Serie A notizie Hellas Verona Verona, Juric chiama i suoi attaccanti: Pazzini batta un colpo

Verona, Juric chiama i suoi attaccanti: Pazzini batta un colpo

La squadra scaligera è una delle sorprese in positivo di quest'inizio stagionale, non tanto per la classifica, alquanto deficitaria, ma per la mole di gioco ed occasioni create. Juric lamenta la scarsa incisività delle proprie punte, ma forse dimentica di avere in soffitta un bomber di scorta che, in una squadra che lotta per la salvezza, può sempre rappresentare un valore aggiunto

Verona, c’è bisogno di bomber: attaccanti finora a secco in campionato

Non sempre giocare meglio dell’avversario vuol dire portare a casa il risultato. E’ la dura legge del calcio che vale ancora di più in “provincia”, dove ogni punto guadagnato è frutto di lavoro e fatica. Lo sa bene Ivan Juric che, dopo nove giornate, vede il suo Verona stazionare malinconicamente al quattordicesimo posto, a soli tre punti dalla linea rossa di galleggiamento. Ad un osservatore disattento potrebbe sembrare il normale rullino di marcia di una neopromossa che dovrà sudarsi la salvezza sino all’ultimo turno, ma per quanto fatto vedere sul rettangolo verde, la compagine del tecnico serbo meriterebbe almeno 6-7 punti in più in graduatoria. Non si tratta di un calcolo approssimativo e ipotetico, ma di un dato di fatto oggettivo, viste le prove offerte dagli scaligeri fino a questo punto della stagione: parliamo di una squadra in grado di creare almeno 4 o 5 occasioni da gol a partita, un numero importante per una neopromossa ma che, a ben vedere, non è corrisposto ad un altrettanto soddisfacente numero di reti in campionato: sono sei i centri messi a segno dal Verona, quarto peggior attacco della Serie A. Un Verona che, tra l’altro, segna solo con i centrocampisti e i difensori.

Non a caso, le uniche gioie per Juric sono arrivate da Veloso (spesso improvvisatosi bomber di giornata con gran tiri da fuori), Kumbulla, che ha insaccato con la specialità della casa ovvero il colpo di testa, e Faraoni che, in mancanza di opportunisti, ha pareggiato i conti con il Cagliari grazie a un gol da vero centravanti. Sfruttare le proprie armi migliori, fra cui spiccano i calci piazzati e le corsie laterali, è d’obbligo: ma come bisognerà fare quando ci saranno da mettere in cascina punti pesanti?

Il mercato estivo, condotto dall’ottimo DS D’Amico, era intervenuto proprio sul reparto offensivo, nel tentativo di dare al mister una maggior varietà di soluzioni. Varietà che, alla fine dei conti, si è vista: Juric ha infatti spesso alternato le due mezze punte a supporto di una punta o, in alternativa, un rifinitore a supporto dei due attaccanti. Cambiando l’ordine degli addendi, comunque, il risultato non varia: degli Stepinski, Zaccagni, Verre o Tutino non c’è traccia nei tabellini dei marcatori, una situazione che alla lunga si potrebbe pagare, soprattutto quando ci saranno da vincere gare in modo sporco e da accumulare punti in cascina. A discolpa di questi ragazzi si può addurre il fatto che non abbiano particolare dimestichezza con la categoria. L’unico che possa vantare un certo curriculum in Serie A è Mariusz Stepinski, 24 anni e un passato tra le file gialloblù del Chievo. Gli ingredienti per pensare al colpaccio in avanti c’erano tutti: lo scippo alla rivale cittadina, la giovane età, la presenza in pianta stabile nell’organico della propria Nazionale. Ciò nonostante c’è chi non ha risparmiato un po’ di sarcasmo al classe ’95 impegnato nel confronto a distanza col connazionale Milik. “Dall’altra parte hanno Milik“, si è dovuto sentir dire, come a voler rimarcare che le gerarchie stabilite in Nazionale rispecchiano alla fine il reale valore di entrambi. Ed efffettivamente Arkadiusz ha vinto la sfida nella sfida in modo abbastanza netto: due tiri in porta e due gol. Numeri che hanno fatto impallidire uno Stepinski che, dopo essersi fatto chiudere la porta in faccia da Meret, ha lasciato il campo a Tutino, anche lui intimorito dal peso del match (era l’ex di casa) e colpevole di aver ciccato un’occasionissima a porta spalancata.

