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Epopea Inter 2009-2019, dalle “stelle” alle “stalle”: è giunto il momento della rinascita?

Da Moratti a Zhang, la cronistoria dell'ultimo decennio nerazzurro

INTER –Ci sono giorni in cui essere interista è facile, altri in cui è doveroso e giorni in cui è un onore”. Con queste parole del compianto Giacinto Facchetti, oggi è l’anniversario della sua scomparsa, è possibile sintetizzare alla perfezione l’Inter dell’ultimo decennio. Dalla conquista della Champions League, che portò al sogno del Triplete, uno dei momenti più iconici del panorama calcistico italiano, fino alle stagioni successive avare di soddisfazioni. Tra le cause da imputare vi è probabilmente lo shock per la conclusione dell’epoca Moratti a cui può essere rimproverata una gestione societaria non particolarmente oculata. Sono passati dieci anni dallo storico trionfo e quest’anno, come non accadeva da diverso tempo, è presente un certo ottimismo intorno alla squadra di Conte. Con le cessioni di giocatori “problematici” come Naingolann, Perisic e Icardi e l’acquisto di top player quali Lukaku, Sanchez e Godin sicuramente i tifosi neroazzurri riusciranno a togliersi qualche soddisfazione, o almeno lo sperano.

L’Inter del Triplete, stagione 2009-2010: una squadra, una famiglia

Milito, sua la doppietta in finale di Champions
Milito, il principe del Triplete nerazzurro / @PassioneInter

 

 

Il 2006 è stato un anno fondamentale. Con lo scandalo Calciopoli, che portò alla retrocessione della Juventus nella serie cadetta, la vittoria dell’Italia ai Mondiali in casa dei rivali tedeschi e l’inizio di quello che sarà per l’Inter un dominio incontrastato entro i confini del Bel Paese. Dopo i primi successi targati Roberto Mancini (3 Campionati, 2 coppe Italia e 2 Supercoppe italiane), l’attuale ct della Nazionale venne esonerato per via dell’ennesimo fallimento nella massima competizione europea. Al suo posto venne chiamato il portoghese José Mourinho, vincitore della Champions League con il Porto, per cercare di raggiungere l’ambito titolo europeo. In una recente intervista per DAZN, Mourinho ha indicato il momento esatto in cui prese consapevolezza della rosa a disposizione e di cosa serviva per raggiungere l’agognato traguardo: l’eliminazione dalla Champions ad opera del Manchester United nel 2008. Come racconta il tecnico portoghese: “Quella sera stessa ebbi una riunione con il presidente a cui dissi che con la rosa a disposizione avremmo potuto vincere il campionato anche per gli anni a venire. Ma per vincere la Champions serviva qualcosa di più“.

In quella sessione di mercato arrivarono giocatori di grande esperienza come l’attaccante del Barcellona Samuel Eto’o, il difensore ex Bayern Monaco Lucio, l’olandese Sneijder, l’attaccante argentino Diego Milito e l’italo-brasiliano Thiago Motta dal Genoa. Non colpi di prospettiva, data l’età dei giocatori, ma dal forte senso di appartenenza. Erano i giocatori giusti per vincere tutto e subito. La forza tattica di Mourinho fu quella di aver trovato un equilibrio tra fase difensiva e offensiva. Con un 4-2-3-1 a trazione anteriore, il rischio poteva risultare quello di trascurare la copertura difensiva, cosa che non avvenne come testimoniato dai 45 gol subiti nell’intera stagione. Inoltre, le intuizioni dello Special One furono quelle di adattare i giocatori alle situazioni anche in ruoli non propri, potendo così vedere in una finale di Champions League, Javier Zanetti interno di centrocampo e Eto’o esterno.

La rosa di quel periodo era caratterizzata da un dato molto importante: la quasi totale assenza di giocatori italiani in rosa. Una delle maggiori critiche ricevute infatti fu quella della presenza di soli 6 italiani, di cui due portieri di riserva (Toldo e Orlandoni), due provenienti dalla primavera (Santon e Balotelli), un oriundo (Thiago Motta) e il difensore Materazzi. Tale scelta fu ampiamente criticata sopratutto in relazione ai risultati negativi della Nazionale maggiore (eliminazione ai quarti contro la Spagna agli Europei del 2008 e eliminazione ai gironi nei Mondiali sudafricani del 2010).

