Home Serie A notizie Juventus Sarri: che la Juve dia spettacolo, ma senza dimenticarsi del proprio DNA

Sarri: che la Juve dia spettacolo, ma senza dimenticarsi del proprio DNA

SARRI- Alzi la mano chi, durante l’anticipo tra Juventus e Napoli di sabato sera, è riuscito a rimanere incollato al divano senza sussultare. Quella tra le due “prime della classe” è stata una gara al cardiopalma, una sfida non certo per “cuori deboli” come si era soliti dire una volta.

C’è chi l’ha definita una partita “all’inglese”, con tanti gol e dall’esito incerto fino all’ultimo. E in tribuna, all’ “Alianz Stadium“, c’era uno che di Inghilterra dovrebbe ormai intendersene: Maurizio Sarri, nuovo “messia” del popolo bianconero, cui di certo non avranno giovato i brividi che i suoi gli hanno fatto correre lungo la schiena quando, nell’arco di soli 15 minuti (dal 66′ all’ 81′) il Napoli aveva riacciuffato una partita che tutti consideravano, oramai, morta e sepolta. Un’occasione d’oro per tutti coloro i quali (non pochi, a dire la verità), avevano accolto con scarso entusiasmo l’arrivo del mister a Torino: poco adatto allo “stile” della squadra e della società incapace di gestire le pressioni. Meglio sicuramente il suo predecessore, Max Allegri: meno “estetico” ma più concreto, spesso in conflitto con i propri giocatori, ma l’unico in quanto ad eclettismo e a capacità di variare moduli ed interpreti.

Juventus, Sarri ancora out
Juventus, Sarri assente contro il Napoli / @Fox Sports

Dall’altra parte Sarri: l’integralista, quello che non utilizza più di 14 uomini per il suo organico, quello che, pur facendo versare fiumi d’inchiostro sulla capacità di orchestrare alla perfezione i movimenti delle sue squadre, non ha ancora messo quasi nulla in bacheca, a parte un’Europa League. Eppure, nonostante la Juve abbia rischiato di uscire dallo stadio con ben più dell’amaro in bocca, l’ha vinta quella partita, e lo ha fatto, a dispetto dellle apparenze, senza dominare le statistiche, nè sotto l’aspetto del possesso palla (56% a 44 per gli azzurri), nè per occasioni reti create (12 tiri in porta contro 15, 7 a testa nello specchio della porta).

Circolazione palla più veloce

Se facciamo un confronto con un altro Juventus-Napoli, quello finito 3-1 per la squadra di Allegri lo scorso 29 settembre, vediamo che la Juve tira più del doppio delle volte in porta rispetto agli avversari (9 contro 4), ha un maggior possesso ( 52 a 48) e conquista il doppio dei calci d’angolo (7 contro 4). Ma, soprattutto, effettua più passaggi complessivi rispetto alla squadra di Sarri (540 contro 516). Ciò che cambia, è la rapidità di esecuzione e di palleggio: tanto per dirne una, il secondo gol di Higuain (bravo a proteggere il possesso in situazione di palla coperta), arriva in porta con appena 13 passaggi, e ben due triangolazioni (a cui partecipano sia Khedira che Matuidi), per disorientare il Napoli e crearsi i varchi giusti. La squadra di Allegri era solita, invece, costruire dal basso (con passaggi prevalentemente in orizzontale), per poi sfruttare i lanci lunghi di Bonucci Pjanic. Situazioni che spesso costringevano la squadra ad appoggiarsi alle sponde di Mandzukic rendendo difficile la gestione del possesso palla a terra. Per ciò che concerne la gestione del pallone, si può notare inoltre come la Juve tenga meno il possesso (45% di media contro il 56 di Allegri), ma come la squadra tenga il pallone nella metà campo avversaria per quasi la metà del tempo (47% contro il 42 dello scorso anno).