A Juric, che il centravanti l’ha fatto di mestiere, la sterilità offensiva comincia a far prudere le mani.  Non tante volte abbiamo visto un tecnico esporsi in modo così schietto e perentorio come ha fatto lui contro il Napoli: “I ragazzi si devono svegliare, altrimenti vuol dire che ci sono giocatori non adatti alla categoria”. Ciò che dovrebbe però far riflettere l’allenatore è il fatto che la sua squadra tira spesso e volentieri dalla lunga distanza, e ha prodotto il maggior numero di occasioni grazie al proprio esterno destro, Darko Lazovic, costretto spesso ad entrare in area da posizione defilata e incrociare la conclusione. Difficile fare male quando non si attacca direttamente lo specchio della porta. Il Verona, che ha nel gioco sulle fasce uno dei suoi principali punti di forza, dovrebbe provare a sfondare più centralmente: la qualità per costruire azioni maggiormente manovrate, con uomini come Veloso e Amrabat, bravi a giocare il pallone, una manovra più avvolgente rimane opzione più che possibile.

Verona bello con le grandi, mancano i punti

Che sia un fatto d’inesperienza o di eccessivo timore reverenziale, il Verona in versione “Davide contro Golia” ha sempre conosciuto una sconfitta quest’anno. Alla squadra di Juric è mancato il risultato di prestigio che, nell’arco delle 38 partite, può andare a tamponare le ferite lasciate da uno stop inaspettato o da una giornata storta. È già successo almeno un paio di volte quest’anno che, pur meritando al cospetto di avversari ben più attrezzati, la compagine di Juric sia stata costretta a soccombere per una concomitanza di fattori che hanno determinato il risultato. Era successo contro il Milan quando, in dieci sin dal 20′, l’undici gialloblù aveva sfoderato una prova di carattere, colpendo un palo e cadendo solo sotto i colpi di Krzysztof Piatek (andato a segno su rigore). Stessa storia all’Allianz Stadium contro la Juventus. I campioni d’Italia non hanno mai sofferto in stagione come hanno fatto contro i veneti. Ne è dimostrazione il fatto che, alla fine dei giochi, i tiri in porta sono stati gli stessi per le due squadre: tre a testa. Si era visto un Verona volitivo e coraggioso, forte della propria capacità di pressing, e bravo a sfruttare le debolezze avversarie sulle palle alte e inattive. Una squadra plasmata da Juric nell’intento di affrontare ogni avversario a viso aperto, senza alcun timore di sorta. Ci si è messa la sfortuna, che come sempre arride ai meno meritevoli, ad inficiare il cammino dei gialloblù. Tiro di Ramsey deviato da Kumbulla, bissato da un rigore di Ronaldo. Pallone in fondo al sacco e Verona costretto a rimandare il colpaccio a data da destinarsi. Una prova altrettanto positiva i veneti l’hanno offerta anche in quel di Napoli. Un primo tempo nel quale, per stessa ammissione degli avversari, gli scaligeri avrebbero meritato ben altro che trovarsi sotto. Juric, stanco di una bellezza fine a sè stessa e dei complimenti dei cronisti, ha chiesto alla sua squadra un maggior pragmatismo. Ha puntato sull’orgoglio dei suoi il serbo, che il centravanti l’ha fatto di mestiere e dunque sa cosa voglia dire trovarsi in crisi d’astinenza: “Qualcuno qui deve darsi una svegliata, altrimenti vuol dire che ci sono giocatori non all’altezza della categoria”. Parole forse un po’ troppo dure e critiche immeritate dal momento che, l’unico errore realmente individuale l’ha commesso Tutino, sparando alle stelle a porta spalancata. Per il resto, la squadra scaligera ha dimostrato di aver assimilato bene la lezione di scuola “gasperiniana”: possesso palla rapido, aperture per sfruttare le corsie laterali e un gioco corale che vede tutti partecipare allo sviluppo della manovra. I numeri della squadra non sono poi così negativi, soprattutto per ciò che riguarda gli scontri diretti, dove il Verona ha infilato due vittorie e un pareggio contro Lecce, Sampdoria e Bologna. Contro avversari della medesima caratura, l’atteggiamento offensivo della squadra gialloblù paga. Un dato su cui basare le proprie speranze anche in futuro.

Verona poco incisivo in attacco: perché non preoccuparsi

Ribadiamo che, a nostro avviso, le critiche risultano eccessive. Se il Verona non è riuscito a trovare il bersaglio in queste prime giornate non se ne può esclusivamente dare colpa alla scarsa precisione degli attaccanti gialloblù: un po’ ci si è messa la sfortuna, con i veneti che occupano il non lusinghiero secondo posto nella classifica dei legni colpiti, dietro solo alla Lazio che di pali e traverse, però, ne ha colpiti quattro in una sola partita. Il Verona, invece, ha avuto il “merito” di spalmare questo dato su ben quattro gare differenti: tre con la Juventus, e uno con Milan, Lecce e Udinese. Ciò a significare che, chiunque sia l’avversario, il Verona non perde mai la propria capacità di offendere e la propria idea di calcio. In più, quando si trova ad affrontare uno scontro diretto, la squadra di Juric sbaglia raramente: ha espugnato Lecce e vinto in casa con la Sampdoria, entrambe squadre che in classifica la guardano dall’alto al basso e che, presumibilmente, saranno concorrenti dirette per la salvezza. L’unica partita che ha davvero lasciato dubbi sulla brillantezza della squadra è stata quella contro l’Udinese, in cui il Verona aveva concesso tre occasioni direttamente dall’interno dell’area di rigore, approcciando la sfida in maniera troppo blanda.

