Lo sport nell’Europa Centrale: i differenti approcci dello Stato

I modelli differenti di approccio alle attività sportive nell'Europa centrale nella parole di Nicola Porro, docente di Sociologia

Ragazzi in palestra
Il diverso approccio dei singoli Stati al mondo delle attività sportive / Foto Cronache della Campania

Europa dello sport: il modello centro-europeo e le differenze tra Stati

Viaggio nell’Europa dello sport: continua il lavoro di SportPolitics e di Nicola Porro, sociologo e docente universitario, presidente dell’Uisp dal 1998 al 2005, autore di libri che trattano la Sociologia nel mondo dello sport.

Si parla questa volta del Modello dell’Europa Centrale, coinvolgendo dunque Francia, Germania e Benelux. “Il regime di Stato sociale che la letteratura economica definisce di Welfare conservatore-corporativo è rinvenibile” in Germania, Austria, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo e nel modello sportivo centro-europeo. Dice Porro: “Nella sfera dei diritti sociali e della previdenza lo Stato attenua, ma non annulla, la dipendenza dal mercato delle attività economiche e delle pratiche sociali di interesse prevalentemente pubblico”. Come è lo sport.

E ancora: “Lo Stato non assolve funzioni di intervento sociale diretto, finanziando enti dedicato allo sport per tutti. Né persegue politiche pubbliche marcatamente liberiste e orientate al mercato”. Si differenzia quindi sia dal modello scandinavo sia da quello britannico.

Modello Centro-Europeo, lo Stato ha un ruolo para-istituzionale

Lo Stato non si sostituisce agli effetti regolativi del mercato “aggredendo” le diseguaglianza di status, classe e genere. “Le istituzioni specializzate assolvono con relativa efficienza le funzioni sussidiarie sia rispetto al campo economico sia alle reti famigliari”.

Nel modello centro-europeo troviamo politiche di concertazione tra governi, poteri territoriali (che si notano in particolare in Germania e in Belgio più che nei Paesi Bassi e in Francia) e parti sociali. “L’incentivazione allo sport fa parte dei programmi e delle pratiche di autogestione che assegnano un ruolo molto importante alle organizzazioni dei lavoratori e alle reti di animazione locale”.

Dalla Francia ai Paesi Bassi: le differenze tra Stati

Se la Francia ha un ministero dello Sport autonomo e riproduce una forte spinta dirigistica, la Germania fa compiti specifici alle diverse regioni, i Lander. In Belgio convivono oggi contesti sub-nazionali: la Vallonia, le Fiandre, la Regione metropolitana della capitale Bruxelles e la Comunità di lingua germanofona. Esistono dunque diversi tipi di organizzazione dello sport. Infine, nei Paesi Bassi, troviamo un sistema misto: c’è il coordinamento dello Stato e l’assegnazione alle scuole delle politiche di avviamento alla pratica. Troviamo l’associazionismo d’ispirazione protestante, quello cattolico, le organizzazioni sindacali e della sinistra.

Eurobarometro 2017 ha assegnato al Lussemburgo, al Belgio e ai Paesi Bassi il maggior numero di praticanti attività sportive in rapporto agli over 15. Siamo intorno al 70%. In Germania scendiamo al 62% e in Francia addirittura al 54%. Decrescenti rispetto al passato.

 





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