Juventus-Napoli

Circolazione rapida che è una delle qualità di questa Juventus. Un palleggio che è stato affinato durante le sedute d’allenamento, maggiormente incentrate sugli scambi rapidi e sui triangoli. Doti che hanno permesso alla Juventus di Sarri di essere così straripante nel primo tempo, e di uscire tra gli applausi dei tifosi, nonostante una rimonta così (da 3-0 a 3-3) non si subisse dai tempi di Zaccheroni (Siena-Juventus 3-3 del 2010).  L’abilità di pressare alto l’avversario e costringerlo spesso a liberare le marcature per seguire i portatori di palla. Dote che consente alla squadra di recuperare subito la sfera e provare a sfruttare la propria velocità, quella di Douglas Costa in particolare, per partire in contropiede. A proposito di contropiedi, la squadra di Allegri è riuscito a sfruttarne solo uno nello scorso campionato, quando Cuadrado chiuse la pratica Cagliari sul 3-1. Proprio da un contropiede, è scaturito il primo gol di Juve-Napoli. Un capovolgimento di fronte come non se ne vedevano da tempo in casa bianconera, e che mette in risalto come Sarri chieda ai suoi una certa audacia in fase difensiva, e la capacità di creare superiorità in ogni situazione di gioco.

Sincronia nei movimenti

Così come successo proprio sul corner partenopeo: ciò che ha colpito è stata la rapidità di quattro giocatori juventini nell’andare tutti incontro al pallone, già al momento del cross, così da non lasciare spazi liberi per la conclusione ad Insigne, ed avere la densità giusta per innescare la controffensiva. Allegri, dal canto suo, adottava un atteggiamento più attendista, con la squadra “schiacciata” in area pronta a fiondarsi sul portatore di palla solo negli ultimi 20 metri di campo. Difficile vedere lo stesso ordine nella Juve di Allegri, che sfruttava maggiormente le “torri“, ma, paradossalmente, subiva tanto da calcio piazzato

Centrocampo più propositivo

Una delle note più positive di questa Juve targata Sarri, è la maggiore pericolosità del centrocampo in zona gol: partendo da Pjanic, che è stato trasformato più in un “regolatore” del centrocampo che in un regista basso. La classe del bosniaco, viene spesso utilizzata per ripulire le potenziali occasioni pericolose e consentire alla squadra di riposizionarsi quando c’è da far ripartire l’azione. Khedira sembra aver riscoperto la capacità di andare al tiro, con una rete messa a segno, da fuori area, nel precampionato contro il Tottenham, e una traversa colta contro il Napoli, su un’azione ad un tocco di Ronaldo. Questo per rispondere a tutti coloro i quali, da un po’ di tempo a questa parte, ne invocano la cessione perché incapace di fare “movimento”. Il movimento lo crei se la squadra resta corta, se tutti gli interpreti sanno già cosa fare e sono sicuri, perché sanno che, sulla direttrice di passaggio, troveranno un compagno pronto a proporsi e ad intervenire. In una sola parola: quando esiste organizzazione. Nella Juve in cui, anche il “legnosoMatuidi riesce a scambiare rapidamente con i propri compagni, ricorre uno strano paradosso: Emre Can, il centrocampista più prolifico della scorsa stagione con quattro reti all’attivo, rimane malinconicamente in panchina, proprio perchè incapace di offrire lo stesso apporto alla manovra offensiva.

Più qualità in attacco, “Costa è l’uomo in più”

Douglas Costa
Juventus-Napoli ci si mette anche Douglas Costa

Da Milano a Torino, il passo è breve. La Juventus ha ritrovato la sua “pipita” d’oro, Gonzalo Higuain, potendo così colmare una lacuna pesante dello scorso campionato: un “nove” che non facesse solo a “sportellate” con i difensori avversari, ma che sapesse anche tenere palla incollata al piede in area, sfruttando ogni singolo muscolo del proprio corpo per disorientare i marcatori e attaccare la porta frontalmente. Aggirare Koulibaly come ha fatto lui non è da tutti, e Gonzalo ha dimostrato ancora le qualità che lo avevano fatto penetrare nel cuore dei tifosi. “Questo posto penso di meritarlo” ha chiosato Higuain, finito troppo presto nel dimenticatoio di tutti quelli che invocavano a gran voce la permanenza di Kean (panchinaro all’Everton) lamentando l’assenza di una punta di peso all’interno del roster bianconero.

