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Buon compleanno Trap! Il mister spegne 81 candeline

Giovanni Trapattoni compie 81 anni e noi lo festeggiamo con le sue massime, sagge e buffe, prodotto di una mente che è riuscita a far innamorare e sognare l'Italia per tre generazioni 

Tanti auguri mister! Iniziamo così questa sorta di tributo ad un uomo, prima che un giocatore e poi allenatore, che ha attraversato come una cometa, tre generazioni di italiani (e non solo). Un esercito di innamorati che lo han adorato per la sua schiettezza, per il suo eclettismo, per la sua aria da eroe romantico che quando perde sogna prontamente il riscatto e che quando vince non è mai per merito suo. Tra Madonnine e acque benedette, Giovanni Trapattoni è entrato nell’immaginario comune come il saggio dai consigli preziosi ma dalla lingua non proprio scioltissima. E lui, con questo ruolo da macchietta assai sapiente, ci ha sempre giocato rendendoci fieri delle sue gesta, delle sue dichiarazioni, del suo amore viscerale per il gioco che ci appassiona.

Trapattoni ne fa 81: “Non sono anziano, sono antico, valgo di più”

Fuori dagli schemi, fuori dall’immaginario comune, è così il nostro “Giuanìn“. Spiazzava tutti con una battuta sghemba che poi però lasciava quel retrogusto di saggezza tipica di chi non poteva contare su una grande istruzione, ma che sapeva di antiche massime di grande dignità.

“Io non sono anziano. Sono antico. E i mobili antichi sono i più pregiati.”

Ci ha strabiliati mentre gli accademici della crusca tentavano il suicidio con i suoi: “C’è maggior carne al fuoco al nostro arco, anche se l’arco lancia le frecce“, oppure “Caratterialmente abbiamo dimostrato che alla base c’è anche il carattere”. Virtuosismi e avvitamenti regalati a favore di telecamera come quando nel 1990, durante il mitico “Processo di Biscardi“, riuscì a confondere l’Italia intera dichiarando: “Credo invece al fatto che l’esasperata interpretazione di una, dopo otto giorni, teletrasmessa, e dico non teletrasmessa come esasperazione ma teletrasmessa, cioè esasperazione sul terreno di gioco dal momento che una partita teletrasmessa rappresenta un’immagine, il risultato è importante e noi allenatori vediamo quale… di quale io ho scritto il 100%, ma noi ci esprimiamo già al 100% del potenziale di allenamento in quel momento di cui la squadra ha”. Chiaro, no? Quasi come dire : “Ho dei dubbi su due certezze“.

Trap, la vita straordinaria di un uomo normale

Vogliamo spostarci sul penale? Il repertorio ci regala qualcosa di gustoso anche lì, quando chiosava: “Forse per un rigore, magari meno sbagliato, sarebbe stato incensato invece che incensurato”, anche se il meglio del repertorio è forse arrivato da altri tipi di professione rispetto a quella da fine giurista. Come dimenticarsi di “Abbiamo ritrovato il nostro filo elettrico conduttore” e “Bisogna costruire mattoni per essere solidi come il cemento armato“. Nemmeno la religione veniva lasciata da parte quando proclamava: “Una sfida ostica, ma anche agnostica”.

Trapattoni all’estero: tra rabbia, gaffe e amori interrotti

Trapattoni esporta il suo verbo e lo fa con la genuinità dell’italiano in gita all’estero che chiede una birra a Monaco di Baviera o a Dublino senza sapere un’acca di tedesco o inglese. Incespica, si sforza, prova coi gesti, suda e digrigna i denti. Il risultato sarà verbalmente tremendo, ma quel boccale, potete giurarci, sarà prima o poi nelle sue mani. Il discorso al Bayern lo ha consacrato tra i più esimi oratori della storia antica e moderna. Il tedesco che usciva dalla sua bocca si impiastricciava della rabbia e della foga di un uomo che prima che allenatore voleva essere un padre per i suoi giocatori. E Strunz, ne siamo certi, lo avrà capito!

No say the cat is in the sack when you have no cat in the sack!” Iniziava così l’avventura in Irlanda di Giovanni Trapattoni, con una traduttrice visibilmente imbarazzata e una platea, quella “dell’isola verde”, piegata in due dalle risate. Con la Nazionale del quadrifoglio sarà amore a prima vista anche se i risultati saranno piuttosto altalenanti e il clima certo non lo esalterà troppo. “In Irlanda piove due volte a settimana. La prima da lunedì a mercoledì, la seconda da giovedì a domenica” e poi “In Italia si vuole l’uovo, il culo caldo e la gallina, ma quando la gallina ha fatto l’uovo va via eh? Quindi non può avere il culo caldo. Noi vogliamo tutto e subito. Coccodè coccodè and go. You understand?” Il divorzio sarà doloroso e amaro ma ancora adesso, dalle parti dell’Aviva Stadium della capitale irlandese c’è ancora qualcuno che lo ricorda con affetto.

E allora buon compleanno, caro Trap, e mille di questi giorni. Continua a insegnare calcio e a raccontarci di questa Italia che hai amato visceralmente con le tue massime nostalgiche e preziose. Insegnaci che solo chi ama profondamente il calcio può parlarne con leggerezza e senza quel carico di odio e divisione dei nostri tempi. Insegnaci come, alla fine di tutto: “Il pallone è una bella cosa, ma non va dimenticata una cosa: che è gonfio d’aria“.