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Koulibaly Napoli / shutterstock.com

Inter-Napoli: quando il razzismo toglie credibilità al calcio

INTER NAPOLI RAZZISMO CREDIBILITÀ CALCIO / Una delle pagine più buie della storia recente del nostro calcio non può essere voltata senza la consapevolezza di aver perso la bussola, ormai da troppo tempo, senza avere nessuna intenzione di rimediare. Questo è stato Inter-Napoli.

Inter-Napoli poteva essere ricordata tanti modi diversi. Poteva essere una partita indimenticabile per tutti i motivi che normalmente legano al pallone l’emozione di migliaia di persone che vanno allo stadio. Invece l’unica emozione che è trionfata a San Siro è la più abietta di tutte: l’odio.

Come si può parlare della traversa di Icardi dopo appena tre secondi di gioco. Non si potrà più fare riferimento al salvataggio clamoroso di Asamoah a pochi minuti dal termine della partita. Sarà del tutto superfluo menzionare il tocco decisivo per l’1-0 di Lautaro Martinez.

Tutte le bellezze del calcio e di questa partita lasceranno terreno al ricordo dell’odio che si è respirato in quel settore della tribuna dei San Siro. Oppure sarebbe stato meglio non ricordare nulla di questo Inter-Napoli.

Avremmo potuto dare credibilità a questo sport e alla sua declinazione nostrana se solo l’arbitro Mazzoleni avesse fatto la scelta giusta, finendo inevitabilmente a compiere esattamente l’opposto. Non la sospensione della partita, ma quella di Kalidou Koulibaly.

Come si può dare credibilità ad un’azione simile? Come si può credere che tutto questo abbia qualcosa a che fare con lo sport? È veramente un’ingenuità pensare che questi episodi siano solo frutto di uno strano caso? C’è del disincanto nel credere che assistere a certe scene durante una partita di calcio sia semplicemente un errore?

Inter-Napoli: niente dignità, niente Serie A

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INTER NAPOLI DIGNITÀ SERIE A / Come ribadito da Carlo Ancelotti nel post-partita, la gara andava sospesa, per il bene di tutti. Il Napoli avrebbe perso a tavolino, ma sarebbe stata la sconfitta più dignitosa della storia della Serie A.

Si, perché “Serie A” e “Dignità” non fanno solo rima. Non è solo l’assonanza a legare due termini che dovrebbero convivere e abbracciarsi ogni volta che si scende in campo.

Continuare a parlare di goal, fuorigioco, fallo, giallo, rosso non ha senso se a tutto questo non è accompagnata dalla tolleranza e dl rigore. L’arbitro Mazzoleni avrebbe potuto dare questo segnale ad una Nazione intera, ma così non è stato.

Come ribadito anche da Giacomo Mazzocchi nell’editoriale di sportpolitics.it, il fischietto di Bergamo ha scelto l’opzione meno valida tra quelle a disposizione. La meno tollerante, la meno lucida.

Il Var non dovrebbe essere strettamente legato alle azioni di campo. Tutte le telecamere e microfoni che addobbano gli stadi dovrebbero essere la naturale protesi della verità. E della dignità. Mazzoleni avrebbe potuto compiere un’operazione coraggiosa, ma non l’ha fatto.

Non cerano le condizioni per continuare. Non dovranno più esserci le condizioni per continuare. Inter-Napoli è solo un allarme tra le mille spie rosse che lampeggiano e ci segnalano che la tolleranza sta svanendo. Basta ammirare alcuni esponenti del “nostro” Governo per capirlo.

Come possiamo sorprenderci di ululati e schiamazzi da bar verso un uomo di colore su di un rettangolo verde? Dall’altra parte del mondo c’è un altro uomo di colore, su di un rettangolo verde. Di certo il primo avrà più privilegi del secondo.

Il primo uomo di colore è una superstar, conosciuto da tutti, capace di fa divertire ogni domenica un gruppo di innamorati di questo sport e dei suoi colori. Il secondo uomo è solo l’ultimo ingranaggio di una catena infinita che non gli garantirà la dignità di cui abbiamo parlato prima.

Mazzoleni avrebbe potuto dare un segnale al primo dei due uomini di colore, ma anche al secondo, e a tutte le persone presenti allo stadio o davanti alla televisione. Così non è stato. L’Italia avrebbe potuto dare un segnale forte a San Siro, all’Italia, all’Europa.

Un segnale di dignità. Che non fa più rima con Serie A.

 

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