Il lavoro in appoggio a Ronaldo, che finalmente abbiamo visto esonerato da compiti di ripiegamento, è stato dei più utili per aiutare la squadra a salire. L’intesa tra centravanti è fondamentale, soprattutto se le maglie difensive restano strette, e l’ex tandem del Real Madrid ha già sciorinato grandi giocate in allenamento. Una goduria per gli occhi di Sarri, che può lustrarsi finalmente gli occhi, e dire forse di essersi preso una buona vittoria sulla società, che Higuain lo avrebbe mandato volentieri altrove.

E se Dybala sta facendo le prove da falso nueve in attesa di integrarsi al meglio nei nuovi meccanismi, c’è un Douglas Costa quanto mai rivitalizzato dalla cura Sarri: il brasiliano è la vera arma aggiunta dell’arsenale bianconero, il calciatore che, con una sola progressione, può guadagnare molti metri di campo a beneficio della squadra. Il brasiliano, che con Allegri in panchina aveva fatto gridare all’ennesimo abbaglio della dirigenza, all’incostanza dei brasiliani etc, nella sfida ai partenopei si è rivelato essere il giocatore più pericoloso per la squadra, con 11 occasioni da gol create, 2 assist e una traversa centrata in pieno. Un giocatore ben diverso da quello imbronciato, a volte indolente, visto lo scorso anno. Lo “sputo” a Di Francesco sembrò segnare la rottura definitiva con l’ambiente Juve, e invece ora, messosi alle spalle le scorie dello scorso anno, il brasiliano si appresta a ripercorrere le orme di un Callejon che, in mano a Sarri, ha messo a segno la bellezza di 42 gol in tre anni, diventando, a tutti gli effetti, il vero giocatore imprescindibile della rosa.

La gestione del gruppo e la protezione dei singoli

Si è spesso rimproverato a Sarri di non saper ben gestire il gruppo: troppo limitato nelle scelte, si diceva, per guidare una grande squadra. Che a Sarri non piaccia cambiare più di tanto gli uomni, lo dimostrano i numeri: ben 9\11 della formazione titolare napoletana, nella stagione 2017\18 (quella del quasi scudetto), superano abbondantemente le 30 presenze in campionato. Dall’altra parte, c’è un Allegri capace di cambiare 38 volte su 38 l’11 titolare la scorsa stagione. Sintomo che l’allenatore toscano sa forse meglio adattarsi alle esigenze del momento, ma con soluzioni che appaiono, a volte un po’ troppo “forzate”: si ricordi, ad esempio, l’idea di schierare Sturaro ala sinistra, sempre nella convinzione di avere un uomo in più nella fase di non possesso.

Max Allegri

Che dire poi dei singoli? Allegri si è spesso trovato in conflitto coi “suoi” ai quali non ha lesinato critiche nei post-partita. Un esempio può essere l’appunto fatto dopo la sconfitta con l’Ajax, ai danni di Cancelo, reo di non aver saputo chiudere bene le “diagonali”. Questo perché, il tecnico livornese, si è spesso trovato a “pagare” gli errori del singolo giocatore, non avendo un assetto ben definito di gioco. Emblematico il Napoli-Juve dello scorso anno: nel secondo tempo, sul 2-0 e con un uomo in più, Pjanic si fa espellere, costringendo i suoi ad annaspare e, quasi affondare, per tutto il resto della partita.

Discorso diverso per De Ligt: sommerso dalle critiche della stampa, non una ne è arrivata dal tecnico Martusciello, che invece ne ha lodato le capacità di apprendimento ed applicazione. Ciò significa che il gruppo va oltre il singolo, e che l’errore di uno non può essere sufficiente a giustificare il tracollo di tutti.

Campanelli d’allarme in difesa: la Juve rimanga la Juve

Detto questo, c’è un dato di fatto da constatare, e che è già stato sottolineato in precedenza: la Juve, di rimonte così, non ne subisce da almeno 9 anni. Erano i tempi dei settimi posti, e la Juve crollava sul campo di Siena dopo essere stata in vantaggio per 3-0 fino all’inizio della ripresa. Durante la conferenza di presentazione, Sarri lo aveva detto a chiare lettere: “Questa squadra non deve perdere alcune delle caratteristiche della squadra di Allegri”. E quali sono tali caratteristiche? La capacità di gestire, di uccidere partita ed avversario quando arriva il momento. Una tattica più mortifera che soporifera, che ha permesso ad Allegri di vincere in scioltezza cinque campionati.

