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Napoli, tra Gattuso ed assenze: ora cresce il pessimismo

Il Napoli perde la seconda gara consecutiva tra Europa League e campionato, la quarta nelle ultime cinque. Gattuso è sempre più in bilico e l’ottimismo partenopeo è ormai un dolce ricordo

Gennaro Gattuso, allenatore del Napoli @imagephotoagency
Gennaro Gattuso, allenatore del Napoli @imagephotoagency

Il Napoli aveva illuso i propri tifosi, che credevano avesse superato il momento più duro della stagione battendo la Juventus al Diego Maradona. Un colpo da grande squadra, pur non brillando in una partita dura, maschia che ha ricordato l’ultima finale di Coppa Italia vinta ai rigori dagli Azzurri. Il penalty di Insigne, poi, è l’emblema del riscatto dopo tre rigori sbagliati contro i bianconeri, di cui uno in finale di Supercoppa.

Le premesse per una risalita, insomma, vi erano eccome. Ma poi la luce si è di nuovo spenta ed il Napoli ha vissuto ripetutamente l’incubo Atalanta. Dapprima in Coppa Italia, dove subendo un sonoro 3-1 la squadra di Gattuso ha salutato la possibilità di difendere il trofeo nella seconda finale consecutiva. Successivamente, la sconfitta si è ripetuta in campionato, sempre in casa dell’Atalanta, con il risultato di 4-2, fermo restando che la prestazione è a tratti risultata peggiore della prima. Alle imprecisioni, infatti, si uniscono una scarsa condizione atletica e le poche idee offensive. Da Bergamo a Bergamo, accade che nel mezzo si esca sconfitti anche dai sedicesimi di andata di Europa League, contro il Granada. E che dunque, alla luce di un febbraio deludente, cresca il pessimismo attorno a squadra ed Gattuso.

Napoli, crollano le certezze: Koulibaly e Mertens da ritrovare

Il Napoli delle ultime stagioni, sin dai tempi di Rafa Benitez, ha offerto di anno in anno prestazioni memorabili di fronte al popolo del San Paolo. Vittorie mirabolanti, alcune in rimonta, sia in campionato che in Europa e con l’impressione di un innalzamento progressivo di qualità e – soprattutto – mentalità. La stessa che l’ha tradita nell’anno dei 91 punti, insieme alla Juventus forse più forte del decennio e che l’ha lasciata comunque a bocca asciutta. Quella mentalità che, ora, sembra svanita del tutto.

Il primo a sedersi al banco degli imputati è senza dubbio Rino Gattuso, che trova posto in prima linea ma con il fiato del presidente De Laurentiis sul collo. Il rischio è che Ringhio sia caduto in quel vortice degno del cane che si morde la coda, con un contesto che non gli permetta di lavorare tranquillo, dunque non ottenere i risultati sperati per poi ritornare a vivere una settimana travagliata. Lo testimoniano le sue parole sul comportamento di ADL, lo testimonia un ambiente sempre più spaccato a metà tra le colpe dell’ex Milan e quelle della sfortuna.

Kalidou Koulibaly, difensore del Napoli
Kalidou Koulibaly, difensore del Napoli

Infatti, il Napoli ha dovuto fare a meno di un ingente numero di titolari dall’inizio 2021 e si fatica a non considerare questa componente come una di quelle che ne abbiano determinato la flessione. Koulibaly e Mertens sono fermi ai box, ossia due delle più grandi certezze degli ultimi anni. Entrambi pilastri insieme a Insigne – a mezzo servizio con l’Atalantaed entrambi lontani dal campo come lo sfortunatissimo Victor Osimhen. Equilibri che saltano, dunque, anche a casa della mancanza di Demme, che tranquillizza di solito le folate d’istinto di un Bakayoko talvolta corpo estraneo, talvolta addirittura dannoso.

Victor Osimhen, attaccante del Napoli
Victor Osimhen, attaccante del Napoli

Mescolare queste componenti in un calderone significa ottenere la miscela più esplosiva – in negativo – dell’intera Serie A. Il tutto in un contesto, quello di Napoli, che vive in simbiosi con la squadra della propria città e ne assorbe tutte le criticità, riversandole in pesanti e pressanti critiche. La stagione può essere ancora salvata, ma serve concretezza e recupero delle certezze: e molta più serenità attorno alla figura di Gattuso, almeno finché siederà ancora sulla panchina partenopea.

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