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Lazio, Durmisi svela i retroscena dell’infortunio: “Il 2019? Il mio anno”

Lazio, Durmisi svela il calo del 2018, colpa di un infortunio mal curato alla schiena

LAZIO DURMISI INFORTUNIO / La cosa principale per un atleta è quella di prendersi cura del proprio corpo, lo strumento con cui vive e lavora insomma. Riza Durmisi ha imparato a sue spese questa lezione. Lo ha raccontato alla testata danese B.T. Nyheder in un’intervista. Calo drammatico nel 2018, anche perchè l’infortunio non gli permette di allenarsi in maniera continuativa con il suo Club.

Il 2018: l’anno peggiore della carriera

Durmisi racconta di come l’anno appena concluso sia stato il peggiore della carriera fino a questo momento, in cui le uniche note positive sono state il piazzamento in Europa League con il Betis, il gol contro il Siviglia in Liga e il passaggio durante l’estate alla Lazio. Ammette che questo infortunio arriva dal periodo in Brøndby, praticamente a inizio carriera per il danese. Erroneamente scambiata per una cosa passeggera, nel 2018 si è rivelata quasi invalidante. Qui panchina prolungata e salto a piè pari della Coppa del Mondo. Poi l’arrivo tra i laziali e un nuovo infortunio al gomito.

Un infortunio alla schiena trascurato troppo e le siringhe

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Un elefante nascosto dietro ad un dito. Perchè tutti, nei vari Club in cui ha giocato, sapevano del problema, come fisioterapisti e medici del Betis e della nazionale danese, per cui ha fatto di tutto per essere presente al Mondiale. A soli 24 anni, ha preso l’abitudine alle siringhe: nel 2016 iniezioni dirette nel ginocchio degli antidolorifici per poter giocare contro la Polonia, lo stesso tre giorni dopo con il Montenegro, di nuovo con un’iniezione.

Il primo crollo a cause di siringhe e trascuratezza

Nel settembre 2016, l’inizio del declino. Dopo la prima partita con il Betis una caduta inspiegabile davanti casa. Troppe iniezioni e antidolorifici hanno debilitato il fisico, che aveva bisogno del giusto tempo per guarire dagli infortuni. Ma Durmisi ha continuato a forzare la mano: solo un mese di stop, per poi tornare il Nazionale. La consapevolezza del danese è quella di essersi rovinato da solo, costretto a giocare con i tape sulla schiena, quasi come per rimanere tutto insieme e non perdere pezzi in giro. Iniziando con il Betis, nuovamente viene messo da parte il problema, sacrificato per una stagione esplosiva: a 22 anni è considerato uno dei migliori giocatori della Liga.

Il secondo crollo e la svolta

Il prezzo del successo è stato alto però, con un 2017 giocato dolorosamente e un 2018 da incubo. Una gamba alla metà delle prestazioni iniziali e un fisico che ha risentito di tutte le scelte sbagliate del giovane calciatore. Ora, la voglia di sistemarsi e di rendere il 2019 il suo anno e iniziare a giocare davvero alla Lazio. A Siviglia uno specialista sta cercando di rimetterlo in piedi, a scapito delle ultime partite con il Club italiano, per trovare una soluzione all’infortunio che ormai da due anni lo accompagna. Di sicuro una cosa l’ha sistemata: ha abbandonato gli antidolorifici.

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