L’Inter asiatica, stagioni 2011-2018: la gestione societaria da Thohir a Zhang

Inter, l'ultimo decennio nerazzurro
Inter, da Moratti a Thohir fino ad arrivare a Zhang / @Fc Inter 1908

Gli anni successivi non portarono altrettanti successi. L’ultimo triennio della presidenza Moratti vide alzare al cielo una supercoppa italiana, un mondiale per club e una coppa italia, mentre sulla panchina neroazzurra si susseguirono sei allenatori (Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri, Stramaccioni e Mazzarri). Se la gioia di aver trattenuto gli eroi del Triplete fu sicuramente apprezzata dalla tifoseria, dall’altra può essere considerata come punto nevralgico delle successive annate disastrose. Aver mantenuto in rosa giocatori avanti con l’età e soprattutto senza “fame di vincere” ha evidenziato una mancata pianificazione del futuro da parte del club.

La stagione 2014-2015 si aprì con una grossa novità societaria. Nell’ottobre dell’anno precedente, infatti, Massimo Moratti vendette la maggioranza societaria ad Erick Thohir, imprenditore indonesiano, che ne divenne quindi il nuovo presidente. Purtroppo con il cambio di diregenza non si ebbe la svolta sperata dai tifosi. La strategia sul mercato della nuova dirigenza fu dettata fondamentalmente da un bilancio che vedeva un passivo di circa 180 milioni di euro e ricavi ridotti all’osso. Il mercato, limitato dal Fair play finanziario, ha portato comunque giocatori che risulteranno importanti per il presente come D’Ambrosio e Brozovic, ma anche giocatori che deluderanno le aspettative come Miranda, Kondogbia, Perisic e Jovetic. Il miglior risultato fu il quarto posto nella stagione 2015-2016, ultima annata del magnate indonesiano che decise di vendere il pacchetto di maggioranza al Suning Holdings Group, con a capo della società neroazzura il giovane Steven Zhang.

La nuova dirigenza cinese, dopo un primo anno caratterizzato da una certa confusione tecnica, con Mancini dimissionario a pochi giorni dall’inizio del campionato, e da oltre 150 milioni di euro spesi per i vari Candreva, Joao Mario e Gabriel Barbosa, decise di affidare la squadra all’ex allenatore della Roma Luciano Spalletti. I due anni di gestione da parte del tecnico toscano hanno portato al ritorno in Champions League dopo i sette anni di assenza. Fuori dal campo, invece, l’ultimo biennio è stato caratterizzato da continue tensioni con la società e giocatori. Dal caso dell’esclusione di Nainggolan contro il Napoli, voluto proprio dal tecnico fiorentino, fino alla frattura con Mauro Icardi. Con l’argentino l’inizio dello strappo divenne di dominio pubblico in seguito all’assegnazione della fascia da capitano a Samir Handanovic e al paventato dolore al ginocchio lamentato dal bomber rosarino. La gestione da parte del tecnico non fu delle migliori, con proclami alla stampa e continue tensioni con la società, rea di non supportarlo pubblicamente. Probabilmente il tecnico toscano non ha fatto tesoro dell’esperienza sulla gestione dello spogliatoio dopo il “caso Totti” alla Roma.

L’Inter di Marotta e Conte, stagione 2019-2020: pronti al riscatto?

La stagione in corso vede l’Inter tra le favorite del campionato. Questo perchè sembrerebbero risolti i problemi che hanno attanagliato negli ultimi anni il quadro gestionale societario. Ad oggi, infatti, con una presidenza in grado di disporre di cifre importanti, dirigenti con mentalità ed esperienza e, non ultimo, con l’approdo di un tecnico come Antonio Conte, sembrerebbero esserci le premesse ottimali per assistere ad una nuova alba di futuri successi. Risolti i casi spinosi di Nainggolan, Perisic e Icardi, il mercato estivo ha portato alla Pinetina giocatori di assoluto valore: Godin, Lukaku, Sanchez. Inoltre, l’inversione di tendenza è rappresentata dalla scelta di puntare sui giovani talenti italiani: Sensi, Barella, Politano, Bastoni, Di Marco, il baby Esposito e il rientrante Biraghi, per un’Inter che vuole tornare ad essere Made in Italy. I giocatori stranieri infatti sono attualmente 13 (48,1% fonte TransferMarkt) con una età media di 27 anni. Questo è il mix perfetto che coniuga esperienza e gioventù, valorizzando anche il prodotto della primavera e i giovani calciatori italiani.

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