16 Ottobre 2019 | 13:51
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Juventus, Villar Perosa e le radici bianconere: quando il tempo si ferma

JUVENTUS – Ci sono poche società che possono vantare una continuità con la propria storia passata, una di queste è la Juventus. Acquistata dalla famiglia Agnelli nel 1923, i bianconeri – che allora avevano ancora lo stemma reale dei Savoia cucito sul petto – non hanno mai cambiato proprietà: sempre legati agli Agnelli. Una storia che si rinnova ogni anno, da 96 anni. Perché Villar Perosa trascende i confini del calcio: è una festa popolare in cui il tifoso si riconosce. L’edizione 2019 dello storico ritiro è terminata con una vittoria della Juventus A che ha battuto per 3-1 la Juventus B. Doppietta di Dybala e gol di tacco spettacolare di Cuadrado, mentre il momentaneo pareggio dei giovani allenati da Lamberto Zauli è stato determinato da un’autorete di Demiral. Ronaldo e de Ligt out, ma niente di preoccupante.

Villar Perosa, la prima volta nel 1931: le origini del mito

Era il 13 settembre del 1931 e l’Italia, giusto per intenderci, era ancora una monarchia e Mussolini era stabile al governo da 9 anni, mentre in un paese della Val Chisone Giovanni Agnelli, presidente della Juventus e della FIAT, ebbe un’idea. Dato che erano passati 25 anni dalla fondazione della RIV – altra azienda del senatore che produceva cuscinetti a sfera -, il presidente decise di fare una grande festa. Per l’occasione infatti fece giocare la sua squadra, fresca campione d’Italia, contro la Pro Vercelli, che allora era una vera e propria corazzata capace di vincere 7 scudetti in 12 anni. L’amichevole la vinse la Juve per 5-0. All’epoca il nipote del patron bianconero, Gianni Agnelli, aveva appena dieci anni e nessuno avrebbe mai pensato che sarebbe diventato l’Avvocato.

Il mito di Villar Perosa parte dunque da quel giorno, data in cui ha inizio una tradizione mai interrotta. Dal magico ritiro sono passati tutti i grandi della Juventus: Sivori, Zidane, Del PieroBaggio, Pirlo, Tevez, Trezeguet, Inzaghi; insomma, se sei un giocatore bianconero devi capire una cosa: tu sei solo di passaggio, la storia del club resta. Ecco perché persino Cristiano Ronaldo, il Dio del calcio contemporaneo, è sembrato solo un ingranaggio di questo grande raduno che appartiene solo al popolo e non ai miliardari. Come una festa patronale, ogni anno la società degli Agnelli parte da questo ritiro, senza il quale la stagione non può partire: Villar Perosa è un passaggio obbligato.

Andrea Agnelli, il ragazzo predestinato che è diventato “Torinese dell’Anno”: la Juve è in ottime mani

Nipote dell’Avvocato, la Juventus del presente non poteva che passare da lui: Andrea Agnelli. Il bambino dalla folta chioma bionda che a Villar ogni anno ammirava quella sacra ricorrenza, ora ne è diventato il pieno artefice. L’attuale presidente bianconero, al contrario di quanto si possa pensare, di gavetta ne ha fatta davvero tanta. Era il 1998 e il rampollo della famiglia più ricca d’Italia iniziava infatti a lavorare per i bianconeri come assistente commerciale. Andrea Agnelli osservava, studiava, imparava, fino ad arrivare a mettere in pratica tutto e a far rinascere dalle ceneri di Calciopoli una società inguaiata. Serie B, appetibilità sui mercati inesistente, la fuga dei campioni: questi erano solo alcuni dei problemi che il quarto Agnelli alla guida della Vecchia Signora doveva affrontare. Per non parlare poi delle aspettative legate al suo prestigioso cognome. Ma Andrea Agnelli ha spiazzato tutti: la Juventus vince da 8 anni consecutivi la Serie A, è la società calcistica più ricca dello Stivale. La strada percorsa è stata tanta e lungo è il cammino che il quarantacinquenne torinese ha ancora davanti; intanto però è proprio la Camera di Commercio di Torino che ha eletto Andrea uno dei torinesi dell’anno. Buon sangue non mente.

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