando il campionato o lottando per lo scudetto.

La Roma ha una proprietà muta ma credibile: preferisco il silenzio dei fatti, piuttosto che parlare del nulla. Sono certo che negli anni i Friedkin otterranno i successi che merita una tifoseria splendida ed appassionata come poche nel mondo, ma non so se li raccoglieranno con Mou in panca. In Italia spesso si affida un progetto giusto alla persona sbagliata, ci sono allenatori-totem bravi a gestire un gruppo di campioni, esperti a tal punto da preparare gara scudetto o finali Champions. Poi esiste un altro gruppo di tecnici: bravi soprattutto ad allenare, non limitandosi alla gestione, migliorano i giovani affidandosi ad una didattica di lavoro diversa: non potendo contare sul Messi di turno si affidano al collettivo, migliorando ogni singolo interprete.

Dan e Ryan Friedkin (Roma)
Dan e Ryan Friedkin (Roma)

Conti alla mano mi sembra di capire che il progetto romanista sia imperniato su giocatori di medio-alto livello, da svezzare o, al limite, rilanciare. Tiago Pinto fu preso per questo: un diesse giovane pronto a portare nella capitale talenti in erba, anticipandone l’esponenziale crescita. Con tutto il rispetto, la carriera dell’immenso (lo sottolineo per evitare equivoci) Mou ci dice tutt’altro. Ha spesso vinto (se non stravinto) quando ha dovuto gestire una ciurma di scafati marinai. Lo stile di gioco poi (importante per chi vuole esportare il proprio brand all’estero e fuori dai patri confini si bada molto allo spettacolo ndr) non è stato mai una caratteristica del portoghese. Squadre toste ma non raffinate, abili nel non farti giocare, tignose al punto giusto e soprattutto predisposte al sacrificio inseguendo obiettivi, non un’idea. Penso a Simeone più che a Conte. Ma lo spettacolo proposto in varie epoche da Liedholm (un fuoriclasse senza se e senza ma) Sacchi, Ancelotti (a Parma e Milano non a Madrid, Parigi e Monaco di Baviera), Guardiola ed ora Klopp è un’altra cosa.

Josè Mourinho (Roma)
Josè Mourinho (Roma)

Oggi in Italia moltissimi allenatori stanno sposando la teoria del bel gioco collettivo, non affidandosi solo all’estro del talento e non mi riferisco solo ai top club (Spalletti, Gasperini, Simone Inzaghi, Pioli, Sarri ad esempio) ma anche a tecnici che allenano formazioni di mezza o bassa classifica. Con Italiano la Fiorentina ha ritrovato se stessa, il Sassuolo di Dionisi prosegue il progetto già avviato con De Zerbi, l’Empoli di Andreazzoli (che adoro) non smette di stupire pur non avendo campionissimi e si salverà attaccando non ripartendo. Non vivo di certezze assolute (le lascio volentieri agli idioti) ma qualche dubbio spesso me lo pongo, pur sapendo di andare controcorrente. Ricordo che a Napoli mi guardavano come un marziano quando dissi di preferire Sarri (che stimavo già da Empoli) al santone Benitez. Tre anni dopo qualcuno mi diede ragione. Anche in quel caso mi affidai a conoscenza e riflessione: Rafa non mi sembrava adatto a migliorare quel Napoli, soprattutto in fase di non possesso. con Sarri furono rilanciati Ghoulam, Koulibaly, Jorginho, Mertens, Albiol e Insigne, criticati l’anno prima.

Mourinho è arrivato quest’anno e quindi gli va data l’attenuante del tempo, per carità (non sono prevenuto). Ma sotto il profilo del gioco e della gestione della rosa qualcosa in più avrebbe potuto farla. Non credo, ad esempio, che tutte le riserve bocciate senza appello siano da buttare o poco funzionali alla Roma. Ai posteri quindi l’ardua sentenza, solo il tempo di ci dirà se lo Special è ormai solo normal.