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Antonio Conte, allenatore dell'Inter @imagephotoagency

Napoli, Juventus, Inter: quando l’identità dell’allenatore distrugge quella della squadra

La figura dell’allenatore è enigmatica, controversa: il direttore dell’orchestra, il regista, colui a cui vengono addossate le colpe e a cui vengono attribuiti i meriti, è forse il primo che viene chiamato a sapersi adattare non appena chiude un capitolo e ne riapre un altro, ma non tutti riescono a staccarsi dalle loro idee di calcio e spesso incappano in un colossale flop.

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Maurizio Sarri
Maurizio Sarri

Sarri, prima Napoli, poi la Juventus ma vincere è quello che conta

Maurizio Sarri varca le soglie del “vincere è quello che conta” per portare la bellezza. Una bellezza che è appartenuta in modo viscerale al suo Napoli, che ha incantato le folle e ha fatto sognare chiunque, anche i più scettici. Viene acquistato da una squadra le cui ambizioni gonfiano il petto e non smettono mai di crescere, gli viene affidata una missione chiara e scontata: vincere dando piacere a chi guarda, a quegli occhi critici che hanno sempre avuto da ridire sulla Juventus minimalista del 1-0.
Entra in un ambiente in cui viene visto come un intruso, molti lo giustificano dicendo che la sua sia una scelta economica, eppure non è così: Sarri decide di tradire se stesso, le sue ideologie, e dà ascolto alle ambizioni. Dunque veste la maglia della sua antagonista morale – che ora è diventata sua figlia – e si erge a Titano e sfida gli dèi, macchiandosi di quella che i Greci chiamavano “ubris”, tracotanza.

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Mette piede nel suo nuovo tempio e issa la sua bandiera, la bandiera della Bellezza suprema: porta con sé le sue idee di gioco, i suoi schemi, richiede interpreti adatti, parla di poesia, ma la poesia non sempre viene capita e Sarri lo capisce un anno dopo, quando viene esonerato. Ha avuto l’audacia di pensare di poter portare a Torino quello che aveva fatto nascere a Napoli, mantenendo intatta la sua identità di gioco, non rendendosi conto che quella è la ricetta giusta per il fallimento. Ha pensato di poter plasmare la sua Juventus, ma non si è reso conto che nel calcio, bisogna sapersi adattare perché non sempre si trovano i seguaci pronti a seguire il credo calcistico dell’allenatore.

Carlo Ancelotti, allenatore dell'Everton
Carlo Ancelotti, allenatore dell’Everton

Ancelotti, a Napoli il primo grande fallimento

Un epilogo simile è costato a chi ha sostituito Sarri nella panchina del Napoli, Carlo Ancelotti, Mister Champions. Un allenatore vincente, che ha trasformato in oro tutto quel che ha toccato, ma che a Napoli – senza tanti giri di parole – ha fallito.
Certo, arrivare in una piazza che ha toccato il cielo con un dito non è facile, forse sono state messe troppe pressioni addosso al tecnico, a cui è stato chiesto di portare a termine quanto iniziato ma soprattutto, vincere.

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Ancelotti arriva a Napoli con una chiara idea in mente: 4-4-2. Un sistema di gioco che dovrebbe dare compattezza ma che in realtà non convince, la squadra infatti è poco unita, non sa mantenere i reparti vicini e l’attacco appare schiacciato; poco pressing e centrocampo spaccato a metà.
Ancelotti viene esonerato perché non riesce a plasmare il suo credo sulla squadra che ha, non riesce ad adattarsi alle caratteristiche dei suoi giocatori, fallendo.

Antonio Conte, allenatore dell'Inter @imagephotoagency
Antonio Conte, allenatore dell’Inter @imagephotoagency

E poi tocca all’Inter di Antonio Conte

In casa Inter, la situazione attuale non sembra diversa: un Conte testardo, fermo sul suo modulo sta distruggendo la sua squadra, con le sue stesse mani. Il suo 3-5-2 non sembra funzionale all’Inter che arranca, è lenta e dà l’impressione di non riuscire a trovare la sua identità, perché Conte sta cercando di imporle la sua che però non aderisce del tutto – e forse per niente – ai giocatori. Lo stesso Capello, durante il post-partita di Inter-Real Madrid, ha consigliato al tecnico esplicitamente di cambiare modulo, ma Conte non sembra intenzionato a snaturare se stesso né ad adattarsi alla sua squadra, che non ha idea di chi sia.

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