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Lorenzo Insigne a tutto tondo: dal Napoli alla Nazionale

Lozano e Insigne, Napoli
Lozano e Insigne nella sfida vinta dal Napoli contro il Parma @Image Sport

Il filosofo Oswald Spengler a cavallo tra l’800 e il ‘900 parla di tramonto della società, anticipando effettivamente la crisi imminente e lascia nelle mani di un leader carismatico la salvezza comune. Il 2 febbraio 2019, Marek Hamsik toglie per l’ultima volta la sua casacca azzurra insieme alla fascia da capitano, che consegna a Lorenzo Insigne, prossimo in linea di successione; il gesto è ricco di simbolismo: dal napoletano acquisito al napoletano d’origine, dal capitano silenzioso al capitano coinvolgente, dall’uomo pacato all’uomo sfacciato.

Lorenzo Insigne eredita la fascia da capitano della sua squadra sotto gli occhi dei suoi compaesani che troppo spesso l’hanno messo in discussione, perché giocare a Napoli da napoletano significa essere sotto esame partita dopo partita ma questo Insigne l’ha capito fin troppo bene, probabilmente l’ha anche accettato – non senza qualche polemica superficiale – e si è messo sulle spalle un carico pesante e nuove responsabilità.

Insigne c’è e sembra esserci sempre stato, così come c’era, la notte di Salisburgo: quel post-partita segna la svolta negativa, il declino lento, sofferente e angosciante di un Napoli che diserta, fa pugno duro e si spegne, un Napoli irriconoscibile guidato proprio dal suo capitano. Ma è proprio da Insigne che riparte il nuovo progetto con Gattuso, da un patto di reciproca solidarietà per riportare in alto il suo Napoli, come Lorenzo il Magnifico fece con la sua Firenze conducendola sul tetto d’Europa, Lorenzo Insigne trascina tutta Napoli lungo una vera e propria rinascita dalla conquista della qualificazione in Europa League alla vittoria della Coppa Italia contro alla Juventus ai calci di rigore.

Lorenzo Insigne, attaccante del Napoli
Lorenzo Insigne, attaccante del Napoli

Insigne, dall’azzurro di Napoli a quello della Nazionale

E in Nazionale, con Mancini, Insigne coltiva la sua rinascita personale merito forse anche della numero 10 alle sue spalle, che lo sprona e lo esalta ancora di più se possibile; e quel modulo, il 4-3-3, in cui il capitano del Napoli può esprimere al meglio ogni sua potenzialità, danzando sul pallone, esaltando le folle e il suo allenatore, facendo ubriacare i suoi avversari. Recentemente il valore e il genio di Lorenzo Insigne sono stati tuttavia messi nuovamente in discussione.

“L’equivoco è sempre lo stesso: ritrovarsi davanti ad un giocatore tecnicamente dotato (non si può dire il contrario), ma che non è lontanamente paragonabile ad Antonio Cassano, figuriamoci ad Alessandro Del Piero o Roberto Baggio. […] Lorenzo Insigne a 29 anni non si è ancora fatto capire” scrive Antonio Torrisi, il quale gli recrimina la tendenza negativa sotto porta per cui Insigne sarebbe solamente l’ottavo marcatore all time del Napoli in 9 stagioni, ignorando però totalmente il suo ruolo all’interno della squadra.

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Insigne non sarà forse il più forte attaccante della squadra partenopea, ma è sicuramente quello più importante che lega e fa esaltare gli altri. Basterebbe pensare solamente a Callejon. Senza menzionare la funzione essenziale che ha svolto all’interno dello spogliatoio e della mente dei suoi compagni, che gli ha permesso di salvare il suo Napoli dal tramonto.

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