La Juve è la squadra che ha subito meno gol nell’arco di questi 8 campionati (appena 192), ed è inoltre la squadra che, nello scorso campionato, ha subito meno tiri da dentro l’area di rigore (48%) e meno tiri da dentro l’area piccola (solo il 5%). Già contro il Parma, invece, i ragazzi di Sarri avevano concesso tre volte il tiro dentro alla propria area agli avversari, sintomo di una squadra che rischia di farsi trovare sbilanciata e di non essere reattiva nell’accorciare immediatamente sui contrattacchi avversari. Eppure, la Juventus di Sarri qualcosa di quella d’Allegri lo ha conservato: la tendenza a subire gol da calcio piazzato: già due in altrettante gare in questo campionato, erano stati 6 quelli subiti da Allegri nella scorsa Champions League.

Cristiano-Ronaldo-Juventus

Già, la Champions: quella coppa “maledetta” che tutti i tifosi bianconeri bramano e che, a dispetto dei pronostici, l’anno scorso gli è stata “scippata” proprio da un’incornata di quel “golden boy” di cui sopra: Matthjis De Ligt. Il nome dell’olandese rieccheggia ancora nella mente con il “ragazzino” capace di giganteggiare tra Sandro ed Emre Can (non certo dei pigmei) De Ligt punisce e poi “tradisce”?….Presto per dirlo, è certo che i due errori visti col Napoli pesano ma, come detto, Sarri sembra aver messo sin da subito il collettivo in primo piano, e sarà pronto a far assorbire all’olandese l’onda d’urto della “grande squadra”. E se i campionati vengono vinti dalle migliori difese, in Champions la musica cambia, dato che, tanto per dirne una, le semifinali delle ultime tre edizioni hanno fatto registrare ben 44 gol in 12 gare: una media da 3,7 gol a partita che farebbe rabbrividire qualsiasi amante degli schemi e dei tatticismi.

La Juventus ha in rosa uno dei migliori marcatori della storia recente di questa competizione (sei volte capocannoniere), e può contare su un altro dato piuttosto interessante: dal 2009\2010 sono ben otto le squadre ad aver trionfato schierando un tridente in campo (solo il Chelsea nel 2012  e il Bayern nel 2013 avevano Drogba e Mandzukic unici terminali offensivi). Con 17 occasioni da gol create nell’arco di 2 match (in media 8 a partita), la strada tracciata sembra essere quella giusta. Se poi si riflette sul fatto che, contro il Parma, Sarri abbia imposto ai suoi un gioco più attendista, si può già comprendere he, quel famigerato “integralismo” di cui parlavamo all’inizio, è forse un’etichetta affibbiatagli troppo frettolosamente. L’ex tecnico di Chelsea e Napoli, anche se siamo solo all’inizio, ha già dimostrato di saper adattarsi all’avversario, una capacità nella quale Allegri era maestro.

Juventus-napoli
Juventus-Napoli è sfida scudetto

Ciò che distingue i due, a nostro giudizio, è che la Juve dello scorso anno appariva in un certo senso “costretta” a subire l’avversario per mancanza di idee e alternative. L’impronta di Sarri, invece, si è intravista in un collettivo che, anche nel maggior momento di difficoltà, non si è ritratto nella propria area di rigore a tentare di difendere lo striminzito vantaggio, ma ha, in un cero senso, “suonato la carica” facendo tremare la traversa della porta difesa da Meret, sulla bordata dalla distanza calciata da Costa. Una squadra mai doma, e che non ha mai paura di affrontare l’avversario a viso aperto, dunque. La solidità difensiva, tuttavia, è stata, da sempre, una caratteristica essenziale del DNA bianconero. Una solidità che la Juventus deve riuscire assolutamente a rimanere intatta se non, consolidare ulteriormente, se vuole cambiare aspetto (rendersi più propositiva) senza cambiare abitudini (fare incetta di trofei). “Chi vuole divertirsi, che vada al circo“, diceva un vecchio guru; ma il Sarri-show è durato appena un’ora.

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