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Napoli, scoppia la grana Milik: Ancelotti cerca conferme

La truppa di Ancelotti ha già incoronato Mertens, ma il polacco vuole la consacrazione

NAPOLI MILIK ANCELOTTI / Le difficoltà di Arek Milik non sono più una sorpresa. L’attaccante comincia a far sorgere i primi dubbi nell’ambiente partenopeo, orfano di Higuain e di Edison Cavani, prossimo avversario della compagine di Ancelotti. Già in estate, del resto, i tifosi avevano chiesto a gran voce l’acquisto di una punta in grado di ridurre il gap con la Juventus, capace di ingaggiare Cristiano Ronaldo a suon di milioni. De Laurentiis, dal canto suo, aveva le idee chiare: Mertens, Milik e Inglese dovevano bastare per inseguire la squadra bianconera. Il patron non ha mai amato il sensazionalismo, soprattutto quello della tifoseria: ai sogni dei supporter ha sempre preferito l’investimento e la progettualità. Proprio a Dimaro, il “presidentissimo” aveva parlato chiaro: “Cavani non lo prendo e non lo prenderò. Per i goal c’è Milik”. Fiducia incondizionata, dunque.

Napoli, grana Milik: scoppia il caso

NAPOLI MILIK / Milik, però, è arrivato a Napoli nell’agosto del 2016 con addosso un’eredità assai pesante. Non ancora un campione, eppure più di un investimento – non fosse altro che per il prezzo del cartellino: 32 milioni di euro (più uno di bonus) – Arek non sembrava essere nato per appagare la fantasia dei tifosi. Poi, la partita con il Milan, la doppietta, da vero attaccante d’area, e i primi cenni di soddisfazione. Ecco, si dice a Napoli, abbiamo un bomber.

A Sarri, Milik piace molto: lo butta nella mischia e il numero 99 ripaga ampiamente. Al tempo, Mertens era un talentuoso subentrante, un genio degli ultimi trenta minuti e, non ancora, il formidabile attaccante di questi tempi. Poi, nel corso di Polonia – Danimarca, ecco che il legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro fa crack. Il bollettino medico di Villa Stuart, a Roma, condanna il Napoli e mette in crisi Sarri: i mesi di stop saranno addirittura sei.

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Arek Mili, centravanti del Napoli

Il Milik di allora sembrava imprescindibile: forte, quasi statuario, abile di testa, dotato di tecnica, nemmeno troppo statico a dispetto della stazza. Poi, la storia di una riabilitazione lunga e di un exploit in salsa belga: Mertens diventa un numero nove forte e inatteso. Milik torna. Torna piano, complica la paura di un nuovo infortunio. Scala nelle gerarchie, dietro Mertens, ma non si arrende. A Ferrara, nell’incredibile rimonta firmata Faouzi Ghoulam, però, il destino è beffardo: questa volta a fare crack è il legamento crociato anteriore del ginocchio destro. Nuovo dramma, nuova tragedia, tanto più che questa volta il polacco deve vedersi ricostruire una parte del menisco. Il ritorno in campo è privo di qualsiasi attesa: il pubblico partenopeo stima il polacco, ne riconosce i mezzi, ma non crede nella sua integrità fisica. Milik non stupisce più: segna un goal al Chievo, ma non è decisivo, al netto di un’instancabile volontà.

E poi, alla fine, arriva lei: l’estate. De Laurentiis, che avrebbe voluto mandare il calciatore al Chievo in prestito a Gennaio (un anticipo per l’arrivo di Inglese alla corte di Ancelotti) ne esalta qualità e potenza. Fa cieco affidamento sul bomber polacco, ma i tifosi storcono il naso. E che dice De Laurentiis? Niente, sorride. Anzi, rincara la dose: Ancelotti si è innamorato di Milik, altroché.

Le prime giornate di campionato sembrano dare ragione al presidente e al nuovo allenatore, tanto più che Mertens sembra spento, intorpidito dalle fatiche mondiali. Eppure, quando tutto sembra funzionare, appena Milik si inceppa, arriva Mertens. Il belga incanta, Milik fatica.

Napoli, Milik non basta: serve un vero bomber?

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Neymar, attaccante PSG domani in campo contro il Napoli di Champions

NAPOLI CHAMPIONS LEAGUE PARIS SAINT GERMAIN / Domani, nella super sfida contro il Paris Saint Germain di Mbappé e Neymar, Milik guarderà la sfida dalla panchina. E i dubbi ricominceranno, più forti che mai: serve un bomber?

Forse che sì, forse che no: Arek Milik, risorto da due tremendi infortuni, ha bisogno di tempo, tanto più che ha conosciuto il campionato italiano a sprazzi, non riuscendo mai a completare una stagione intera. Quest’anno, però, ha già trafitto i portieri avversari sei volte, in quasi novecento minuti giocati. Non male, certamente. Quello che stupisce è che, ancora, il ragazzo non abbia fatto breccia nei cuori partenopei, così algido nelle dichiarazioni, così misurato in campo: la stoffa, però, c’è.

E domani, da subentrante, Milik proverà a cucirsela addosso. Per vestirsi, finalmente, da Re.

 

 

 

 

 

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