Se l’attacco piange, comunque, gli altri reparti dimostrano un rendimento ben al di sopra della media salvezza: la difesa ha subito solo 7 gol, in linea con quelli che sono i numeri di Inter e Juventus. È tutto merito, ancora una volta, delle azzeccate scelte di mercato: Kumbulla, Rrahmani e Gunter sono i tre volti nuovi della retroguardia scaligera. Tre centrali giovani e affidabili, che hanno già fatto parlare di sé in ottica big. È soprattutto l’albanese a stupire per la personalità con la quale affronta ogni avversario: lo si vede spesso staccarsi dalla linea dei tre per iniziare la fase d’impostazione. Inoltre, Kumbulla è un difensore roccioso, difficile da superare in uno contro uno e bravo a staccare di testa (è già andato a segno contro la Samp). Il mercato ha dunque portato in dote al mister una materia prima che, sebbene un po’ grezza a causa della giovane età, ha dimostrato già di avere un ottimo potenziale. Sono saltate agli occhi di tutti le prestazioni di Sofyan Amrabat: giocatore completo e molto dinamico, è capace di spostamenti in diagonale per attaccare la fascia. Si tratta di un play maker forse un po’ troppo ruvido negli interventi, ma che ha dimostrato di avere buona tecnica nei piedi (grazie alle proprie aperture sugli esterni) e un ottimo tiro dalla distanza.

Dando uno sguardo alle altre due neopromosse, Brescia e Lecce, si scopre che la quasi totalità dei gol segnati provengono dai piedi e dalle giocate delle punte, ma sia la squadra di Liverani che quella di Corini tirano meno in porta rispetto alla compagine gialloblù e hanno una percentuale inferiore di possesso palla.

Se la casella zero alla voce attaccanti può tormentare i sonni dell’ex tecnico del Genoa, Milik stesso potrebbe venirgli in aiuto: ogni attaccante vive per il gol, e non riuscire ad ottenerlo può forse influire psicologicamente sulle sue prestazioni. Il tanto criticato Arkadiusz ha avuto bisogno dell’aria di casa per ritrovare confidenza con la porta visto che, fino a quel momento, era rimasto completamente a secco per la disperazione di Ancelotti e tifosi. Questo per dire che il ruolo dell’attaccante è piuttosto particolare: ogni numero 9 ha momenti di flessione nella propria carriera che vengono interrotti bruscamente da una palla indirizzata nella maniera giusta. Quando le cose non girano come si vorrebbe, di solito, sono due le strade da seguire: o attendere con pazienza che cominci a cambiare il vento oppure dare fondo a tutte le proprie risorse, anche a costo di smentire le proprie convinzioni. Il Verona visto al San Paolo ha pagato soprattutto un calo di natura fisica, a dimostrazione del fatto che non sempre è possibile praticare un calcio fatto di alta intensità e corsa sugli esterni. Ci sono momenti in cui serve esperienza, capacità di rimanere alti e di sfruttare le poche occasioni che ti capitano. Al Verona rimasto senza benzina in corpo sabato pomeriggio avrebbe fatto forse comodo Giampaolo Pazzini, uno che la categoria, a differenza degli altri, la conosce. Uno che in Serie A ha messo a segno la bellezza di 110 gol in carriera.

Pazzini in crisi: Verona ha bisogno del suo capitano

Non risolverà tutti i problemi ma potrebbe dare comunque il suo contributo. Ci appare strano che, tutto d’un tratto Giampaolo Pazzini abbia dimenticato come si fa. A chi gli ha posto domande sullo stato di forma del centravanti di Pescia, Juric ha risposto stizzito che un singolo non può sostituire un collettivo. Di certo non può farlo, ma potrebbe migliorarlo. Forse suggestionato dall’arrivo in pompa magna di Mariusz Stepinski (conterà qualcosa averlo strappato ai rivali cittadini?), il tecnico serbo sembra essersi completamente dimenticato del suo ormai ex capitano. Un giocatore che, sebbene alla soglia dei 35 anni, i suoi gol li ha fatti ovunque è andato, Verona incluso. Capocannoniere della squadra in B con 13 gol lo scorso anno, il pazzo potrebbe a mio avviso garantire quella dose di esperienza e cattiveria sotto porta che a un Verona spesso troppo morbido è finora mancata. L’ex Inter è vero uomo da area di rigore, bravo di testa e ad attaccare gli spazi. Per lui, che nell’ultima volta in Serie A ha fatto più che altro da chioccia a Kean, è forse giunta l’ora di prendersi la scena. Juric invoca l’aiuto dei propri centravanti, Pazzini batta un colpo.

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