Hitzlsperger - Rsi
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Voglio fare il Calciatore!

Calciatori Gay Reato Segreti / Il calcio, che passione. Si seguono i mercati fino a diventare più esperti dei procuratori, si esulta, si tifa, si fanno follie. Ci si tatua gli stemmi delle squadre sul corpo o si cade nella scaramanzia, cercando di aiutare i propri club del cuore in tutti i modi. Poi ci sono loro, i calciatori. I protagonisti del lavoro dei sogni, ogni bambino ci è passato ad una certa età: Cosa vuoi fare da grande? Il Calciatore!

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Uno sport da uomini…

Quindi li amiamo, li veneriamo come divinità dalle vite dorate, le mogli bellissime, i conti in banca inimmaginabili. Viviamo le loro vite attraverso i social: perfette rappresentazioni dell’artificiale, della tendenza, del mercato dell’immagine che viaggia a velocità allucinanti da un hashtag, a una foto, un breve video, un tweet. Un mondo che fino a qualche anno fa è sempre stato solo appannaggio del mondo maschile: lo sfogo, lo svago, la passione oltre la quotidianità e la famiglia. Prima per l’agonismo sportivo, ora sempre di più per gli scoop, gli scandali, le focose compagne. Certo è che un punto si è sdoganato. Le donne nel calcio ci sono entrate, anche con dei ruoli di tutto rispetto, anche se fanno discutere.

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Un’ambiente che ha pregiudizi: l’omosessualità non esiste: se no non si lavora

Appunto perchè il contesto richiama una certa machistica ammirazione che ha regole precise, certi temi sono ancora tabù. L’omosessualità è ancora una di queste, pur essendo nel modernissimo e liberissimo 2019. Il primo calciatore di una certa fama a fare outing è stato l’ex centrocampista di Lazio, Aston Villa, West Ham ed Everton: Thomas Hitzlsperger. Il tedesco ha raccontato durante una recente intervista cosa sta dietro al fenomeno dei calciatore tutti etero e “sciupafemmine”. Sono gli stessi procuratori a consigliare di non uscire allo scoperto. La paura è quella di perdere di appeal e interesse da parte dei tifosi, che ovviamente si divideranno in aperti di mentalità e offensivi. Oggi The Hammer incoraggia i calciatori gay a non nascondersi, perchè in una maniera o nell’altra gli insulti arrivano prima o poi, anche per altri motivi.

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I calciatori gay si vergognano e possono perdere tutto

Radja Nainggolan qualche mese fa aveva sollevato il problema, sottolineando durante un’intervista in un’emittente belga la situazione difficile. Se i giocatori si dichiarassero, spiega l’interista, direbbero addio alla carriera. Si vergognano perchè il binomio calciatore-bella donna è la regola. Il centrocampista nerazzurro conosce bene la situazione: la sorella è omosessuale dichiarata. La cosa lo ha reso testimonial di una tematica tanto delicata quanto ignorata dal mondo calcio, soprattutto italiano.

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Nella storia pochi esempi di coming out: la tragica storia di Justin Fashanu

Il primo calciatore a dichiararsi gay, ai livelli alti delle Leghe, è stato Justin Fashanu, nel 1990. Ex centrocampista di Manchester City, Notts County e West Ham, vide dopo l’atto la sua vita andare in pezzi. Rinnegato pubblicamente dalla famiglia e insultato dall’istituzione Brian Clough, allenatore al Nottingham Forest. La comunità nera britannica valutò l’azione di Fashnau come svergognata, un affronto. Totale: fine della carriera calcistica di Fashnau e inizio della fine. Trasferitosi negli Stati Uniti a metà anni ’90 riuscì a trovare lavoro come allenatore di una squadra del Maryland ma si suicidò, anche dopo uno scandalo legato ad un presunto stupro nel 1998.

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Il caso americano di Robbie Rogers

Il calciatore americano Robbie Rogers ha 27 anni quando decide di lasciare il calcio giocato, nel 2014, a causa di un gravissimo infortunio al ginocchio quando militava nei Leeds United. Alla conferenza stampa per annunciare il ritiro, la sorpresa: coming out. Nell’occasione ha rivelato di non aver potuto uscire allo scoperto per paura di ricevere lo stesso trattamento di Fashnau. Anni vivendo la vita di un altro, insomma, sopportando spesso e volentieri battute a sfondo sessuale rivolte all’omosessualità, quando nessuno si immaginava lo stato d’animo del giovane.

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Spagna ’82: l’omosessualità in Nazionale, per scherzo della stampa, strappa un velo

Il caso Rossi-Cabrini durante quel mondiale, partito per scherno dalla stampa di casa, strappò un velo sulla possibilità della presenza di omosessuali nel mascolino sport nazionale. Non è mai ancora successo che un calciatore italiano si dichiarasse. Se lo ha fatto è stato nascosto per bene.

 

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